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30.10.04
Stop the wall

Il titolo del libro è “Stop the Wall”, il significativo sottotitolo “il muro dell’apartheid in Palestina”. Pubblicato dalla casa editrice Alegre è stato redatto a cura di Pengon, la rete delle Ong palestinesi.
Il volumetto, agile ma molto accurato, si presenta come una raccolta di saggi, testimonianze e documenti sui retroscena che hanno portato alla costruzione del muro, sulla politica israeliana successiva al 1949, data della Convenzione di Ginevra, e sugli aspetti di diritto internazionale connessi alla questione palestinese.
I teorici del sionismo si sono sforzati di presentare la costruzione del muro come una scelta mossa da ragioni di sicurezza, ma emerge con chiarezza come il vero intento sia da ricercare piuttosto nel tentativo di assicurarsi il controllo dei territori palestinesi, all’interno dei quali confische ed espropri hanno subito nel corso degli ultimi anni un’accelerazione esponenziale, in aperta violazione alle norme del diritto internazionale.
La Corte Internazionale dell'Aja ha recentemente condannato la costruzione del muro, in accordo con la convenzione di Ginevra, ratificata a suo tempo anche da Israele. Israele ha risposto argomentando che nessuna autorità può decretare in merito a questioni che riguardano esclusivamente la propria sicurezza, posizione che ha suscitato un certo imbarazzo persino da parte della Casa Bianca.
Ultimo capitolo, per ora, del conflitto israelo-palestinese è il varo del piano di ritiro dalla striscia di Gaza, proposto dallo stesso Sharon e approvato dalla Knesset nella serata dello scorso lunedì, tra i tumulti dei militanti di destra.
È difficile credere che Ariel Sharon, che per oltre trent’anni si è dedicato a sabotare ogni tentativo di dialogo attraverso l’occupazione sistematica e “strategica” di territori caldi, si sia improvvisamente convertito alla causa della pace.
Più logico pensare che la scelta dello sgombero sia una misura che occupa il suo posto nel mosaico, né andrebbe sottovalutato il peso delle pressioni che provengono dalla comunità internazionale, che hanno probabilmente consigliato a Sharon l’opportunità di un apparente cambio di direzione, la cui genuinità resta tutta da verificare.
Intanto, “Stop the wall” resta un documento prezioso, anche in virtù della cronica carenza dei nostri mezzi d’informazione, che del muro continuano a mostrare appena qualche metro per volta, facendolo apparire quasi un modesto e insignificante muricciolo. Un libro utile per chiunque voglia documentarsi sulla scomoda realtà di un genocidio che si sta continuando a perpetuare nell’indifferenza dei più.

Pier Paolo Caserta su Aprile On Line

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