Ciò che dici trova riscontro nelle mie esperienze in libreria. Per fortuna dopo un po' di minuti il condizionamento "visuale" perde di importanza.
(Potremmo anche parlare del profumo/odore delle pagine. Lasci un commento chi non annusa le pagine dei propri libri!)
A me vengono in mente le copertine della collezione poesia di Einaudi, bianche, sottili, con una poesia o un estratto sul davanti. O tutta la serie Adelphi, coi ruvidi colori del cartoncino. Tra le mie copertine preferite, ovvero tra quelle che ricordo chiudendo gli occhi, ci sono "Io, Orson Welles" (una sua foto), "La testa perduta di Damasceno Monteiro" (un disegno di Picasso), i libri sullo zen di Ubaldini (con la sovracoperta azzurra di carta cerata), i grandi classici di Mondadori (vedi la Ricerca di Proust, con la scatola di cartone, o il Faust di Goethe), i Sellerio, gli Adelphi grandi (Pessoa, Hillman, Manganelli...).
E mi fermo qui.
Credo che la scelta dei caratteri tipografici di alcuni editori sia squisitamente estetica. Nei Bompiani puoi trovare pagine molto leggibili e moderne, mentre in alcuni libri - come ne Lo Straniero - quasi "retrò", tipo libro anni '40. Mi lamenterei piuttosto della frequenza degli errori di stampa, che nei Bompiani raggiunge spesso livelli insopportabili, mentre negli Einaudi non ve n'è praticamente traccia. |