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09.09.04
Aldo Nove live alla Feltrinelli
Alla Feltrinelli di piazza Piemonte Aldo Nove ha presentato "Milano non è Milano", la pseudo-guida turistica ultima sua fatica letteraria.
Non devo più andare alle presentazioni di libri: quando il libro mi piace il rischio è di rimanere delusi dall'autore come persona "in carne e ossa"; nel caso duale invece -libro, o scrittore, indigesto- l'evento abituale consiste nella perdita irreversibile del proprio buonumore quotidiano, affogato nell'acidume somatico degli sproloqui di chi sta dietro il microfono.
Quindi, Nove che presenta il suo libro. Ai suoi lati, a fargli da indispensabili e invadenti talking guard, il miserabile Giuseppe Genna e un canuto ben piazzato rivelatosi essere Eugenio Finardi.
Innanzitutto l'autore: Aldo Nove live è come scrive. Infatilismo? Neoprimitivismo consapevole? Tale e quale: un ragazzino messo di fronte al microfono che balbetta perché deve parlare davanti a così tanta gente; che striscia il dito sulla scrivania per l'emozione; che punta tutto sulla tenerezza e sull'apparente ingenuità, e spesso ci riesce, facendo passare con un sorriso quelle che si rivelerebbero in toni normali delle placide stronzate.
La violenta critica di Langone che mi aveva fatto scoprire questo libro a quanto pare ha lasciato il segno, tant'è che Nove non può fare a meno di citarla, e di riconoscere almeno uno dei 6-7 errori di cui veniva accusato: la torre Velasca non è di Giò Ponti. L'errata corrige in stampa dalla prossima edizione.
Del libro non si parla granché, Finardi si è preparato sul testo sbagliato, e si limita a dipingere Nove come colui che spazza via i luoghi comuni (sic), Genna tenta di coccolarsi il suo pupillo sfoggiando la sua caratteristica prosa cool-culturale, ma l'autore non coglie gli stimoli e si limita a leggere un brano del libro, sempre il solito ubi-citato racconto dello sbarco in piazza Duomo ai tempi della paninara distesa di pubblicità al neon. Ovviamente letto alla guisa di un ragazzino di quarta elementare.
Il discorso si sposta inevitabilmente su Milano, e sulla sua (presunta) crisi. La tesi di Genna è chiara, detta a voce ispira un po' meno antipatia, ma è la sua abituale critica totale alla società odierna, condita da un malcelato e preoccupante estremismo. Quella di Finardi decisamente meno (chiara): prima si lamenta perchè a Milano la gente crudele e cattiva non lo ferma e insegue per strada per chiedergli autografi e dediche, poi confessa di vivere bene a Milano perché se vuole può starsene da solo senza dover per forza parlare con chi incontra. Il fascino dell'ossimoro d'artista.
Milano non è più Milano la critica di Nove: la città cambia e si evolve, e a quanto pare questo è male. Non ci sono più veri milanesi, perchè tutti arrivano da fuori, o i propri genitori arrivano da fuori, o i propri nonni arrivano da fuori, e a quanto pare anche questo è male. La cultura è in mano a individui di destra e collusi con la mafia, e per dimostrarlo cita un (a me) sconosciuto Teatro delle Verdure in mano a Dell'Utri; Milano (e l'Italia) sono culturalmente in crisi. Neanche una parola tuttavia viene spesa sulle possibili soluzioni, nessuna alternativa è proposta alla via "dellutriana"; e non mi sembra una cosa positiva per Genna e C., che, neppure troppo implicitamente, si ergono a portavoci intellettuali della sinistra.
La presentazione volge al termine, gli interventi del pubblico sono rigorosamente over 80; battute sul Passante, nostalgici ricordi di quando alle elementari si studiava il milanese, e citazioni di poesie in dialetto. Il resto della platea rimane un po' stupita, non sa bene come reagire, ma ci pensa Genna a dare il la allo stentato applauso: e diamine, una volta sì che Milano era davvero Milano. Alla faccia dei luoghi comuni.
AleRoots - [ pensieri di parole ]

avevo anche parcheggato la bici davanti. poi non m la sono sentita. ero molto stanca. stasera vado alla festa dell'unità: la scrittura nel sociale di milano. c'e' anche colaprico.

Auro - 09.09.04 18:29

E che hanno fatto che hanno detto? (alle festa dell'unità Cola & C. intendo...)

AleRoots - 13.09.04 09:56

Mi sembra evidente che ti rode il culo dall'invidia. Se così non fosse, invece di citare Langone di passaggio ed ignorare del tutto il libro in oggetto, ti potresti preoccupare del fatto che le sei o sette accuse dell'infame Langone erano tutte false tranne una svista. In quanto a Dell'Utri, informati. Cio sono obiettivi più interessanti da colpire anche in un blog narcisista e inutile come questo.
Aldo Nove

aldo nove - 18.09.04 19:26

sei antonello davvero o 1 simpatico alter ego ?

matteo fantuzzi - 20.09.04 18:08









Ci si deve ricordare di te?