<< Joe Panther - Tentativi Di Letture - Palahniuk addicted >>    
11.09.04
Jonathan Coe - La casa del sonno
Ci sono libri che hanno il potere di riconciliare con la lettura. Negli ultimi dieci giorni/due settimane ho letto pochissimo, e, quel che è peggio, era perché non ne avevo voglia. Sarà stata pigrizia mentale post-vacanziera, o la conseguenza della fatica di leggere due libri in inglese uno dopo l'altro, fatto sta che la consueta pila di libri in attesa anzichè stuzzicarmi come al solito, mi lasciava totalmente indifferente.
Poi una busta nella cassetta delle lettere, e lo sforzo per aprire la prima pagina. Da lì in poi solo piacere, divertimento, suspence. La busta conteneva "La casa del sonno", di Jonathan Coe.
Come dire, in questo libro c'è tutto. Si legge facilmente e con gusto; la storia si dipana alternativamente (capitoli pari e dispari) lungo due diverse situazioni temporali, ma stare dietro ai salti cronologici non richiede quasi nessuna fatica. Non mancano i temi intriganti -sogni, sonno e i misteri che ci stanno dietro, il cinema come arte e ossessione- e i personaggi sono quelli a cui Coe ci ha abituati: la cortigiana quarta di copertina parla di "girandola di personaggi ora commoventi ora comici, in un dormiveglia caotico che non conosce riposo", e per una volta ci si può fidare. E poi l'intreccio: geniale, complesso, cervellotico all'apparenza ma che acquista un suo disegno chiaro e evidentissimo se visto dall'alto, proseguendo fra i capitoli si intuisce poco alla volta il filo unico che tiene insieme tempi e personaggi, avanza con le pagine la consapevolezza di come vite diverse, originali all'estremo o estremamente comuni, siano legate, all'insaputa degli stessi protagonisti che quelle vite le vivono, a beneficio esclusivo del godimento del lettore.
Tutto questo e non solo sta in questo agile romanzo di 300 pagine, 300 pagine totalmente prive di presunzione o autoconsapevolezza, la storia e null'altro, senza indulgere in virtuosismi letterario-narrativi; vero, i capitoli terminano senza punti, e con la parola che apre il capitolo successivo, ma è un di più, niente di più probabile che il lettore non ci faccia neanche caso, assorbito nel flusso della vicenda, come un di più è la spassosa stesura dell'articolo, che finirà totalmente travisato per una semplice traslocazione numerica delle note a piè pagina, e inciderà profondamente sulle vite di chi ci ha avuto a che fare.
L'understatement applicato alla narrativa, il meglio che chi ama leggere possa desiderare; se non fosse per il rischio temibile di abituarsi troppo bene, e che dopo un paio di questi libri, il palato letterario sia diventato troppo fine, e trovare di che soddisfarlo diventi un'impresa dsempre più difficoltosa.
AleRoots - [ impressioni ]









Ci si deve ricordare di te?