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31 Ottobre 2004
a voi non succede mai?

mi spaventa molto il fatto che siano notevolmente più frequenti le volte in cui, leggendo un racconto o un romanzo giallo o in cui ci sia un mistero, capisco che è stato il maggiordono dopo le prime venti pagine.
"una cena molto originale" di pessoa (attenzione, il link contiene spoilerissimo!) è una delle ennesime conferme.
che debba iniziare a leggere solo harmony?
Latigna

Auro - 10:34 - 0 commenti [ impressioni ]
30 Ottobre 2004
scrittori in tv

lucarelli domenica "mistero blu" (ore 21, rai 3).
si parla della Milano nera, dalla banda di via Osoppo ai giorni nostri... ci sarà anche piero colaprico.

Auro - 01:10 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
Stop the wall

Il titolo del libro è “Stop the Wall”, il significativo sottotitolo “il muro dell’apartheid in Palestina”. Pubblicato dalla casa editrice Alegre è stato redatto a cura di Pengon, la rete delle Ong palestinesi.
Il volumetto, agile ma molto accurato, si presenta come una raccolta di saggi, testimonianze e documenti sui retroscena che hanno portato alla costruzione del muro, sulla politica israeliana successiva al 1949, data della Convenzione di Ginevra, e sugli aspetti di diritto internazionale connessi alla questione palestinese.
I teorici del sionismo si sono sforzati di presentare la costruzione del muro come una scelta mossa da ragioni di sicurezza, ma emerge con chiarezza come il vero intento sia da ricercare piuttosto nel tentativo di assicurarsi il controllo dei territori palestinesi, all’interno dei quali confische ed espropri hanno subito nel corso degli ultimi anni un’accelerazione esponenziale, in aperta violazione alle norme del diritto internazionale.
La Corte Internazionale dell'Aja ha recentemente condannato la costruzione del muro, in accordo con la convenzione di Ginevra, ratificata a suo tempo anche da Israele. Israele ha risposto argomentando che nessuna autorità può decretare in merito a questioni che riguardano esclusivamente la propria sicurezza, posizione che ha suscitato un certo imbarazzo persino da parte della Casa Bianca.
Ultimo capitolo, per ora, del conflitto israelo-palestinese è il varo del piano di ritiro dalla striscia di Gaza, proposto dallo stesso Sharon e approvato dalla Knesset nella serata dello scorso lunedì, tra i tumulti dei militanti di destra.
È difficile credere che Ariel Sharon, che per oltre trent’anni si è dedicato a sabotare ogni tentativo di dialogo attraverso l’occupazione sistematica e “strategica” di territori caldi, si sia improvvisamente convertito alla causa della pace.
Più logico pensare che la scelta dello sgombero sia una misura che occupa il suo posto nel mosaico, né andrebbe sottovalutato il peso delle pressioni che provengono dalla comunità internazionale, che hanno probabilmente consigliato a Sharon l’opportunità di un apparente cambio di direzione, la cui genuinità resta tutta da verificare.
Intanto, “Stop the wall” resta un documento prezioso, anche in virtù della cronica carenza dei nostri mezzi d’informazione, che del muro continuano a mostrare appena qualche metro per volta, facendolo apparire quasi un modesto e insignificante muricciolo. Un libro utile per chiunque voglia documentarsi sulla scomoda realtà di un genocidio che si sta continuando a perpetuare nell’indifferenza dei più.

Pier Paolo Caserta su Aprile On Line

Invisigot - 01:10 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
delirio libresco

in questi ultimi giorni di lettura folle, i libri mi hanno insegnato molte cose. altre invece me le hanno solo ricordate, se ce ne fosse mai stato bisogno.
i libri fanno incontrare.
i libri fanno sorridere.
i libri fanno ricordare, e dimenticare i rimpianti.
i libri ti prendono e ti portano va, in luoghi dove non sempre fa piacere stare.
i libri fanno caldo alle mani e al cuore.
sono contenta della persona che sono, dei libri che leggo, dei pensieri che faccio mentre leggo, ma anche no.
non mi vergogno mai del libro che sto leggendo. non mi vergogno mai di andare in giro nel mondo a testa alta.

Auro - 01:08 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
27 Ottobre 2004
mai più

non riesco a leggere due libri contemporaneamente.
neanche per un'incresciosa dimenticanza.
adesso son qui che faccio fatica a distinguere casanova da barcellona.

Auro - 01:03 - 0 commenti [ leggendo ]
26 Ottobre 2004
Irrequietezza

Magari capitano anche a voi i periodi di letture irrequiete. Ci sono momenti in cui abbiamo voglia di viaggiare, o di conoscere nuove persone o di fare cose nuove. In altri momenti invece sono i libri a risentirne. In queste ultime settimane ne ho cominciati diversi per lasciarli tutti lì, insoddisfatto, inappagato.
The little friend di Donna Tartt l'ho mollato a pagina 50. Mi piaceva, poi me ne hanno parlato male, confermandomi in parte nei miei sospetti, e così è rimasto lì sul comodino, a prendere polvere. Ho cominciato Elementi di design tipografico e non sono arrivato nemmeno a metà: è un libro di studio, mica una lettura da cuscino mezzi addormentati, che mi credevo?
Ho divorato l'ennesimo romanzetto della Nothomb in francese: Robert des noms propres che ha il difetto di avere un finale a sorpresa che nulla c'entrava col resto del romanzo e che si potrebbe appiccicare con la colla a qualunque romanzo vagamente biografico. Per il resto non era malissimo, ma insomma.
Adesso finalmente ho fra le mani un romanzo che mi ha preso fin dal primo paragrafo: Middlesex di Jeffrey Eugenides. Tutti ne parlano bene e forse sì, è un libro niente male.
Siccome è autunno, ho voglia di un romanzone-casa accogliente: uno di quei libroni a tutto tondo dove accoccolarsi al calduccio come in salotto davanti al caminetto, uno di quei romanzi che ti spiegano la vita e dove tutto si tiene e tutto sembra avere un senso. Un po' come quei vecchi capolavori russi, avete presente? Ecco, mi serve un romanzone così. Perché sta arrivando il freddo.

Macubu - 12:37 - 0 commenti [ leggendo ]
25 Ottobre 2004
Occidente per principianti

Su Nazione Indiana appare un'intervista a Nicola Lagioia la cui ultima opera, a detta di Tiziano Scarpa, sembra essere un capolavoro.

Anche solo per questo pezzo di intervista Lagioia si meriterebbe l'acquisto del libro:

I primi soldi guadagnati mi sono giunti da una super raccomandata di Radio Rai incapace di scrivere i testi per i quali veniva pagata. Non incapace di uno stile efficace, attenzione: incapace di mettere su due frasi in croce! Mi mollava delle audiocassette con sopra registrati convegni di medicina o interviste a personaggi più o meno rilevanti e mi chiedeva di trasformare la sbobinatura (che facevo sempre io) in qualche cosa di leggibile. Le mandavo i testi settimanalmente via mail. E lei: “bel lavoro, ci faccio qualche correzione e lo spedisco in radio”. E la mia curiosità: “che tipo di correzione, scusa?”. E la fierezza delle sue posizioni: “oh, niente di importante, qualche errore grammaticale. Hai scritto per esempio tutti i “qual è” senza apostrofo”. Retribuzione per ogni corvè: cinquantamila lire. A questa aggiungi qualche altra marchetta per onorare le bollette di luce e telefono. Tipo: la scrittura di due o tre puntate di Vivere, la soap opera di Canale 5. Una fatica! Sintonizzarsi alla frequenza di demenza linguistica voluta dalla Endemol non era mai facile.

Nazione Indiana

Invisigot - 18:43 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
24 Ottobre 2004
Mosca bianca?

Su "Black Blog", marsilioblack segnala il sito web di Luigi Bernardi, “figura chiave dell'editoria noir nostrana”.
Tra gli estratti presentati un non recentissimo pezzo scritto per Avvenimenti, “una spietata analisi della situazione del genere nel nostro paese”:

"La difficoltà maggiore del giallo italiano, paradossalmente, pare proprio essere quella di fare i conti con la realtà. [...] Chi cercasse nei libri dei nostri giallisti tracce di presente, le troverebbe talmente fuori fuoco da risultare evanescenti, comunque deformate. Vedrebbe a fatica la criminalità organizzata, non riconoscerebbe quella politica, stenterebbe a cogliere grani di quella microcriminalità che da sempre costituisce uno degli elementi perturbatori dell'atlante di ogni paese, non centrerebbe le motivazioni individuali formate dalla contemporanea evoluzione sociale e civile. Di contro, s'imbatterebbe in carabinieri acciaccati, poliziotti pieni di risibili problemi personali, magistrati... strano, ci sono pochissimi magistrati nel giallo italiano, eppure dovrebbero costituire il cardine di ogni indagine: che sia anche questo un sintomo di faciloneria? Per non parlare dei criminali: inverosimili serial killer, moventi rococò, linguaggi e comportamenti arzigogolati, precauzioni insensate, errori clamorosi. Un mondo a parte, insomma, riciclaggio di stilemi letterari, cinematografici e televisivi, invece che prodotto di ricerche sul campo."

Mi fa quasi piacere leggere queste righe così critiche, perché mi è subito venuto in mente un controesempio da presentare; un autore, un libro, che sembra smentire punto per punto quanto -giustamente- accusato da Bernardi: parlo (ovviamente?) della “Trilogia della città di M.” di Piero Colaprico.

[causa valanga di spam, non è per ora possibile attivare i commenti, la mia mailbox è però aperta e ricettiva, e mi impegno a aggiornare il post con gli eventuali commenti che mi arriveranno via posta: aleroots@gmail.com]

AleRoots - 13:55 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
22 Ottobre 2004
state of the pages

ultimamente, purtroppo, la lettura è stato un po' il mio ultimo pensiero, devo dire.
in ogni caso ho finito il vassalli che tanto mi irritò nelle prime pagine, e che poi mi ha affascinato.
e devo un aperitivo, e qualcosa di più, a un amico.

Auro - 20:15 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
20 Ottobre 2004
Millennio. 1. Pepe Carvalho sulla via di Kabul (Manuel Vázquez Montalbán)

Approfitto del post di Vanya per informare che il 28 OTTOBRE uscirà la prima parte dell'ultimo romanzo (postumo, sigh) di Montalbán.
Ho già avvertito in ufficio che il 28 arriverò tardi (ho intenzione di assediare
una Feltrinelli a caso)... il mio amore per questo autore è quasi sconfinato!

Questo da IBS:
Mentre in uno dei palazzi del potere di Barcellona Pepe Carvalho viene accusato di omicidio, quest’ultimo e l’inseparabile Biscuter si sono già imbarcati, sotto i falsi nomi di Bouvard e Pécuchet, su una nave diretta a Genova. Con loro viaggia una misteriosa madame Lissieux che appena arrivati sul suolo italiano, e poco prima che i due soci si ritrovino su un’automobile con i freni manomessi, sparisce. Usciti indenni da questa prova, i nostri eroi proseguono la loro avventura verso la Grecia, ormai decisi a fare il giro del mondo. Ma qualcuno non crede che siano innocenti turisti, e il viaggio si trasforma sempre più in una fuga: attraversano l’Egitto, Israele, il Libano, la Turchia, l’Azerbaijan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, l’Afghanistan, l’India, inseguiti da bizzarre sette religiose, dalla mafia del narcotraffico e perfino dai servizi segreti israeliani, per arrivare infine in una Kabul da poco sconvolta dalla guerra e trovarsi coinvolti nelle lotte tra etnie nemiche.
Direttamente ispiratosi a tre archetipi della tradizione romanzesca europea – ossia Il giro del mondo in ottanta giorni di Verne, il Don Chisciotte di Cervantes e Bouvard e Pécuchet di Flaubert – Montalbán supera se stesso per suspense e umorismo, eleganza e semplicità della prosa, per l’esotismo e la profonda riflessione socioculturale. Pepe Carvalho sulla via di Kabul è la prima parte di Millennio, l’ultima opera di Montalbán, il suo presagio, il suo testamento, il primo di due volumi in cui si svela finalmente la vera natura erratica di Pepe Carvalho, in fuga per il mondo, sul nascere del XXI secolo.

Prezzo € 16,00 -- 312 pagine -- Editore Feltrinelli

Theut - 14:48 - 0 commenti [ i desiderata ]
Manuel Vasquez Montalban

Ero arrivata a 35 anni senza aver mai letto niente di Montalban, senza un perchè preciso, niente, non mi attirava semplicemente. Per me non è un fatto inusuale, la stessa cosa mi accade (rimanendo nelle vicinanze) con Camilleri. Ma il sentirne parlare così bene da persone i cui gusti letterari stimo, mi ha fatto decidere e ho così optato per un romanzo dal titolo bellissimo:"Il centravanti è stato ucciso verso sera". L'ho iniziato con le migliori intenzioni, dandomi anticipatamente della stupida per non aver tentato l'approccio prima e quasi già pregustando tutta la sua sterminata produzione che era lì e aspettava solo me...bè non è stato così. Ma in fondo era solo uno dei suoi libri, non volevo concedergli una prova d'appello? certo che sì! Ho deciso per "Assassinio al Comitato Centrale" provvidenzialmente uscito con Repubblica nella sua collana gialla. Aridaje. Non mi ha preso neanche questa volta.
Non è che possa veramente dire che non mi siano piaciuti ( soprattutto il secondo) ma l'ambientazione, i personaggi ( Carvalho in paricolare con il suo cinismo godereccio), l'atmosfera li ho trovati tutto sommato prevedibili, anche le vicende in sè non erano male ma mi davano un po' l'impressione di un amante focoso che si dilunga molto e bene nei preliminari, che promette i fuochi d'artificio e poi ti lascia con un palmo di naso facendoti pensare "ma è tutto qui?".
Tornando alle atmosfere, ecco io sono il tipo di lettrice disposta a mettere in secondo piano la storia se però mi fai "entrare" nel libro, se mi fai assaggiare, annusare, toccare le cose di cui stai parlando, se mi fai respirare la tua stessa aria. Fatto questo mi importa poco se la tua storia è quasi un pretesto per raccontare una determinata "impressione". E mi pare che Montalban presti molta attenzione proprio alle atmosfere e a descrivere stati d'animo che esulano dalla vicenda in sè; a maggior ragione mi ha lasciato un po' insoddisfatta.
Volendo fare un parallelo con un altro scrittore barcellonese, giallista e molto meno famoso, io ho adorato Francisco Gonzalez Ledesma che mi ha appagata totalmente proprio dal punto di vista delle suggestioni. Dopo aver letto "Le strade dei nostri padri" e "Soldados" ho iniziato a vedere Barcellona con occhi nuovi, a cercare la sua Barcellona ( di cui purtroppo non rimane molto, ma certi odori, certe strade, certa irresistibile sordidezza, qualcosa sì).
Ecco cosa mi è mancato in Montalban.

Vanya - 11:24 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
19 Ottobre 2004
Metafisica dei tubi - Sabotaggio d'amore (Amélie Nothomb)

In "Metafisica dei tubi" l'autrice racconta i suoi primissimi anni di vita trascorsi in Giappone. Una sorta di autobiografia nella quale lei è sempre al centro del mondo, un Dio che ha bisogno di essere adorata dalla sua tata, che capisce più di quanto gli altri pensano e che tratta tutti con una condiscendenza più o meno marcata.
"Sabotaggio d'amore" è una specie di continuazione dell'opera precedente: il padre diplomatico venne trasferito a Pechino, e con lui la sua famiglia. Qui tutto gira intorno alla guerra mondiale che coinvolge i figli dei diplomatici stranieri a Pechino nel ghetto di San Li Tun, all'inizio degli anni Settanta. Qui la protagonista, una bambina di sette anni scopre l'amore e per la prima volta non si considera più il centro dell'universo.

Cosa hanno in comune questi due brevi romanzi? Bè, sono autoreferenziali in maniera quasi irritante. Adoro il modo di scrivere della Nothomb, ma qui il suo "giocare a essere la più brava di tutte" a un certo punto non è più divertente. Purtroppo qui le sue doti di ironia e il suo essere tagliente e sorprendente sono un po' messe in ombra.


Theut - 12:37 - 0 commenti [ ]
18 Ottobre 2004
Antonia S. Byatt-La vergine nel giardino

La scrittura di Antonia Byatt è densa. Ogni pagina è come un bazar di emozioni sensoriali. Il tatto sfiora i tessuti, la vista ammira la luce, l'odorato gode della brughiera, il gusto assapora il the, l'udito si stupisce dei fragori e dei sussurri. Questo libro è il primo di quattro, e racconta la storia di Frederica, giovane inglese negli anni '50, e della sua vita, di tutto il mondo che la circonda. E mi piace moltissimo, proprio per l'incredibile densità di emozioni che trasmette. Una citazione, che, essendo la seconda di una serie, annuncia-forse- una tipologia :)
"-Come il gatto del Cheshire,-disse Alexander, ma Jenny replicò bruscamente che non era il caso di scherzare, era ormai diventata una perpetua Alice che spia giardini inaccessibili dal buco della serratura, e desiderava un po' di terrena realtà. Grazie tante"

CharlotteSometimes - 23:12 - 0 commenti [ leggendo ]
15 Ottobre 2004
Domani andrò sposa (Michela Volante)

Roma 1690. Petronilla Paolini Massimi, lascia Castel Sant'Angelo, il marito e i figli accompagnata da Fatima, la cameriera che ha fatto convertire alla religione cattolica. Torna nel convento dov'è cresciuta. Straziata dal dolore del distacco, abbandona i figli, tre maschi. Sono giovanissimi ma nei loro occhi Petronilla ha già cominciato a intravedere una minacciosa somiglianza con il marito, Francesco Massimi, cui andò sposa all'età di dieci anni. Depredata di un ricchissimo patrimonio, della libertà fisica, di ogni umana felicità, la sua esistenza è stata una strenua lotta per un'unica ragione di vita: la scrittura. Ma ha pagato un prezzo altissimo. Romanzo ispirato alla figura storica di Petronilla Paolini Massimi (1663-1726).

Del libro avevo sentito parlare dalla cugina dell'autrice e devo dire che si è rivelato un consiglio felice. Il romanzo si snoda attraverso la voce di 5 donne che raccontano la storia della protagonista da differenti punti di vista: la governante della casa rimarca i maltrattamenti subiti da Petronilla, la madre della protagonista rimpiange tutte le decisioni che altri hanno preso al suo posto a causa della sua debolezza di carattere e al fatto di essere donna in quel determinato periodo storico. La badessa del convento incarna invece la società e i suoi pregiudizi che vedono in una donna che scappa dal marito sola una persona orgogliosa che vuole far parlare di sè; Fatima, la "dama di compagnia" invece rivela il carattere riservato ma pieno di bontà della sua padrona. Infine, Petronilla, che compie un gesto di audacia, insofferenza e crudeltà per poter esprimersi come artista prima che come donna. Non sarà tutto rose e fiori ma otterrà quella fama che allontana l'oblio. Il suo ardore nel voler scrivere ad ogni costo, il suo dolore quando le muore il secondogenito... tutto fa di lei una persona vera, viva. Le altre figure rimanfono un po' sullo sfondo, quasi bidimensionali; il marito sembra un uomo malvagio, una specie di inesauribile castigatore che solo in punto di morte si "pente". L'escamotage del racconto corale consente davvero una sfaccettatura del personaggio che ho molto apprezzato, e per essere l'opera prima di una giovane autrice devo dire che si è trattata di una lettura assai piacevole.

Theut - 15:16 - 0 commenti [ impressioni ]
14 Ottobre 2004
macroscopici errori

è bruttissimo amare un autore e trovare in un suo libro una semplificazione errata di un fatto che ti segna moralmente e civilmente.
è quello che mi è successo leggendo marco e mattio di sebastiano vassalli, nel corso del quale a un certo punto viene scritto: Non c'è più, a valle, Longarone. O, per meglio dire, c'è una brutta moderna cittadina che porta ancora il nome di un paese cancellato dalla faccia del mondo il 9 ottobre del 1963: quando, in seguito al cedimento di una diga, le acque del lago artificiale del Vajont si abbatterono sui centri abitati della valle del Piave, provocando la più grande catastrofe di cui sia abbia memoria su queste montagne...
egregio dott. Vassalli, io ho lodato i suoi scritti, qui e altrove, ho consigliato i suoi libri a persone che non so se abbiano ben capito, ma con un entusiasmo che forse è pari solo a quello del suo editore... quindi non sa quanto mi spiace, ora, dover correggere un uomo di cui ho apprezzato la cultura storica e il lavoro di ricerca con cui scrive ogni suo romanzo: quindi si immagini una donna piccola e rabbiosa, che si fa ancora più piccola e cerca un po' di quell'umiltà che raramente la caratterizza, comunicandoLe che, nel caso non lo sapesse, l'unica cosa che è rimasta intatta in quella valle è proprio quella diga.

Auro - 18:57 - 0 commenti [ ipse dixit ]
La pazienza del ragno

Intendiamoci, Camilleri è sempre Camilleri, e non sbaglia un colpo.
Il libro è bello, la trama tiene viva la tensione fino alla fine, pur senza che scorra una singola goccia di sangue, Catarella è in gran forma, gli scambi col questore sono favolosi, e pure le mangiate alla nuova trattoria (anche se mio personalissimo parere, Livia se ne può pure tornare a Boccadasse e starci vita natural durante).
Il problema è un altro: in tutte le recensioni che ho letto, e pure nel risvolto di copertina, si punta moltissimo su una presunta "nuova sensibilità" di Montalbano, sul fatto che dopo essere stato ferito sia più facile alla commozione e ad una sorta di "bontà" che prima non aveva.
Ecco, è qui che secondo me non ci siamo.
Intanto Salvo a me piace fituso e stronzo, e mi sembra che anche in questo libro lo sia come è sempre stato..
E soprattutto, fituso e stronzo sì, ma non mi sembra che prima fosse 'sto blocco di granito insensibile, basta pensare a quanto vuole bene a François, a quanto si occupa di lui, o a come si commuove per la sorte dei due amanti de "Il cane di terracotta", o ancora alla sua preoccupazione per il rispetto del corpo di Michela Licalzi ne "La voce del violino".
Ma li avranno letti, gli altri libri, 'sti commentatori??

Frine - 18:07 - 0 commenti [ leggendo ]
Ben ritrovati

Ci siamo di nuovo.
Solo questo.

E non commentate eh!

Invisigot - 09:53 - 0 commenti [ pensieri di parole ]