"la fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice" (pino cacucci)
che non è un pi greco ubriaco, ma una delle cose che può succedere quando si va
qui.
il tre-e-sessanta ti acchiappa quando meno te lo aspetti, quando c'è traffico (conosciuto anche come
circulation). così tanto traffico che non riesci neanche a guardarti attorno. e a vedere dove sei finita.
perché poi finsci comunque a testa in giù, ma sei su un chiattone di plasticona (che tu vedi viola e chi ti sta alle spalle vede blu), con un
gilet de sauvatage che ti ricaccia subito a galla (e se non ti ci ricaccia, perdi gli occhiali da sole) e guardi svampita la tua chiattona, con tutta la tua roba dentro i
bidons ermetici e preghi che tutto sia asciutto quando arriverai al
bivouac.
hai tutta la gente intorno che ti urla di rimontare sul chiattone di plasticona (che è comunque da rigirare), di riprendere la pagaia e di ricominciare a pOgOiare (=attività ludica che si svolge in gole e in impianti sportivi costruiti ad hoc in cui i partecipanti agitano la pagaia sopra le proprie teste in modo volutamente sconnesso, dondolandosi a destra e a sinistra). e tu risali a bordo.
quando avrai - dopo due giorni - messo piede in casa e chiuderai gli occhi, ripensandoci, al tre-e-sessanta, ti accorgerai che dovrebbe essere compreso nel prezzo, cioè a tutti dovrebbe essere garantito un giro di boa.
uno scossone. per poi godersi con il cuore leggero il paesaggio, la deriva del chiattone al vento e alla corrente, i bagnetti.