<< Principessa, vol. 1 - Tentativi Di Fuga - occhio a dove mettete le mani >>    
19.02.03
 
descrivere la fretta

Lo sto pedinando, o cosi' potrebbe sembrare. Cammino veloce e spedita per il corso. Ogni tanto sfioro con la punta degli anfibi il calcagno dei suoi, da tanto gli sto attaccata. Ma giuro. Giuro, non lo conosco. Siamo entrambi corsi fuori dal vagone della metropolitana e abbiamo imboccato velocemente le scalemobili. Io quella di destra perche' poi e' piu' veloce imboccare il tunnel per l'uscita, lui quella di sinistra. Io con la borsa a tracolla, il cappotto con la fodera rotta, in perenne ritardo. Lui con gli anfibi, la giacca militare e uno zainetto etnico.
Gradini della scalamobile a due a due. Il tunnel, le scale. E fuori, sono in ritardo, sono in ritardo. Come Bianconiglio guadagno la vietta e me lo ritrovo davanti. La calca del sabato pomeriggio mi affronta e io per un attimo soccombo. Sono in ritardo, sono in ritardo. Passando davanti alla fermata del tram mi volto, ma non smetto di camminare, e guardo se il tram arriva. Le persone sono ferme a aspettare e sono tante. Troppe per non sbatterci contro nel mio incessare a ritroso, Poche per definire con precisone statistica fra quanto passera' il prossimo tram. Mi arrendo e mi do' una fermata per vedere se per caso arriva: c'e' cosi' tanto traffico che comunque forse faccio prima a piedi.
Mi rivolto verso la retta via e sbattendo contro una ragazza rimango senza parole, neanche quelle per scusarmi, perche' e' ancora davanti a me e si destreggia fra gente, cuffia del discman e luci dei lampioni. Continuo, non mi lascio fregare manco dalla vetrina appena rifatta di motivi e vado dritta. Ale mi aspetta di sicuro e sara' nervoso gia' di principio. Non avevo voglia di vederlo e adesso mi sento doppiamente in colpa: non sono mai in ritardo, odio la gente che arriva tardi. E stasera da Matteo non ci sarei voluta andare.
Adesso siamo proprio attaccati, io mi difendo dagli attacchi da schiena di una signora impellicciata: ho acceso una sigaretta distrattamente e lei evita grottescamente la mia cenere. Lo tallono, ma giuro che non lo conosco.
Mi sento quasi di troppo e cambio corsia: mi sposto a sinistra e cerco di superarlo. Ma vengo travolta dal senso opposto di marcia e devo rientrare. Ci riprovo a destra e ce la faccio, allungo il passo.
Mi squilla il cellulare, la suoneria di Ale. Vabbe' non rispondo, tre minuti e di questo passo sono arrivata. Forse avrei dovuto prendere anche io la macchina. Fermata del tram, mi volto, niente tram all'orizzonte. Proseguo, tanto ormai... Istintivamente guardo se c'e' ancora lui. Non lo vedo. Si sara' fermato in quel negozio di dischi che mi piace tanto. Mi volto. E invece me lo ritrovo ancora davanti.
Al semaforo ci fermiamo e io cerco di infiltarmi davanti a lui in modo da avere la precedenza. Correre, correre. Rosso. Verde. Attraverso la piazza e finalmente intravedo la macchina di Ale. Il cellulare ha squillato altre due volte nel frattempo. "Non ti ho risposto per non femarmi", gli diro' e mostrero' occhi da cerbiatto per farmi scusare.
Adesso vedo anche Ale che e' fuori dalla macchina e sta parlando al cellulare. Chissa' se adesso lui sta pedinando me... ma non mi volto e ricaccio giu' la curiosita'.
Quando Ale mi vede sale in macchina e mette in moto. Io salgo in macchina e lui continua a parlare al cellulare. Da quello che dice capisco che sta parlando con Cri. Gli faccio cenno di salutarmelo e lui me lo saluta. Mentre ci allontaniamo, incrocio ancora lui che adesso e' fermo a leggere seduto su una panchina all'inizio del parco. Ci fermiamo al semaforo proprio davanti a lui. E mentre Ale parla parla parla, io cancello distrattamente le sue chiamate non risposte e lancio occhiate a lui che sta leggendo calmo e fermo in mezzo a quel tumulto di luci, macchine e persone. Con la mano sento dentro alla borsa il libro che sto leggendo in questo periodo e mi viene quasi in mente di scendere, lasciare Ale alla sua telefonata e mettermi li' a leggere seduta affianco a lui. "Hai mai letto qualcosa di Tammuz?".
Poi scatta il verde e noi ripartiamo.
Quando arriviamo da Matteo lui non ha ancora finito di parlare con Cri e non mi ha ancora salutato. Io preparo i miei occhi da cerbiatto e faccio come al solito finta di nulla.

Auro  [ i primi tentativi ]









Ci si deve ricordare di te?