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22.02.05
Cito e ci penso

"Che altro vuole che le dica? Nel romanzo d'appendice canonico, la chiave del successo è semplice: l'eroe, l'eroina, hanno virtù o tratti che inducono il lettore a identificarsi con loro. Se accade oggi con i teleromanzi, immagini l'effetto in quell' epoca senza radio nè televisione, su una borghesia avida di sorprese e di distrazioni, poco esigente in quanto a qualità formale e a buon gusto... Quel genio di Dumas lo capì, e con sapiente alchimia fabbricò un prodotto di laboratorio: qualche goccia di questo, un po' di quello, e il suo talento. Risultato: una droga che creava tossicomani." Mi indicai il petto, non senza orgoglio. "che ne crea tutt' ora."
(da "Il Club Dumas" di Arturo Pérez-Reverte)

Ecco, Boris Balkan, che parla, ha proprio ragione.
Non voglio fare un' apoteosi della letteratura di consumo, tralasciando l' importanza dello stile, dell' eleganza, della cura nello scrivere.
Però.
E' una trama che mi tiene legata ad un libro pagina per pagina, è uno sviluppo: di personaggi, di idee, di fatti.
Non sono le belle parole fine a se stesse.
Ecco, è quello che non sopporto: leggere una pagina e sentire, in trasparenza, lo scrittore che dice "uh mamma, come sono bravo come sono colto come sono forbito".
Si può essere bravi con le parole e farne godere il lettore, sorridere insieme a lui (un nome a caso, Benni), oppure si può troneggiare sulla propria verbosità (un nome a caso: Baricco).

Ma la storia, cavolo, la storia.
Quella è fondamentale.
Un altro bistrattato dai critici, Stephen King, l' ha detto a chiare lettere: "E' la storia, non chi la racconta."
Se una storia vale, la vivrò pienamente qualsiasi sia lo stile scelto per raccontarmela.
Riderò, e mi commuoverò, e mi rifiuterò di dormire fino a che non sarò arrivata in fondo.
Se non c'è quella, le belle parole valgono poco.

Frine - [ pensieri di parole ]









Ci si deve ricordare di te?