Tentativi di Fuga

"la fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice" (pino cacucci)

martedì, luglio 12, 2005

 

milano di notte, in bici

con il presente iniziamo una serie di post sulla metropoli. soprattutto sulla metropoli di notte. ma non solo.
caso vuole che questo post sia anche un post un po' lungo e un po' gnégné (soprattutto lungo), in cui si mischiano cose vere e cose false. ma con una sola certezza: le puttane - i ciclisti - li guardano storto, veramente storto.
andiamo a cominciare...


mangiamo un kebab e ci mangiano le zanzare, fuggiamo via. andiamo via. festeggiamo l'ultimo giorno di lavoro, scappiamo, facciamoci portare via. ma prima compriamo due o tre magliette combattenti, compriamo la borsa che mi piace tanto. tu non mi vuoi comprare la borsa che eppure tanto ti era piaciuta perché ne fai una questione di principio. ok, non importa. andiamo via, andiamo a casa.
e pedaliamo e talvolta ci fermiamo. io pedalo veloce, più veloce di te. ogni tanto penso che sia lo specchio di quello che siamo. io corro, tu rallenti. quando stacco troppo tu fai drin drin e mi richiami all'ordine. non correre, ascoltare tutto, anche il pavé. e milano di notte.
viale scarampo in bici è da folli. poi la fiera, in cerchio intorno raggomitolandosi. un pezzetto di ciclabile, poi vincenzo monti. la caserma.
qui una volta mi ci hanno portato seduta sul manubrio.
poi via venti settembre, gli alberi e le ville.
conosco alcune case qua attorno, della gente che abita in queste regge che noi non ci potremo mai permettere. qui avevano lo studio mio nonno e mio padre, io ero piccola, questo è il mio asilo, là in fondo sermonti.
il naso all'insù. io rallento. non abbiamo fretta. drin drin.
poi via carducci, le macchine che ci passano affianco, io un po' mi spavento. ma va tutto bene, facciamo drin drin, talvolta all'unisono. e le vie dietro la conca del naviglio sono piene di locali, di posti che io non avevo mai visto. e ci fermiamo all'autofficina.
se non confondo i nomi, me ne aveva parlato f. e una volta volevamo venirci con m. ma non sapevamo dove fosse....
iniziamo a chiacchierare con i vicini, tu mi racconti del viaggio che stai per fare e io sono sinceramente entusiasta della tua emozione e sono fottutamente invidiosa di quello che stai per fare. metto da parte l'orgoglio e sdraiata sul cemento, con la testa a ciondoli e un pergolato al posto del cielo, ti faccio una promessa che non so se potrò mantenere.
chissà se tu manterrai le tue...
poi torniamo in pista, avanti fino alla circonvallazione interna. è il mio pane quotidiano, il mio itinerario per andare a lavoro, il mio pellegrinare noioso e incostante. di questo asfalto conosco i granelli, le curve - anche quelle dolci, le cedevolezze, potrei fare questi 500 metri a occhi chiusi.
mi alzo sui pedali, mi volto, ti cerco, mi dimentico di non avere le luci. drin drin. mi fermo, ti aspetto. ripartiamo, insieme. entriamo nella viette dietro piazza missori, alcune di queste non le conosco proprio. e ci sono case ancora coi segni dei bombardamenti, piccoli sagrati con chiese maestose, barocche, imponenti.
entriamo in una vietta, una macchina ci fa il pelo. un altro ciclista ci sorride. piazza missori. i semafori che lampeggiano. stiamo pedalando da un'oretta, forse qualcosa di più. e non abbiamo fretta. mai fretta. i tuoi drin drin sono sempre meno.
qui talvolta pranzo, questo è il mio parrucchiere...
e poi su un'altra viuzza, ricordi da condividere, una mia noiosa presa di posizione, drin drin. non correre. poi un posto che amo, poi tu che mi racconti della tua collega che sta per sposarsi. altro vialone, poi svolta, poi dritti, poi svolta, piega la bici e procedi. pedala. già, tu pedali senza mani, io che non ce la faccio visto che ho la borsa a tracolla. e ci guardano le vetrine. le luci, le strade, ci guardano anche le puttane.
e facciamo i bambini che si tirano la fuga a vicenda. prima pedali tu veloce poi io, i semafori, i motorini, le macchine. lo spartitraffico.
fatti prendere, mi faccio prendere. e fra una risata, un sorriso e un sacramento, siamo a casa.
e adesso anche milano può dormire. drin drin.

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