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27.06.03
 
il potere dei buoni motivi personali

5_n.gifsofri. adriano. in carcere da molto, troppo tempo. soprattutto visto che non si capisce bene se ci debba stare o se no. i giudici sono un po' indecisi, lo sono stati per tutti questi anni. e quindi per il benessere della nostra società, sofri resta in carcere, che non si mai. paghi lui "che non si sa bene cosa abbia fatto, in che misura, in quale modo" per tutti quelli che escono dal carcere anche se hanno ammazzato qualcuno.
del resto, lui non ha mai chiesto la grazia. l'hanno chiesta in centomila altri per lui, la stanno chiedendo i blogger, ma lui mica ha mai chiesto la grazia. avra' i suoi buoni motivi. un buon motivo potrebbe sapere di essere innocente. ma non li posso sapere i suoi buoni motivi.
del resto c'e' chi si fa le leggi su misura per non andare neanche a un processo, anche lui avra' i suoi buoni motivi. questi già li intuisco di più.
e comunque sofri adriano. quello per cui abbiamo messo sui baveri delle nostre giacche il fiocco giallo, dopo aver messo quello rosso dell'aids, e prima di mettere sui nostri siti quello blu.
sofri adriano che scrive articoli molto belli per quotidiani e giornali, quello che descrive la vita in carcere, quello che riesce sempre a dire qualcosa che non suona mai banale.
sofri adriano. e basta.
"Mi tocca dire che dell’ipotesi di dare a un mio omonimo la direzione di qualche giornale in pectore non ho mai sentito parlare prima di leggerla sui giornali. Lo dico perché il mondo in cui viviamo è tale che qualcuno potrebbe provare nuove malevolenze nei miei confronti, e non ne sento il bisogno. Né di invidie: di invidiabile ho una cella singola che, benché riconosciuta da tutti i miei coinquilini come la peggiore della casa, corrisponde bene al mio singolare stato d’animo. È l’unico posto che, immeritatamente, occupo: se si volesse rivaleggiare con me, la posta è questa. E anche se non fossi così alle strette, mi chiedo se accetterei ancora, non dico di dirigere qualcosa, ma di avere una responsabilità sia pure effimera sia pure di un’altra sola persona. Mi dico di sì, solo se si trattasse di portare sulla canna di una bicicletta in una strada fiancheggiata da eucalipti una ragazza consenziente coi capelli lisci e lunghi in un mezzogiorno di vento e di sole." [Adriano Sofri, Il foglio, 10 aprile 2003]

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