Magari capitano anche a voi i periodi di letture irrequiete. Ci sono momenti in cui abbiamo voglia di viaggiare, o di conoscere nuove persone o di fare cose nuove. In altri momenti invece sono i libri a risentirne. In queste ultime settimane ne ho cominciati diversi per lasciarli tutti lì, insoddisfatto, inappagato.
The little friend di Donna Tartt l'ho mollato a pagina 50. Mi piaceva, poi me ne hanno parlato male, confermandomi in parte nei miei sospetti, e così è rimasto lì sul comodino, a prendere polvere. Ho cominciato Elementi di design tipografico e non sono arrivato nemmeno a metà: è un libro di studio, mica una lettura da cuscino mezzi addormentati, che mi credevo?
Ho divorato l'ennesimo romanzetto della Nothomb in francese: Robert des noms propres che ha il difetto di avere un finale a sorpresa che nulla c'entrava col resto del romanzo e che si potrebbe appiccicare con la colla a qualunque romanzo vagamente biografico. Per il resto non era malissimo, ma insomma.
Adesso finalmente ho fra le mani un romanzo che mi ha preso fin dal primo paragrafo: Middlesex di Jeffrey Eugenides. Tutti ne parlano bene e forse sì, è un libro niente male.
Siccome è autunno, ho voglia di un romanzone-casa accogliente: uno di quei libroni a tutto tondo dove accoccolarsi al calduccio come in salotto davanti al caminetto, uno di quei romanzi che ti spiegano la vita e dove tutto si tiene e tutto sembra avere un senso. Un po' come quei vecchi capolavori russi, avete presente? Ecco, mi serve un romanzone così. Perché sta arrivando il freddo.