Su "Black Blog", marsilioblack segnala il sito web di Luigi Bernardi, “figura chiave dell'editoria noir nostrana”.
Tra gli estratti presentati un non recentissimo pezzo scritto per Avvenimenti, “una spietata analisi della situazione del genere nel nostro paese”:
"La difficoltà maggiore del giallo italiano, paradossalmente, pare proprio essere quella di fare i conti con la realtà. [...] Chi cercasse nei libri dei nostri giallisti tracce di presente, le troverebbe talmente fuori fuoco da risultare evanescenti, comunque deformate. Vedrebbe a fatica la criminalità organizzata, non riconoscerebbe quella politica, stenterebbe a cogliere grani di quella microcriminalità che da sempre costituisce uno degli elementi perturbatori dell'atlante di ogni paese, non centrerebbe le motivazioni individuali formate dalla contemporanea evoluzione sociale e civile. Di contro, s'imbatterebbe in carabinieri acciaccati, poliziotti pieni di risibili problemi personali, magistrati... strano, ci sono pochissimi magistrati nel giallo italiano, eppure dovrebbero costituire il cardine di ogni indagine: che sia anche questo un sintomo di faciloneria? Per non parlare dei criminali: inverosimili serial killer, moventi rococò, linguaggi e comportamenti arzigogolati, precauzioni insensate, errori clamorosi. Un mondo a parte, insomma, riciclaggio di stilemi letterari, cinematografici e televisivi, invece che prodotto di ricerche sul campo."
Mi fa quasi piacere leggere queste righe così critiche, perché mi è subito venuto in mente un controesempio da presentare; un autore, un libro, che sembra smentire punto per punto quanto -giustamente- accusato da Bernardi: parlo (ovviamente?) della “Trilogia della città di M.” di Piero Colaprico.
[causa valanga di spam, non è per ora possibile attivare i commenti, la mia mailbox è però aperta e ricettiva, e mi impegno a aggiornare il post con gli eventuali commenti che mi arriveranno via posta: aleroots@gmail.com]