questo palahniuk. così ggiovane, così famoso, così inflazionato che ho aspettato un bel pò di tempo a leggerlo o anche solo a considerare di leggerlo. lo guardavo con sufficienza poggiato sullo scaffale di camera mia o lo ignoravo direttamente (e sinceramente). in libreria smorfieggiavo col cervello di fronte ai suoi titoli apparsi in tempi sospetti ed esibiti smaccatamente in sequenza uno vicino l'altro. poi un suo libro mi è venuto a cercare e ho pensato fosse giunto il momento. credo un pò a queste cose. ho sentito per caso, letto in radio, un bell' stratto suo e mi sono decisa a prendere in mano "soffocare".
togliamo subito di mezzo il giudizio. palahniuk per me non è essenziale. mentre lo leggevo è successo il contrario di quello che di solito succede coi libri. è successo cioè che il ritmo abbia d'un tratto rallentato e che dopo un primo tempo di grande coinvolgimento la sua insistenza descrittiva mi sia venuta a noia, specie quando tenta di impressionare chi legge con certi dettagli forzati, tipo il grigiume agli angoli deglia occhi dei vecchi residenti nella casa di riposo. benchè il suo linguaggio sia senza dubbio "teso" come dice la quarta di copertina, è proprio l'affastellamento ed il singhiozzo delle sue frasi brevi che di tanto in tanto tira troppo la corda e blocca la fantasia del lettore, ne inibisce il trasporto, e compromette il filo che dovrebbe sempre esserci tra lettore/libro. è cme se una volta capito il suo passo, cioè il suo modo di raccontare, si finisse col distrarsi. ero preparata a leggere qualcosa di non so, cyber, punk, splatter, provocatorio, strano e perciò ho chiuso un occhio di fronte ad un incipit un pò gratuito in cui l'autore invita a smettere di leggere il libro e a non andare a avanti, e ho fatto bene. perchè palahniuk è anche bravo. ha una inventiva rara. ha delle trovate originali e a volte anche poetiche. tira fuori il lato oscuro della società, i mali moderni della solitudine, delle dipendenze, della mancanza d'amore, d'amici, di sogni. in questo riesce bene, ed in questo le sue frasi ristrette centrano l'obiettivo in ieno. inoltre il nostro sa raccontare storie in modo destrutturato, cosa che concatena i fatti salvandoti giusto un attimo prima di piombare nell'effetto noia.
fastidioso un pò il colpo di scena finale di cui non si sentiva il bisogno. nel complesso lo leggerei ancora. capitasse di.