Intendiamoci, Camilleri è sempre Camilleri, e non sbaglia un colpo.
Il libro è bello, la trama tiene viva la tensione fino alla fine, pur senza che scorra una singola goccia di sangue, Catarella è in gran forma, gli scambi col questore sono favolosi, e pure le mangiate alla nuova trattoria (anche se mio personalissimo parere, Livia se ne può pure tornare a Boccadasse e starci vita natural durante).
Il problema è un altro: in tutte le recensioni che ho letto, e pure nel risvolto di copertina, si punta moltissimo su una presunta "nuova sensibilità" di Montalbano, sul fatto che dopo essere stato ferito sia più facile alla commozione e ad una sorta di "bontà" che prima non aveva.
Ecco, è qui che secondo me non ci siamo.
Intanto Salvo a me piace fituso e stronzo, e mi sembra che anche in questo libro lo sia come è sempre stato..
E soprattutto, fituso e stronzo sì, ma non mi sembra che prima fosse 'sto blocco di granito insensibile, basta pensare a quanto vuole bene a François, a quanto si occupa di lui, o a come si commuove per la sorte dei due amanti de "Il cane di terracotta", o ancora alla sua preoccupazione per il rispetto del corpo di Michela Licalzi ne "La voce del violino".
Ma li avranno letti, gli altri libri, 'sti commentatori??