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20.06.04
 
insonnia di blues

non riesco a dormire e mi rigiro nel letto.
riprendo a leggere. riaccendo la luce, riapro il libro dove ho lasciato il segnalibro, che stavolta è una cartolina pubblicitaria. come al solito poi la lascerò dentro per ricordo e per segnalettura. ci scriverò dietro qualcosa, forse una citazione del libro stesso.
riaccendo la luce, dico. la lampadina spara sul soffitto e io ricomincio a leggere. ogni tanto riaccosto le due parti del libro (quella letta e quella non letta, con uno sguardo a quale delle due è più cicciosa) lasciandoci il l'indice della mano in mezzo per guardare la costa viola, che mi piace moltissimo. mi piace moltissimo anche la fotografia in copertina che la ritrae bellissima. c'è anche un'incongruenza nella foto e come se fosse il gioca dello scova l'intruso della settimana enigmistica la colgo subito.
(sono secoli che non faccio un bartezzaghi figlio)
vado avanti a leggere e mi rendo conto che il libro parla di un sacco di cose, molto delle quali non sapevo sarebbero state lì quando l'ho comprato.
forse sarebbe il caso di leggerlo (il libro) con calma al parco. ma io stanotte non riesco a dormire e o decido di mettere a posto la cassettiera rotta o leggo. per amore dei vicini e del loro sonno, preferisco leggere.
scendo dal letto, con ancora il libro in mano e vado in sala dove cerco quel cd che sono anni che nessuno stereo in questa casa suona. lo trovo, lo infilo nello stereo della camera e lo faccio andare, liscio. la luce del display riempie la camera e io torno a letto, il volume è basso, visto che sono le 2 passate, ma in questi sedici metri quadri tutto si riempie. e sui muri bianchi la luce del faretto che spara con il silenziatore alla cieca sul muro si associa alla musica e sembrano che facciano l'amore.
ricomincio a leggere, la iso si rigira sulla poltrona, mugugna come fa spesso quando sogna. io non dormo, ogni tanto bevo una sorsata di acqua direttamente dalla bottiglia che da un po' incastro come faceva m. fra il materasso e la testata del letto per comodità. io fosse per me berrei sempre a canna, che è più comodo, più veloce e più soddisfacente.
domenica niente picnic perché vado al mare, domenica niente mare perché il tempo fa schifo e io non ce la farei comunque a svegliarmi alle sei per prendere il treno. posso ancora leggere, domani posso svegliarmi quando voglio.
e lei mi riprende e mi riporta indietro nel tempo. ricontrollo la sua data di nascita e di morte e mi pongo delle domande, che forse mi troveranno risposte nelle pagine che mi mancano.
squilla la sveglia del cordless. sono le sette. mi sono addormentata con la faccia fra le pagine del libro, la luce accesa e il display dello stereo che ancora spara nel buio. la musica è finita ormai da qualche ora e probabilmente sta fumando ininterrottamente gauloises senza filtro da allora.
mi maledico perché ho dimenticato di togliere la sveglia e scendo dalla scaletta. mi accorgo per l'ennesima volta (ce ne fosse mai stato bisogno) che sotto fa molto più fresco che là sopra. stacco la sveglia, vado in bagno per darmi una sciacquata alla faccia, mi guardo allo specchio e mi rendo conto che ieri sera quando ho messo la testa sul cuscino i capelli non erano ancora asciutti e che ora sono tutti in piedi e tutti scompigliati. senza possibilità di riportarli all'ordine. guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che il tempo è veramente brutto. in teoria a quest'ora sarei dovuta essere sul treno, in teoria. e poi mi approprio del divano, su cui mi sdraio. la cana corre a prendere il suo posto fra lo schienale e la mia faccia. io mi dico che è domenica e che dovrà passare in fretta: potrei andare sui navigli a spulciare i libri a metà prezzo del libraccio. potrei.
mi risveglio che ha appena cominciato a piovere. è mezzogiorno. metto su il caffé e litigo con la spazzola e la mia massa di anarchici capelli. prendo la centella e poi il caffé.
davanti alla finestra spalancata con la prima sigaretta che brucia, con la pioggia che inizia a riempire di sabbia le macchine parcheggiate sotto casa, mi sento sussurrare domenica, maledetta domenica. sei arrivata, anche se con il contagocce.
adesso cerco cacciaviti e martello e rimetto in sesto la cassettiera. poi ci penserò. del resto sono solo 12 ore da far passare.
Lady sings the blues She tells her side Nothing to hide Now the world will now Just what the blues is all about The blues ain't nothing but a pain in your heart [Billie Holiday, Lady sings the blues]

Auro  [ parole ]

Quella delle cartoline come segnalibro, ma che poi rimangono lì, magari annotate, a imperitura memoria, è un fulgido esempio di "idee che avrei voluto avere io, come ho fatto a non pensarci"... mi sa che la ruberò, su ognuna poi ci scriverò -IdeaCopyright by Auro-

AleRoots - 21.06.04 10:13

ehehehehehhh ;o)

Auro - 21.06.04 17:19









Ci si deve ricordare di te?