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25 Febbraio 2005

solo due cose.
la prima è che "il grande salto" per essere di elmore leonard è tradotto con una quantità di refusi piuttosto imbarazzante.(almeno la copia che ho avuto per le mani io). caro signor einaudi, che c'è? le son caduti gli occhiali?
la prego sentitamente di fare qualcosa.
la seconda è che la rima di cui sotto NoN è un tentativo di poesia. me ne sono accorta dopo.

Taryn - 12:39 - 0 commenti [ ]
22 Febbraio 2005

i secondi che sgocciolano via.
è un'espressione di fermine che non mi va via.

Taryn - 15:36 - 0 commenti [ ]
Cito e ci penso

"Che altro vuole che le dica? Nel romanzo d'appendice canonico, la chiave del successo è semplice: l'eroe, l'eroina, hanno virtù o tratti che inducono il lettore a identificarsi con loro. Se accade oggi con i teleromanzi, immagini l'effetto in quell' epoca senza radio nè televisione, su una borghesia avida di sorprese e di distrazioni, poco esigente in quanto a qualità formale e a buon gusto... Quel genio di Dumas lo capì, e con sapiente alchimia fabbricò un prodotto di laboratorio: qualche goccia di questo, un po' di quello, e il suo talento. Risultato: una droga che creava tossicomani." Mi indicai il petto, non senza orgoglio. "che ne crea tutt' ora."
(da "Il Club Dumas" di Arturo Pérez-Reverte)

Ecco, Boris Balkan, che parla, ha proprio ragione.
Non voglio fare un' apoteosi della letteratura di consumo, tralasciando l' importanza dello stile, dell' eleganza, della cura nello scrivere.
Però.
E' una trama che mi tiene legata ad un libro pagina per pagina, è uno sviluppo: di personaggi, di idee, di fatti.
Non sono le belle parole fine a se stesse.
Ecco, è quello che non sopporto: leggere una pagina e sentire, in trasparenza, lo scrittore che dice "uh mamma, come sono bravo come sono colto come sono forbito".
Si può essere bravi con le parole e farne godere il lettore, sorridere insieme a lui (un nome a caso, Benni), oppure si può troneggiare sulla propria verbosità (un nome a caso: Baricco).

Ma la storia, cavolo, la storia.
Quella è fondamentale.
Un altro bistrattato dai critici, Stephen King, l' ha detto a chiare lettere: "E' la storia, non chi la racconta."
Se una storia vale, la vivrò pienamente qualsiasi sia lo stile scelto per raccontarmela.
Riderò, e mi commuoverò, e mi rifiuterò di dormire fino a che non sarò arrivata in fondo.
Se non c'è quella, le belle parole valgono poco.

Frine - 12:17 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
8 Febbraio 2005
raccappriccio

oggi ho visto una tipa in metropolitana che leggeva un libro e usava una graffetta metallica come segnalibro.
non riuscirei mai a farlo.
mai.
(i commenti come al solito sono saltati)

Auro - 20:53 - 0 commenti [ in mezzo alle pagine ]
4 Febbraio 2005
due riflessioni due

Uno. Se devi truccarti perché stai per uscire, e sei pure in ritardo, e appoggi il mini specchietto sul libro aperto perché così riesci ad occhieggiare qualche riga mentre fai sparire il tuo pallore mortale, forse la sindrome da lettura compulsiva sta toccando nuove vette.

Due. Questa storia dei punti speciali Feltrinelli da accumulare da qui a giugno e calcolati sul totale della spesa mi convince poco. 1 punto ogni 10 euro, 60 punti 25 euro di sconto, pure io che sono una scarpa in matematica mi rendo conto che devo spenderne seicento per averne venticinque in omaggio. Bah.

Frine - 18:47 - 0 commenti [ pensieri di parole ]
2 Febbraio 2005
corsi e ricorsi

"non comincerai anche tu adesso" fece.
"come non comincerai anche lui?" intervenne la Liberata.
"sì, dico, non comincerà anche lui a fare l'estremista. perché di estremisti, qui, ce ne sono anche troppi!"
"e chi fa l'estremista?" ribatté il Villa padre. "sto solo cercando di difendere quelle che son da sempre state le mie idee".
giovanni testori, il Fabbricone, 2002, mondadori

Auro - 22:39 - 0 commenti [ ipse dixit ]