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26.07.04
Don't judge a book... ?

Ehilà. Ci sono anch'io e scrivo una sciocchezza in fretta e furia tanto per farmi vedere una volta e per promettere che mi farò vivo con le mie brave letture e impressioni di lettura. Ma tanto per rompere il ghiaccio voglio fare a tutti una domanda: quanto contano le copertine, nei vostri acquisti?
Per me, confesso, parecchio.
Ovvio, se qualcuno mi consiglia un libro e so che davvero la lettura sarà appagante, di solito lo cerco in libreria e lo compro senza problemi. Ma quando sono lì fra gli scaffali, non prendo mai in mano un libro dalla copertina evidentemente brutta. Non mi viene. Capita anche a voi?
L'unica eccezione sono quelle collane dei classici che le case editrici ormai pubblicano identiche da decenni e di cui ho imparato a fidarmi.
Trovo che le copertine della Penguin books inglese siano eccezionali, e mi spiace quando vedo i romanzi della Mondadori buttati lì sullo scaffale con delle copertine da supermercato. Oppure vogliamo parlare delle copertine di Voland per i romanzi della Nothomb? Una più brutta dell'altra, dispiace dire. Per fortuna che me li leggo in francese.
Insomma, l'occhio vuole la sua parte: in copertina e all'interno. Tutti sappiamo quanto siano leggibili i caratteri della Einaudi, rispetto chessò, ai classici della BUR. Son curioso di sapere se siete d'accordo...

Macubu - [ pensieri di parole ]

Ciò che dici trova riscontro nelle mie esperienze in libreria. Per fortuna dopo un po' di minuti il condizionamento "visuale" perde di importanza.
(Potremmo anche parlare del profumo/odore delle pagine. Lasci un commento chi non annusa le pagine dei propri libri!)

A me vengono in mente le copertine della collezione poesia di Einaudi, bianche, sottili, con una poesia o un estratto sul davanti. O tutta la serie Adelphi, coi ruvidi colori del cartoncino. Tra le mie copertine preferite, ovvero tra quelle che ricordo chiudendo gli occhi, ci sono "Io, Orson Welles" (una sua foto), "La testa perduta di Damasceno Monteiro" (un disegno di Picasso), i libri sullo zen di Ubaldini (con la sovracoperta azzurra di carta cerata), i grandi classici di Mondadori (vedi la Ricerca di Proust, con la scatola di cartone, o il Faust di Goethe), i Sellerio, gli Adelphi grandi (Pessoa, Hillman, Manganelli...).
E mi fermo qui.
Credo che la scelta dei caratteri tipografici di alcuni editori sia squisitamente estetica. Nei Bompiani puoi trovare pagine molto leggibili e moderne, mentre in alcuni libri - come ne Lo Straniero - quasi "retrò", tipo libro anni '40. Mi lamenterei piuttosto della frequenza degli errori di stampa, che nei Bompiani raggiunge spesso livelli insopportabili, mentre negli Einaudi non ve n'è praticamente traccia.

esteban - 27.07.04 07:58

scrivo un commento anche se io annuso i libri... io sono fanatica delle edizioni. ad esempio mi piace da morire il formato, la stampa e il packaging della Piccola Biblioteca della Mondadori. ne vado matta... ovviamente impazzisco anche per gli economici feltrinelli che mi piace accostare per sfumatura di costa (anche se poi tornano a stare sempre, come deve essere, in ordine ragionato per autore).
copertina preferita? uhm... in assoluto direi "il giovane holden", anhce se poi il libro... ;O)

Auro - 27.07.04 08:59

Anche a me piacciono i libri - in senso fisico - della Piccola Biblioteca Mondadori, ma non li ho citati a causa della rilegatura. Hanno una carta della peggior qualità, basta leggerli una sola volta perché si stacchino alcuni quartini. E non si riesce a scorrerne le pagine con il pollice, perché i margini sono tutti irregolari.
Magari a qualcuno piace.

esteban - 27.07.04 11:07

a me piace un casino, perché con il fatto che sono appunto irregolari nel taglio, ogni tanto capita che si riesca a ottenere uno sconto ;O)

Auro - 27.07.04 11:40

odio le copertine ipercolorate, magari con autore e titolo il rilievo, con caratteri dorati. non comprerei un libr così neppure se fosse mio...

aelred - 04.08.04 20:48









Ci si deve ricordare di te?