"la fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice" (pino cacucci)
potrei dire un sacco di cose sullo spettacolo di beppe braida allo zelig.
potrei.
non ne ho un cazzo di voglia. non ne vale la pena.
sperando che la cosa abbia un senso abbastanza chiaro di quello che penso del cabaret teatro-televisivo italiano, della banalità dello zelig, della piccolezza di quelli che rubano (e si fanno rubare) le battute. delle battute di bassa lega.
del pubblico che applaude quando con tre banalità l'attore del momento cerca di cancellare con il gomito della camicia tutte le minchiate che ha appena detto, incurante di tutto, cercando di strappare un minimo di coerenza.
e non è colpa mia se ho riso solo 10 minuti, mentre diceva cazzate sui mille trucchi per un orgasmo felice. ridevo chiedendomi chi dei presenti in sala stesse prendendo appunti.
che io ormai ho già issato bandiera bianca, mentre secondo me c'è chi si chiede il perché del mughetto e del bergamotto. e probabilmente non lo saprà mai.
ma del resto sono cabarettisti, e si sa. credono di essere dei e sono gran minchioni.
noi per primi.
(d.c.)