"la fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice" (pino cacucci)
una e mezzail treno è fermo in mezzo alla campagna e venti metri da una stazione sfigata.
in fondo al paesaggio si vede un cimitero, guardo il cartello della stazione e guardo il cimitero.
non ne ho la certezza matematica, ma in quel cimitero dovrebbero essere sepolti i miei nonni paterni.
dovrebbero.
il treno non andava nè avanti nè indietro.
è passata la capotreno e le ho chiesto se era possibile scendere. la domanda di per sè fa quasi ridere, intendo. scendere da un treno in mezzo alla campagna. idea scema (
ma perché piuttosto non te ne sei andata al mare?). ma tanto io che cazzo ci faccio a milano di pomeriggio? perché ho preso un permesso? perché non posso percorrere quella strada chiara in mezzo ai campi verdi e togliermi sta curiosità?
"non si può scendere, stiamo dando la precedenza a un eurostar".
e così son tornata a milano. a farmi domande ancora più idiote.
(fine)