<< Dicembre 2004 - Tentativi Di Letture - Febbraio 2005>>
31 Gennaio 2005
ma se ne scrivi tanto che vuol dire...?

questo palahniuk. così ggiovane, così famoso, così inflazionato che ho aspettato un bel pò di tempo a leggerlo o anche solo a considerare di leggerlo. lo guardavo con sufficienza poggiato sullo scaffale di camera mia o lo ignoravo direttamente (e sinceramente). in libreria smorfieggiavo col cervello di fronte ai suoi titoli apparsi in tempi sospetti ed esibiti smaccatamente in sequenza uno vicino l'altro. poi un suo libro mi è venuto a cercare e ho pensato fosse giunto il momento. credo un pò a queste cose. ho sentito per caso, letto in radio, un bell' stratto suo e mi sono decisa a prendere in mano "soffocare".
togliamo subito di mezzo il giudizio. palahniuk per me non è essenziale. mentre lo leggevo è successo il contrario di quello che di solito succede coi libri. è successo cioè che il ritmo abbia d'un tratto rallentato e che dopo un primo tempo di grande coinvolgimento la sua insistenza descrittiva mi sia venuta a noia, specie quando tenta di impressionare chi legge con certi dettagli forzati, tipo il grigiume agli angoli deglia occhi dei vecchi residenti nella casa di riposo. benchè il suo linguaggio sia senza dubbio "teso" come dice la quarta di copertina, è proprio l'affastellamento ed il singhiozzo delle sue frasi brevi che di tanto in tanto tira troppo la corda e blocca la fantasia del lettore, ne inibisce il trasporto, e compromette il filo che dovrebbe sempre esserci tra lettore/libro. è cme se una volta capito il suo passo, cioè il suo modo di raccontare, si finisse col distrarsi. ero preparata a leggere qualcosa di non so, cyber, punk, splatter, provocatorio, strano e perciò ho chiuso un occhio di fronte ad un incipit un pò gratuito in cui l'autore invita a smettere di leggere il libro e a non andare a avanti, e ho fatto bene. perchè palahniuk è anche bravo. ha una inventiva rara. ha delle trovate originali e a volte anche poetiche. tira fuori il lato oscuro della società, i mali moderni della solitudine, delle dipendenze, della mancanza d'amore, d'amici, di sogni. in questo riesce bene, ed in questo le sue frasi ristrette centrano l'obiettivo in ieno. inoltre il nostro sa raccontare storie in modo destrutturato, cosa che concatena i fatti salvandoti giusto un attimo prima di piombare nell'effetto noia.
fastidioso un pò il colpo di scena finale di cui non si sentiva il bisogno. nel complesso lo leggerei ancora. capitasse di.

Taryn - 23:02 - 0 commenti [ ]
24 Gennaio 2005
Sotto la pelle di Michel Faber

A questo libro stavo dietro da mesi, da quando la prima volto lo sorpresi a occhieggiarmi in non so più quale libreria; ma vista la pila di altri pargoli in attesa di qualcuno che gli prestasse un po' di attenzioni avevo rimandato l'aquisto. Finalmente qualche giorno fa ho ceduto. Lo inizio e mi rendo conto subito di avere una bella cosa tra le mani, più che bella direi calamitante: impossibile staccarsene. Scrittura lineare e precisa che scivola via tranquilla, una storia di quelle che ti prendono in meno di niente e soprattutto la bravura di Faber che somministra ogni poco piccoli dettagli che ti fanno intuire...e ti ritrovi con i "ma può essere che...?" o i "no, non sarà mica...!". Senza un vero colpo di scena, ma solo piccolissimi imput che ti portano finalmente a capire. Insomma un gran bel romanzo... se non fosse per la fine!!!!
Ma quanto ne ho le palle piene di questi bei lavori che ti ci crogioli in mezzo mentre li leggi e poi finiscono in modo assolutamente inadeguato!
sono avvelenatissima!! ( ma se non avete come me la fissazione per i finali perfetti vale decisamente la pena leggerlo)

Vanya - 15:00 - 0 commenti [ impressioni ]
21 Gennaio 2005
ritorno alle origini

sono tornati i commenti!

Auro - 00:02 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
18 Gennaio 2005

forse è capitato anche a voi, sotto natale, di stare in coda alla cassa di qualche libreria ad aspettare il vostro turno e di intrattenervi perlustrando con lo sguardo i soliti espositori adiacenti al banco. e forse è successo anche a voi di trovare con stupore tra i soliti best seller qualcosa che riusciva ad attrarvi. essendo una patita della produzione cinematografico-letteraria di asia e dintorni, un nome cinese/giapponese mi colpisce nel giro di un briciolo-secondo, perciò leggendo tra gil altri il nome di "zhou weihui" ho subito sentito un notevole prurito alle mani, e ho pensato tra me e me "ma guarda! un best seller cinese..?? urca..!". leggendo il retro di copertina l'effetto "attrazione" si è ripetuto, così mi sono portata a casa questo libro il cui titolo in realtà "shanghai baby", avrebbe già dovuto mettermi ben che in guardia. una volta a casa, ho letto il primo capitolo e mi è venuta in mente una parola sola. imbarazzante. mi sembrava di leggere harmony. sembrava di leggere il diario di una adolescente con qualche problema. mi sentivo tra la scemo e il perplesso. il libro è assolutamente privo di irona, ingenuo (nonostante il tentativo di essere trasgressivo o provocatorio), troppo diretto, esplicito, banale. ero tentata di accantonarlo, ma non è nella mia filosofia di vita, così lo sto terminando e vedo almeno come va a finire. di bello c'è il paesaggio di shanghai e poco pochissimo altro. lo porto avanti con ironia, sogghignando di fronte a frasi tipo "l'autunno nella cina del sud, limpido e raggiante, fa nascere l'amore nel cuore della gente".
mi chiedo come possa l'autrice citare ian curtis e scrivere cose del genere.
forse non bisogna mai fidarsi degli espositori vicini alla cassa.

Taryn - 13:17 - 0 commenti [ ]
16 Gennaio 2005
australia

sto leggendo "in un paese bruciato dal sole" di bill bryson. al di là del fatto che il libro mi piace moltissimo, ma non riesce a farmi pensare "che voglia che ho di vedere l'australia...", mi sono accorta che nel libro avevo infilato una cartolina che un'amica aveva scritto e che poi non aveva mandato e che quello è il mio segnalibro e che rimarrà sempre dentro a quel libro.
memories of what we've done...

Auro - 13:18 - 0 commenti [ in mezzo alle pagine ]
fra autori del blog...

...da oggi c'è anche taryn.
[un'AuroContenta]

Auro - 13:16 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
pensieri tristi di inizio anno

Negli ultimi anni sempre più raramente mi capita di incontrare libri e autori notevoli o che comunque lascino in me qualcosa di più di una traccia o la voglia di leggere altro dello stesso autore. Dividendo la mia vita di lettrice in due, mi accorgo che i miei grandi amori di carta, le mie grandi folgorazioni, li ho scoperti tutti nella prima parte: Marquez, Kundera, Karen Blixen, la prima Allende, Tolkien, Bufalino, John Irving, Amado, Forster, Fitzgerald, Benni, Pennac, Jong ( ho gusti variegati e non sempre condivisibili, lo so) li ho letti tutti tra i 15 e i 25 anni o giù di li. E dopo? tra i 25 e i 35? ho letto sì altri libri che ho apprezzato moltissimo e che mi hanno fatto venir voglia di urlare mioddioquantèbello, ma con sempre minor frequenza, giusto Maggiani, McEwan, Saramago, certo Yehoshua, Gonzalez Ledesma, certo Trevor, "Q" e cos'altro? poco
Eppure leggo più di un tempo e continuo a essere intossicata dalla lettura, drogata dai libri come dalle mie Marlboro...allora cos'è? il mio senso critico si è evoluto con l'età? sono diventata più esigente, difficile, chiusa?
comunque sia mi mette molta tristezza questa consapevolezza e pensare anche che potrebbe essere un percorso in progress, che sempre più raramente potrei trovare sorpresa, entusiasmo, piacere folle, godimento e partecipazione totale mentre leggo, pur continuando a non poterne fare a meno. questo tiepidume mi imbarazza e deprime. in tutto ciò mi appare l'immagine di mio padre che a cinquant'anni ha buttato via tutti i suoi-moltissimi-libri perchè non gli avevano dato la felicità...

Vanya - 11:56 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
13 Gennaio 2005
la vera cultura

"Certe volte l'acculturamento impoverisce il punto di vista, allontana dalle forze reali che muovono il mondo. Le copre con un velo, come fa il benessere. Per cui serve una vera cultura che le riavvicini riportandole sotto i nostri occhi in piena evidenza".
Edoardo Albinati, Il ritorno, Mondadori, 2002

Auro - 01:02 - 0 commenti [ ipse dixit ]
11 Gennaio 2005
Le correzioni - Jonathan Franzen

Un libro stupendo, a partire dalla storia, che è storia comune di tante famiglie, dai litigi, alle manie, alle abitudini, piccole miserie e piccole gioie in cui riconoscersi e confrontarsi. E uno stile impeccabile, ricco ma non pomposo o artefatto.

Ma la cosa che più mi ha colpito di questo libro è la caratterizzazione dei personaggi, precisa e puntuale anche per le figure di contorno, di cui la storia viene solo abbozzata (e tu, accidenti, vorresti che ci fossero libri interi anche per raccontare le loro storie..); i protagonisti, poi, sono così veri, sfaccettati, ne è la prova il fatto che nessuno di loro risulta totalmente simpatico o antipatico, non c'è una divisione bianco/nero, buono/cattivo: Chip è un povero fallito, che non combina nulla di buono, e dovrebbe istintivamente starmi sulle scatole, ma alla fine provo pena per lui, mi sento vicina al suo senso di impotenza; Enid è saccente e borghese e tremendamente legata alle apparenze, ma al tempo stesso capace di forza d'animo, di pazienza e di momenti di gioia, e così è per gli altri (sì, anche per quell' arrampicatore di Gary..)

Già classificato fra i migliori del 2005 ;-)

Frine - 14:50 - 0 commenti [ impressioni ]
4 Gennaio 2005
2004

ho letto tanto quest'anno, non tantissimo. insomma una buona media, per i miei standard.
qui tutti i libri letti di cui ho avuto voglia di parlare.
gli altri sono libri di studio personale (studiare cose e persone era una delle cose che volevo fare nel 2004 e che ho fatto!) che non avevo voglia di "recensire".
e comunque quasi tutto quello che ho letto mi è piaciuto molto. assai. sono prorpio contenta. almeno da un punto di vista "letture" il 2004 è stato meno funesto degli altri ambiti.
(post autoreferenziale al massimo)

Auro - 00:26 - 0 commenti [ impressioni ]