a sud del confine, a ovest del sole - haruki murakami, feltrinelli, 2000, euro 7,00
Il solito Giappone, il solito nichilismo e qualche nuovo spunto.
Fin dalle prime pagine del libro si capisce che in questo romanzo Murakami cambia musica. E non solo quella che ascoltano i suoi personaggi (i Beatles di "Tokio Blues" lasciano posto al jazz e a Nat King Cole). Cinicamente, la differenza più eclatante è che non muore nessuno. E per essere un libro di Murakami è già una sorpresa di notevole rilievo.
Hajime ("l'inizio") vive una vita a tratti a piena, a tratti lenta, con la sottile ossessione di un amore adolescenziale che non ha saputo riconoscere e affrontare. Lo ritroverà una volta adulto: spalle al muro con se stesso e con il suo passato, incontrerà con esso la realtà un futuro che non sembra raggiungibile, ma che è invece a portata di mano.
Murakami si occidentalizza, soprattutto rispetto a "Dance Dance Dance": non solo nelle descrizioni e nei personaggi, ma anche nell'accondiscenza con cui descrive una società di cui svela cavilli e storture.
L'unico appunto all'autore è che, come spesso gli capita, apre porte e portoni che poi non riesce a chiudere in maniera coerente. E l'amaro dolce della storia si perde, purtroppo, in un grosso punto interrogativo.
Gli esseri umani, a volte, sono destinati, per il solo fatto di esistere, a fare del male a qualcuno. |