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18.01.05

forse è capitato anche a voi, sotto natale, di stare in coda alla cassa di qualche libreria ad aspettare il vostro turno e di intrattenervi perlustrando con lo sguardo i soliti espositori adiacenti al banco. e forse è successo anche a voi di trovare con stupore tra i soliti best seller qualcosa che riusciva ad attrarvi. essendo una patita della produzione cinematografico-letteraria di asia e dintorni, un nome cinese/giapponese mi colpisce nel giro di un briciolo-secondo, perciò leggendo tra gil altri il nome di "zhou weihui" ho subito sentito un notevole prurito alle mani, e ho pensato tra me e me "ma guarda! un best seller cinese..?? urca..!". leggendo il retro di copertina l'effetto "attrazione" si è ripetuto, così mi sono portata a casa questo libro il cui titolo in realtà "shanghai baby", avrebbe già dovuto mettermi ben che in guardia. una volta a casa, ho letto il primo capitolo e mi è venuta in mente una parola sola. imbarazzante. mi sembrava di leggere harmony. sembrava di leggere il diario di una adolescente con qualche problema. mi sentivo tra la scemo e il perplesso. il libro è assolutamente privo di irona, ingenuo (nonostante il tentativo di essere trasgressivo o provocatorio), troppo diretto, esplicito, banale. ero tentata di accantonarlo, ma non è nella mia filosofia di vita, così lo sto terminando e vedo almeno come va a finire. di bello c'è il paesaggio di shanghai e poco pochissimo altro. lo porto avanti con ironia, sogghignando di fronte a frasi tipo "l'autunno nella cina del sud, limpido e raggiante, fa nascere l'amore nel cuore della gente".
mi chiedo come possa l'autrice citare ian curtis e scrivere cose del genere.
forse non bisogna mai fidarsi degli espositori vicini alla cassa.

Taryn - [ ]









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