<< sordità - Tentativi Di Fuga - dove la verde milonga tocca il mare >>    
31.01.04
 
La luce. Il verde. Il gesso azzurro sulle dita.

[febbraio 2003]
Aveva una percezione strana di tutto quello che la circondava: le mancavano solo cinque punti.
Lo sapeva lei, che si stava sistemando i capelli, e lo sapevano gli altri.
Lui, lo Zorro, che per la prima volta stava per perdere. Il Negro e il Basso che da sempre la vedevano arrivare nel sotterraneo e le facevano i complimenti.
Anche Rosa lo sapeva, mentre sistemava nel suo religioso silenzio i bicchieri sul vassoio, spalle al bancone: sbirciava nello specchio verso il tavolo nove e preparava da bere per tutti. Stavolta, per la prima volta, sembrava proprio che avrebbe pagato lo Zorro; solitamente pagava sempre lei, perché perdeva sempre lei. Era una regola della casa: valeva per tutti. Anche per quelli che andavano lì tutti i martedì e i giovedì solo per aspettare un bianco offerto dalla Rossa, che tanto perdeva sempre lei.
Non si poteva vincere contro lo Zorro. Impossibile. Da quando il Basso ci aveva provato, non giocava più, almeno sui tavoli di Rosa. Si diceva che fosse stato visto alcune mattine nel bar di Pino, dove spillava soldi a sedicenni, ingannati dalla sua statura e dalle sue rughe. Ma non si giocavano soldi da Rosa, solo il conto di un giro di vino bianco per tutti.
Lo Zorro, dicevo, vinceva sempre: non faceva manco il favore di giocare leggero. Era bravo e non voleva fare finta di non esserlo. Sbagliava raramente. Ma quella sera aveva bevuto troppo. E non alcool, non beveva mai prima di giocare, soprattutto quando giocava con lei. Due volte alla settimana. Da due anni. Da quando la prima volta l'aveva portata lì, nel suo mondo parallelo, di cui le aveva spalancato le porte.
[...]
grazie Sir.

Auro  [ i tentativi di clarence ]









Ci si deve ricordare di te?