14 Aprile 2005
degli uomini e delle donne

che l'uomo è pollo.
che l'uomo è cieco.
che l'uomo ci sa fare e sa corteggiare, ma sa anche (far) perdere un sacco di tempo.
che la donna è un po' scema.
che la donna vuole vuole vuole ma quel che stringe spesso non è granché.
che la donna quando si arrende (se si arrende) poi sa ricominciare. dopo.
e se c'è ironia, scanzonatura, esagerazione e paradosso, allora state leggendo "il destino di chiama clotilde" di giovannino guareschi.

"lavorate per un'agenzia?"
"sì, e voi?"
"io no: io lavoro per la gloria" rispose Bettel. "è una cosa meno seria ma si guadagna di più"
[...]
"ecco" pensava Clo "quando io mi trovo davanti a filimario dublé lo amo e lo odio allo stesso tempo. quando invece gli sono lontana non riesco altro ceh a volergli bene. perché mi succede questo?"

Auro - 00:40 - 0 commenti [ impressioni ]
13 Marzo 2005
Cordiali saluti - Andrea Bajani

Lui è il Killer, scrittore egregio di lettere di licenziamento. Usa il linguaggio degli adulatori per cacciare le persone dall'azienda; è temuto dai colleghi e adorato dalla dirigenza.
Però lui è anche un papà pro tempore, condannato suo malgrado dagli eventi a prendersi cura di due marmocchi.
In questa famiglia obbligata non esistono risorse umane, produttività, elogio e apparenza ma solo una strada che inesorabilmente è destinata ad un addio, a più addii. Tra i bambini e il ramarro; tra il Killer e un mondo, che in fondo, non è mai stato suo.

Invisigot - 11:33 - 0 commenti [ impressioni ]
24 Gennaio 2005
Sotto la pelle di Michel Faber

A questo libro stavo dietro da mesi, da quando la prima volto lo sorpresi a occhieggiarmi in non so più quale libreria; ma vista la pila di altri pargoli in attesa di qualcuno che gli prestasse un po' di attenzioni avevo rimandato l'aquisto. Finalmente qualche giorno fa ho ceduto. Lo inizio e mi rendo conto subito di avere una bella cosa tra le mani, più che bella direi calamitante: impossibile staccarsene. Scrittura lineare e precisa che scivola via tranquilla, una storia di quelle che ti prendono in meno di niente e soprattutto la bravura di Faber che somministra ogni poco piccoli dettagli che ti fanno intuire...e ti ritrovi con i "ma può essere che...?" o i "no, non sarà mica...!". Senza un vero colpo di scena, ma solo piccolissimi imput che ti portano finalmente a capire. Insomma un gran bel romanzo... se non fosse per la fine!!!!
Ma quanto ne ho le palle piene di questi bei lavori che ti ci crogioli in mezzo mentre li leggi e poi finiscono in modo assolutamente inadeguato!
sono avvelenatissima!! ( ma se non avete come me la fissazione per i finali perfetti vale decisamente la pena leggerlo)

Vanya - 15:00 - 0 commenti [ impressioni ]
11 Gennaio 2005
Le correzioni - Jonathan Franzen

Un libro stupendo, a partire dalla storia, che è storia comune di tante famiglie, dai litigi, alle manie, alle abitudini, piccole miserie e piccole gioie in cui riconoscersi e confrontarsi. E uno stile impeccabile, ricco ma non pomposo o artefatto.

Ma la cosa che più mi ha colpito di questo libro è la caratterizzazione dei personaggi, precisa e puntuale anche per le figure di contorno, di cui la storia viene solo abbozzata (e tu, accidenti, vorresti che ci fossero libri interi anche per raccontare le loro storie..); i protagonisti, poi, sono così veri, sfaccettati, ne è la prova il fatto che nessuno di loro risulta totalmente simpatico o antipatico, non c'è una divisione bianco/nero, buono/cattivo: Chip è un povero fallito, che non combina nulla di buono, e dovrebbe istintivamente starmi sulle scatole, ma alla fine provo pena per lui, mi sento vicina al suo senso di impotenza; Enid è saccente e borghese e tremendamente legata alle apparenze, ma al tempo stesso capace di forza d'animo, di pazienza e di momenti di gioia, e così è per gli altri (sì, anche per quell' arrampicatore di Gary..)

Già classificato fra i migliori del 2005 ;-)

Frine - 14:50 - 0 commenti [ impressioni ]
4 Gennaio 2005
2004

ho letto tanto quest'anno, non tantissimo. insomma una buona media, per i miei standard.
qui tutti i libri letti di cui ho avuto voglia di parlare.
gli altri sono libri di studio personale (studiare cose e persone era una delle cose che volevo fare nel 2004 e che ho fatto!) che non avevo voglia di "recensire".
e comunque quasi tutto quello che ho letto mi è piaciuto molto. assai. sono prorpio contenta. almeno da un punto di vista "letture" il 2004 è stato meno funesto degli altri ambiti.
(post autoreferenziale al massimo)

Auro - 00:26 - 0 commenti [ impressioni ]
27 Dicembre 2004
Niente, più niente al mondo - Massimo Carlotto

veloce come una televendita di materassi.
cinico come lo sguardo del giornalista che ti racconta l'andamento della borsa.
violento come un calcio nei coglioni.
amaro come il caffé della macchinetta quando è finito lo zucchero.
disincantato come lo sguardo di un bambino che sa che il dentista gli farà male, anche se appesi ai muri della sala d'aspetto ci sono i poster della pimpa.
vero e nudo.
...mi sembra un organo che vibra per me e per te, qui nell'immensità del cielo... per me e per te, nel ciel...

Auro - 19:20 - 0 commenti [ impressioni ]
19 Dicembre 2004
Niente, più niente al mondo - Massimo Carlotto

Questo libro di circa 70 pagine è un brevissimo spaccato di società moderna.
E' il monologo di una donna, madre e moglie in una famiglia piemontese come tante, onesta e lavoratrice. Una famiglia come tante altre in Italia, ma soprattutto una famiglia come moltissime altre a Torino.
Dove il marito è cassintegrato e poi licenziato dopo 20 anni di Fiat. Poi costretto ad accettare lavoro in nero come magazziniere.
Dove la moglie fa le pulizie in casa dei signori e sogna una vita che non ha mai avuto. Sogna che la figlia diventi una valletta, una velina (hai la terza di seno e un sedere che sembra disegnato) e non sia costretta alla stessa vita mediocre. E che si prenda cura di lei in futuro.
Una famiglia dove il dialogo è inesistente (per parlare si parla ma non di noi stessi o di quelle cose che stanno dentro e a volte vorresti tirare fuori perchè sono ficcate nella gola e ti sembra di scoppiare) e i giorni per la protagonista scorrono identici a se' stessi tra la De Filippi, la parrucchiera, il sabato a danzare il liscio e, inevitabilmente, una bottiglia di vermouth (siamo solo degli estranei che ballano insieme perchè è sabato e ci dobbiamo divertire per forza altrimenti saremmo tutti a casa a fissare il televisore).
Fino alla tragedia finale.

Invisigot - 22:24 - 0 commenti [ impressioni ]
8 Dicembre 2004
oplà

mercoledì prossimo verrà presentato al Leonkavallo il libro "Pinelli, una finestra sulla strage", scritto da Camilla Cederna, uscito nel 1971 e quest'anno ristampato con una splendida prefazione di Deaglio. l'ho appena terminato ed è assolutamente un libro che consiglio.
si legge lento perché i nomi rimandano a un sacco di altre cose, vengono in mente spunti, si vuole (o meglio io ho voluto) approfondire molte cose. talvolta ho chiamato mia madre per chiederle informazioni: "mamma tu te la ricordi la manifestazione? ma i milanesi che hanno fatto durante il processo? cosa hanno detto quando si è scoperto che pinelli non c'entrava, che inizialmente si condannava valpreda?".
non è una lettura da spiaggia, forse non lo è neanche da treno (anche se io l'ho letto in buona parte in treno).
è una lettura civile.

Auro - 23:12 - 0 commenti [ impressioni ]
31 Ottobre 2004
a voi non succede mai?

mi spaventa molto il fatto che siano notevolmente più frequenti le volte in cui, leggendo un racconto o un romanzo giallo o in cui ci sia un mistero, capisco che è stato il maggiordono dopo le prime venti pagine.
"una cena molto originale" di pessoa (attenzione, il link contiene spoilerissimo!) è una delle ennesime conferme.
che debba iniziare a leggere solo harmony?
Latigna

Auro - 10:34 - 0 commenti [ impressioni ]
15 Ottobre 2004
Domani andrò sposa (Michela Volante)

Roma 1690. Petronilla Paolini Massimi, lascia Castel Sant'Angelo, il marito e i figli accompagnata da Fatima, la cameriera che ha fatto convertire alla religione cattolica. Torna nel convento dov'è cresciuta. Straziata dal dolore del distacco, abbandona i figli, tre maschi. Sono giovanissimi ma nei loro occhi Petronilla ha già cominciato a intravedere una minacciosa somiglianza con il marito, Francesco Massimi, cui andò sposa all'età di dieci anni. Depredata di un ricchissimo patrimonio, della libertà fisica, di ogni umana felicità, la sua esistenza è stata una strenua lotta per un'unica ragione di vita: la scrittura. Ma ha pagato un prezzo altissimo. Romanzo ispirato alla figura storica di Petronilla Paolini Massimi (1663-1726).

Del libro avevo sentito parlare dalla cugina dell'autrice e devo dire che si è rivelato un consiglio felice. Il romanzo si snoda attraverso la voce di 5 donne che raccontano la storia della protagonista da differenti punti di vista: la governante della casa rimarca i maltrattamenti subiti da Petronilla, la madre della protagonista rimpiange tutte le decisioni che altri hanno preso al suo posto a causa della sua debolezza di carattere e al fatto di essere donna in quel determinato periodo storico. La badessa del convento incarna invece la società e i suoi pregiudizi che vedono in una donna che scappa dal marito sola una persona orgogliosa che vuole far parlare di sè; Fatima, la "dama di compagnia" invece rivela il carattere riservato ma pieno di bontà della sua padrona. Infine, Petronilla, che compie un gesto di audacia, insofferenza e crudeltà per poter esprimersi come artista prima che come donna. Non sarà tutto rose e fiori ma otterrà quella fama che allontana l'oblio. Il suo ardore nel voler scrivere ad ogni costo, il suo dolore quando le muore il secondogenito... tutto fa di lei una persona vera, viva. Le altre figure rimanfono un po' sullo sfondo, quasi bidimensionali; il marito sembra un uomo malvagio, una specie di inesauribile castigatore che solo in punto di morte si "pente". L'escamotage del racconto corale consente davvero una sfaccettatura del personaggio che ho molto apprezzato, e per essere l'opera prima di una giovane autrice devo dire che si è trattata di una lettura assai piacevole.

Theut - 15:16 - 0 commenti [ impressioni ]
19 Settembre 2004
La donna abitata di Gioconda Belli

Racconta di due donne, la prima è Lavinia, un'architetta giovane, bella appartenente all'alta borghesia di un fantomatico paese centroamericano in cui è facilmente riconoscibile il Nicaragua, che pacatamente e passivamente "dissente".
La seconda è Itzà un'india mitica ( ma forse no) che combatteva contro i conquistadores e che rinasce nel giardino di Lavinia.
Realtà e leggenda diventano indistinguibili e questa rinascita coinvolgerà entrambe portando Itzà a rivivere in Lavinia e a tornare a combattere contro altri conquistadores ( ma forse sono sempre gli stessi...).
La scrittura è molto semplice e lineare ( gli scrittori centro e sudamericani riescono a essere mostruosamente barocchi quanto disarmantemente semplici), senza grandi velleità estetiche e la storia tutto sommato è prevedibile, soprattutto per quanto riguarda la nascita della consapevolezza di Lavinia.
Il punto di forza del romanzo secondo me sono Itzà e la sua voce (solo lei racconta in prima persona), il racconto del suo amore, delle sue battaglie senza speranza, della sua tremenda scelta che si intreccia alla storia attuale di Lavinia.
Interessante.

Vanya - 22:15 - 1 commenti [ impressioni ]
11 Settembre 2004
Jonathan Coe - La casa del sonno
Ci sono libri che hanno il potere di riconciliare con la lettura. Negli ultimi dieci giorni/due settimane ho letto pochissimo, e, quel che è peggio, era perché non ne avevo voglia. Sarà stata pigrizia mentale post-vacanziera, o la conseguenza della fatica di leggere due libri in inglese uno dopo l'altro, fatto sta che la consueta pila di libri in attesa anzichè stuzzicarmi come al solito, mi lasciava totalmente indifferente.
Poi una busta nella cassetta delle lettere, e lo sforzo per aprire la prima pagina. Da lì in poi solo piacere, divertimento, suspence. La busta conteneva "La casa del sonno", di Jonathan Coe.
Come dire, in questo libro c'è tutto. Si legge facilmente e con gusto; la storia si dipana alternativamente (capitoli pari e dispari) lungo due diverse situazioni temporali, ma stare dietro ai salti cronologici non richiede quasi nessuna fatica. Non mancano i temi intriganti -sogni, sonno e i misteri che ci stanno dietro, il cinema come arte e ossessione- e i personaggi sono quelli a cui Coe ci ha abituati: la cortigiana quarta di copertina parla di "girandola di personaggi ora commoventi ora comici, in un dormiveglia caotico che non conosce riposo", e per una volta ci si può fidare. E poi l'intreccio: geniale, complesso, cervellotico all'apparenza ma che acquista un suo disegno chiaro e evidentissimo se visto dall'alto, proseguendo fra i capitoli si intuisce poco alla volta il filo unico che tiene insieme tempi e personaggi, avanza con le pagine la consapevolezza di come vite diverse, originali all'estremo o estremamente comuni, siano legate, all'insaputa degli stessi protagonisti che quelle vite le vivono, a beneficio esclusivo del godimento del lettore.
Tutto questo e non solo sta in questo agile romanzo di 300 pagine, 300 pagine totalmente prive di presunzione o autoconsapevolezza, la storia e null'altro, senza indulgere in virtuosismi letterario-narrativi; vero, i capitoli terminano senza punti, e con la parola che apre il capitolo successivo, ma è un di più, niente di più probabile che il lettore non ci faccia neanche caso, assorbito nel flusso della vicenda, come un di più è la spassosa stesura dell'articolo, che finirà totalmente travisato per una semplice traslocazione numerica delle note a piè pagina, e inciderà profondamente sulle vite di chi ci ha avuto a che fare.
L'understatement applicato alla narrativa, il meglio che chi ama leggere possa desiderare; se non fosse per il rischio temibile di abituarsi troppo bene, e che dopo un paio di questi libri, il palato letterario sia diventato troppo fine, e trovare di che soddisfarlo diventi un'impresa dsempre più difficoltosa.
AleRoots - 17:16 - 0 commenti [ impressioni ]
4 Settembre 2004
Il ragazzo giusto di Vikram Seth

Devo avvertire che sto per parlare di un tomo di 1596 pagine glossario escluso...se come deterrente non basta, aggiungo che per facilitarne la fruizione ( o spaventare ulteriormente l'incauto lettore), l'autore ha pensato bene di inserire a inizio libro l'albero genealogico delle quattro famiglie che ne sono protagoniste...
ok, il lato positivo è che il romanzo è bellissimo!
Ambientato nell'India degli anni '50 ( 3 anni dopo l'indipendenza), la storia in sè non è affatto complicata, tutto sembrerebbe ruotare intorno alla scelta del "ragazzo giusto" con cui Lata Mehra dovrebbe sposarsi. In realtà è quasi un pretesto per mettere in scena una girandola di personaggi belli, improbabili, assurdi e serissimi , ognuno dei quali ha un ruolo ben determinato e incarna un aspetto diverso questo strano paese. Perchè il romanzo stesso non è che un grande affresco dell'India di quegli anni, della situazione politica post-Ghandi, del sistema delle caste, della partizione del Pakistan e della religione naturalmente. Quest'ultimo aspetto mi è parso particolarmente ben descritto anche perchè l'autore sembra non prendere posizione nei conflitti tra musulmani e indù, ma ne osserva l'assurdità e il grottesco di certe manifestazioni e comportamenti reciproci; ma ce ne fa intuire anche il fascino, il magnetismo e la bellezza dei riti.
Il risultato è un romanzo in equilibrio tra storia e Storia, che per due settimane mi ha risucchiato e mi ha fatto rimpiangere che le pagine fossero solo 1596.
Come spesso accade ( almeno a me) ho trovato un po' deludente la fine, troppo sbrigativa se paragonata al dispendio di energie profuso in tutto il resto del libro ( e non ho assolutramente approvato la scelta infine fatta da Lata!!!)

Vanya - 16:29 - 2 commenti [ impressioni ]
3 Settembre 2004
Posizione di tiro - Jean-Patrick Manchette

Cominciamo col dire che questo è un piccolo capolavoro concentrato in poco più di 150 pagine.
Martin Terrier è un killer infallibile, il migliore sulla piazza. Spietato. Imperturbabile.
Si è subito affascinati dal suo personaggio, come spesso lo si è dal male; però più si procede con la lettura e più il fascino diventa pietà per il suo lato umano, povero e superficiale.
Martin si innamora, o meglio, non ha mai smesso di amare Anna di un amore adolescenziale che vive nel riflesso di un tempo andato e questo condizionerà non poco la sua condotta nell'ultima "missione".
Le ultime 20 pagine sono straordinarie e sorprendenti...la pochezza umana di Martin raggiunge invece abissi difficilmente immaginabili.

Assolutamente da leggere

Invisigot - 09:43 - 0 commenti [ impressioni ]
17 Agosto 2004
Anna Nacci - Neotarantismo

Quando si trascorre un tempo più o meno lungo in Puglia, vieppiù se accompagnati da persone legate alle numerose tradizioni di questa straordinaria terra, è impossibile non incrociare la propria strada con il fenomeno del tarantismo.
La scelta di portare con me questo libro di Anna Nacci (già curatrice di una trasmissione sull'argomento su Radio Onda Rossa) è stata felice; attraverso interviste, fotografie, interventi di autori musicali l'autrice spiega il fenomeno del ritorno verso il tarantismo. Il neotarantismo, appunto, che si manifesta nella diffusione dell'ascolto di pizzica e taranta (la musica attarantata) abbattendo confini geografici e d'età; nell'esigenza di nuova comunicazione, di momenti di catarsi e liberazione collettivi che trovano il loro culmine ogni anno nella partecipazione di decine di migliaia di persone alla "Notte della Taranta" a Melpignano.

Invisigot - 10:43 - 0 commenti [ impressioni ]
14 Agosto 2004
Joe R. Lansdale - La notte del drive-in

In questo Einaudi Stile Libero sono raccolti i due romanzi del ciclo, "Il drive-in" e "Il drive-in 2", nei quali pare si possano ritrovare "tutti i temi principali della sua (di Lansdale) narrativa".
Niccolò Ammaniti, virgolettato in copertina, si sbilancia: "Io consiglierei a un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale".
La mia opinione? Dopo aver finito di leggerlo non riesco neanche più a immaginare di riuscire a mangiare un solo ricciolo di pop-corn.

AleRoots - 14:54 - 0 commenti [ impressioni ]
9 Agosto 2004
Valpreda/Colaprico: "La primavera dei maimorti"

Letto tutto di filato, a dare un po' di verve a questo grigio lunedì agostano post-ritorno e pre-partenza.
Per quanto mi riguarda decisamente una spanna sopra i primi due della serie Binda -che pure mi erano piaciuti-, altro spessore e altra tensione.
Ora mi butto su "L'estate del Mundial" e poi potrò tirare le somme.

AleRoots - 21:10 - 0 commenti [ impressioni ]
5 Agosto 2004
Pappagalli Verdi - Gino Strada

E' stata abbastanza dura arrivare alla fine di questo libro, perché ogni pagina è come un nuovo ronzio nell' orecchio, un nome che ti rimane impresso nella memoria: Esfandyar, che non ha più un braccio e una gamba; Alphonsine, sulla sedia a rotelle, Omar, che è cieco.
Gino Strada ti racconta le loro storie così, semplicemente, e arriva dritto a farti sentire l'aria che si respira dove c'è la guerra; magari non nella via principale, che ti viene mostrata al telegiornale, ma lì, dietro l'angolo, dove ci sono le donne, i bambini, i vecchi, che "conoscono le mucche e le pecore, e le leggi delle stagioni. Non sanno nulla di guerra, di mine e detonatori, né sanno chi ringraziare per le loro disgrazie."
Da leggere e rileggere, magari a intervalli regolari

Frine - 10:30 - 0 commenti [ impressioni ]
29 Luglio 2004
godere del male altrui
Merce rara le stroncature, ancora di più quelle feroci e impietose. Leggerle può provocare reazioni diverse: se l'autore cazziato è tra i nostri beniamini facile essere vittime della rabbia e del nervosismo, ma se si condivide quello che il giornalista scrive, anzi, se non si è mai capito da dove derivassero le lodi quasi unanimi che da ovunque, critici o blogger, si levavano verso tale autore, ecco, in questo caso leggere Langone che massacra Aldo Nove (il foglio - in pdf) non può che portare a una crudele, ma sincera soddisfazione. Anche se il recensore, nell'irridere il recensito per la geografia del suo domicilio, compie un'imprecisione topografica tale e quale quelle che poco prima aveva segnato con la matita rossa.

La tascrizione dell'articolo:
"Milano non è Milano", soprattutto nel libro del gallaratese Aldo Nove
Non scriverei a cuor leggero queste stroncature se gli stroncati rischiassero davvero gravi conseguenze. Gli autori presi in considerazione meritano oggettivamente la generale disistima, non per questo sarei felice se un mio articolo inducesse Simona Vinci al suicidio o Vinicio Capossela alla decisione di smettere di bere. Per fortuna non è mai successo niente, anzi l'insulsa antologia "Ragazze che dovreste conoscere" è lì che sgambetta nelle zone alte della classifica. Per sfortuna non succederà niente nemmeno stavolta che parlo di Aldo Nove. Lui che invece si meriterebbe esiti concreti. Il suo è uno dei pochi casi in cui, contrariamente a ciò che insegna Santa Madre Chiesa, non distinguo l'errore dall'errante. Me ne pento e me ne dolgo ma non sono capace di porvi rimedio: da qualunque parte li osservi Aldo Nove e i suoi libri mi appaiono come un blocco unico. Forse perché appartengono alla sfera dell'ideologia (intrinsecamente rigida) prima che a quella della letteratura (per sua natura flessibile). Aldo Nove che non si chiama Aldo e non si chiama Nove (trattasi di vile pseudonimo) è un comunista- consumista, è un ex giovane che si inginocchia davanti a tutte le merci ma che, lo si capisce dalla prosa risentita, se ne può permettere poche. "Milano non è Milano" è l'ennesimo manifestino di nichilismo da centro commerciale, con tutti i nomi delle marche come usava negli anni Novanta. Se è ennesimo perché parlarne? La notizia è che stavolta i volumi di Nove non prenderanno polvere sui soliti scaffali ikea di Einaudi Stile Libero ma nella biblioteca in noce massello di casa Laterza. Tutte le volte che vado in Terra di Bari mi abboffo di frutti di mare crudi e un'estate sì e un'estate no va in scena la vendetta della cozza pelosa: brividi, febbre, delirio, pezzuole bagnate. A Giuseppe Laterza, il giorno in cui doveva valutare il manoscritto, dev'essere capitata una disavventura del genere. Era meglio se mangiava orecchiette e braciole, perché quando Nove viene pubblicato da Stile Libero non succede niente (l'Einaudi è grande e grossa e in grado di sopravvivere alle rese di cento cannibali sdentati), quando invece viene preso in carico da un editore gracilino c'è da temere contraccolpi. Sono apulo-lucano e stimo l'unico editore non levantino del Levante, non voglio che la nuova collana dove appare "Milano non è Milano" faccia la fine della collana di poesia diretta da Nove per Bompiani, precipitosamente chiusa nel dileggio universale (indimenticabile per tragicomica correttezza politica la traduzione di Houellebecq in cui la parola "nègres" veniva resa con "extracomunitari"). Urge raccomandarsi a San Nicola, ma siccome aiutati che San Nicola ti aiuta sarebbe stato meglio far scrivere la guida di Milano a uno che ci abita, a Milano. Aldo Nove, non è colpa sua, abita al Gallaratese. Dalle parti di Pero. Quindi scrive che "la stazione Centrale è la più grande apoteosi dello stile monumentale fascista". Solenne asinata: il concorso architettonico è del 1912, quando Benito era all'opposizione ed era socialista. (A parte "la più grande apoteosi" che assomiglia leggermente a "la più migliore"). Quindi scrive che il negozio Ralph Lauren di via Montenapoleone è "di tradizione inglese". Spropositata ciucaggine: Ralph Lauren è stilista americano di tendenza cowboy. Quindi scrive che il quartiere Isola è in zona Brera. Sesquipedale somarata: non ci confina nemmeno, bastava guardare una cartina. Quindi scrive che la Torre Velasca è stata progettata da Giò Ponti. Fragoroso raglio: Giò Ponti è l'architetto del Pirellone, la Velasca è dello Studio BBPR (cioè Barbiano di Belgiojoso, Peressutti, Rogers). Aldo Nove, di Milano, non ne sa una beata fava. Giuseppe Laterza si sta mettendo le mani nei pochi capelli, sa già che stanotte suo padre Vito verrà a tirargli i piedi: "Io che ti avevo lasciato un catalogo onorato, la casa editrice di Croce e di Canfora!". "Non è colpa mia, è stata la cozza pelosa!". "Cozza sarai tu, e neanche tanto pelosa, che ti sei messo a fare libri-spazzatura senza nemmeno riuscire a venderli!". In nome di don Benedetto, di don Vito e della Madonnina del Duomo (su cui a pagina 43 lo sciagurato si permette pure di ironizzare) condanno Aldo Nove a sette settimane di cappuccio con gag e benda, da scontare nella mia cantina sotto il cardo di Parma. Il cappuccio (in cuoio con allacciatura posteriore, produzione artigianale) è un articolo entrato in questi giorni nell'assortimento del mio sito bdsm di fiducia, che ormai i lettori (spero anche le lettrici) conosceranno a memoria. La gag (pallina tipo mordacchia) serve a far tacere il condannato, siccome non ha nulla di sensato da dire. La benda gli verrà scostata otto ore al giorno: quattro per studiare la storia di Milano, la storia della moda, la storia dell'architettura, altre quattro per scrivere ininterrottamente su rotoli di carta igienica "Il Gallaratese non è Milano, il Gallaratese non è Milano, il Gallaratese non è Milano". A settembre lo interrogo: se risponde bene gli concederò di soggiornare scappucciato nella mia vasta cantina e a nutrirsi degli avanzi della mia tavola raffinata (pasta Latini olio Valentini…) per altre sette settimane, se risponde male lo rimanderò a pedate nel suo loculo del Gallaratese, a riempirsi la bocca di Quattro-salti-in- padella.
Camillo Langone
AleRoots - 13:22 - 4 commenti [ impressioni ]
27 Luglio 2004
Valpreda/Colaprico: "Quattro gocce..." e "La nevicata dell'85"
Nei ringraziamenti in coda a "La nevicata dell'85", Pietro Valpreda cita tre "maestri" del noir alla milanese: Pinketts, Olivieri e Scerbanenco, che, con l'aggiunta della prolifica coppia Valpreda-Colaprico, formano un poker di tutto rispetto.
Poker del quale io però finora avevo conosciuto e approfondito un solo seme, quello di Andrea G.Pinketts, la cui G. potrebbe benissimo stare per geniale e gustosissimo, almeno a mio parere. Ma finalmente ho iniziato a colmare le lacune, e mi sono procurato i primi due episodi delle gesta del Maresciallo Pietro Binda.
Dopo la duplice lettura, non sono sicuro del mio giudizio. La scrittura è senza dubbio avvincente e immediata, dato che sono arrivato alla fine in una sola tirata, ma l'impressione è come davanti a un quadro che da distante funziona e coinvolge, ma da vicino mostra qualche imperfezione o ruvidezza di troppo. Non so, una descrizione "finta", un dialogo fuori posto, qualche periodo forzato, tutte piccolezze comunque, visibili se ci si sofferma attentamente su ogni riga, ma che si perdono nelle trame del disegno globale.
Questi romanzi sono profondamente "milanesi", luoghi e ruoli cittadini sono specificati nei dettagli, (parentesi cattiva e probabilmente eccessiva: forse a volte troppo nei dettagli, che il passo dopo è leggere l'indice delle vie del tuttocittà), e non mancano le digressioni politico-sociali sulla storia e l'evoluzione di Milano, anche se in alcuni casi sembrano inserite a posteriori, come corpi estranei, e non essere un corpo unico con la vicenda narrata in senso stretto.
Di quelli che fanno affezionare il personaggio di Pietro Binda, maresciallo dei carabinieri in pensione riciclatosi come detective privato, anche in questo caso si rimane abbastanza in superficie, ma è davvero spassoso il suo fare da vecchio milanese un po' nostalgico, che ne ha viste tante, ma è comunque rimasto semplice e buono, e a cui neanche i risvolti più scabrosi e trasgressivi delle sue indagini riescono a togliere quell'aria di genuinità ruspante che permea ogni sua parola e ogni sua azione.
AleRoots - 20:07 - 2 commenti [ impressioni ]
23 Luglio 2004
un nome da torero, luis sepulveda

mi aspettavo di più. si può dire? beh, insomma sì, mi aspettavo di più.
però è un bel libro. ma come dire, leggendo l'autore secondo me aspettarsi di più è proprio normale. invece, rimane il senso di mancanza di qualcosa che non si capisce bene cosa sia, ma manca qualcosa.
forse è l'incalzare dei capitoli che sono parecchio destrutturati sia in scrittura che in struttura, forse è il giro del mondo che viene imposto dalla storia, forse è il fatto che non tutti i personaggi siano perfettamente raccontati, come se anche l'autore non riuscisse a trovare per tutti un giusto contesto.
in compenso il torero è splendido e è magnificamente pensato (e reso) il link con il cile di pinochet e la violenza che ne è derivata.
verònica è donna amata e adorata, cosa che forse non appartiene ai nostri tempi e alla nostra mentalità.
a pareggio questa recensione online.
ALK libri

Auro - 23:30 - 0 commenti [ impressioni ]
19 Luglio 2004
parti in fretta e non tornare, fred vargas

è un libro molto bello.
in una parigi dove un bretone diventa banditore e uno che, a prima vista non sembra molto simpatico, fa il consulente sulle cose della vita, appaiono dei 4 su alcune porte. da lì a marsiglia e poi a troyes il passo è breve, se si è commissario dell'anticrimine e se si una palla fra i piedi.
è una storia di rabbia, rancora e vendetta. di focaccine al latte e calvados. è una storia piena di gente e di personaggi, che si aggrappolano fino a diventare famiglia.
forse è da leggere solo dopo aver letto i due precedenti ("chi è morto alzi la mano" e "io sono il tenebroso"), perché solo così si trovano dei legami altrimenti poco spiegabili, o comunque meno godibili.
ho già avuto modo di dire che fred vargas è molto furba, ha scritto due libri con altri protagonisti (degli evangelisti splendidamente costruiti) e li ficca anche qua dentro, con un ruolo da comprimari. questo le permette di sperimentare un nuovo protagonista (anch'esso con nome biblico) senza suscitare lo sdegno dei lettori, che forse erano affezionati (non nego che prima di leggere il libro ero un bel po' perplessa, anche perché una pessima quarta di copertina lascia poche speranze...).
personalmente adoro joss che non è un bandito, ma che se la cava da solo e riesce a sentirsi bene nonostante la sua fedina sporca.
la storia regge e si costruisce da sola, o almeno dà questa impressione. ha solo un calo che ho fatto fatica a comprendere (indizio: stivali), ma che poi diventa la chiave di volta nella costruzione del personaggio di jean-baptiste. e quindi poi viene perdonato un po' tutto.

Auro - 20:02 - 0 commenti [ impressioni ]