Devo avvertire che sto per parlare di un tomo di 1596 pagine glossario escluso...se come deterrente non basta, aggiungo che per facilitarne la fruizione ( o spaventare ulteriormente l'incauto lettore), l'autore ha pensato bene di inserire a inizio libro l'albero genealogico delle quattro famiglie che ne sono protagoniste...
ok, il lato positivo è che il romanzo è bellissimo!
Ambientato nell'India degli anni '50 ( 3 anni dopo l'indipendenza), la storia in sè non è affatto complicata, tutto sembrerebbe ruotare intorno alla scelta del "ragazzo giusto" con cui Lata Mehra dovrebbe sposarsi. In realtà è quasi un pretesto per mettere in scena una girandola di personaggi belli, improbabili, assurdi e serissimi , ognuno dei quali ha un ruolo ben determinato e incarna un aspetto diverso questo strano paese. Perchè il romanzo stesso non è che un grande affresco dell'India di quegli anni, della situazione politica post-Ghandi, del sistema delle caste, della partizione del Pakistan e della religione naturalmente. Quest'ultimo aspetto mi è parso particolarmente ben descritto anche perchè l'autore sembra non prendere posizione nei conflitti tra musulmani e indù, ma ne osserva l'assurdità e il grottesco di certe manifestazioni e comportamenti reciproci; ma ce ne fa intuire anche il fascino, il magnetismo e la bellezza dei riti.
Il risultato è un romanzo in equilibrio tra storia e Storia, che per due settimane mi ha risucchiato e mi ha fatto rimpiangere che le pagine fossero solo 1596.
Come spesso accade ( almeno a me) ho trovato un po' deludente la fine, troppo sbrigativa se paragonata al dispendio di energie profuso in tutto il resto del libro ( e non ho assolutramente approvato la scelta infine fatta da Lata!!!)