"la fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice" (pino cacucci)
non mi era mai capitato di entrare in un bar e di uscirne subito, di corsa: mi è successo, first time at all, a parigi. volevo un caffé e ho trovato un bar dove - lex populi - ovviamente si poteva fumare. ho retto 10 secondi e poi sono uscita senza manco aver ordinato.
poi il giorno dopo sono andata a mangiare con
lui in un bel localino di gaieté e, fra una patata lessa e un pomodoro, una tipa seduta al tavolo dietro di noi si è accesa una gitanes (esistono ancora le gitanes!). me ne sono accorta all'istante, nonostante le dessi le spalle.
un italiano da starbucks delle halles (che è invivibile tanto quanto il mac donalds dell'ottagono) ha fatto storie perché voleva fumare nel locale. il tipo della security lo ha invitato a suon di
pardon pardon a uscire. erano sulla porta mentre io sono passata di lì. l'italidiota aveva la sigaretta accessa e sbraitava, il francese era molto ossequioso ma molto determinato. quando il mio connazionale ha esploso il suo "ma tu chi cazzo sei? sirchia?", solamente il guru della salvezza ha fatto in modo che io non andassi a dirgli "e tu chi cazzo sei? un coglione?". e a piantargli un paletto di legno nel cuore.