In "Metafisica dei tubi" l'autrice racconta i suoi primissimi anni di vita trascorsi in Giappone. Una sorta di autobiografia nella quale lei è sempre al centro del mondo, un Dio che ha bisogno di essere adorata dalla sua tata, che capisce più di quanto gli altri pensano e che tratta tutti con una condiscendenza più o meno marcata.
"Sabotaggio d'amore" è una specie di continuazione dell'opera precedente: il padre diplomatico venne trasferito a Pechino, e con lui la sua famiglia. Qui tutto gira intorno alla guerra mondiale che coinvolge i figli dei diplomatici stranieri a Pechino nel ghetto di San Li Tun, all'inizio degli anni Settanta. Qui la protagonista, una bambina di sette anni scopre l'amore e per la prima volta non si considera più il centro dell'universo.
Cosa hanno in comune questi due brevi romanzi? Bè, sono autoreferenziali in maniera quasi irritante. Adoro il modo di scrivere della Nothomb, ma qui il suo "giocare a essere la più brava di tutte" a un certo punto non è più divertente. Purtroppo qui le sue doti di ironia e il suo essere tagliente e sorprendente sono un po' messe in ombra.