"ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una sorta di strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe visto in se stesso" (Marcel Proust)
tempo fa leggevo tutto. prendevo i volantini e li leggevo, andavo in biblioteca e prendevo una quantità enorme di libri che divoravo, leggevo gli appunti, i giornali e qualsiasi cosa passasse sotto il mio sguardo. credo che fosse sintomo di un malessere che era profondo e lancinante. vivevo di carta stampata. ho letto i libri del sessantotto di mia mamma: avevo sedici anni e capivo molto poco. mi mettevo il walkman ed era isolamento, il limbo, il nirvana. lo stato perfetto: io e le cose che leggevo, del resto chi se ne frega.
poi ho avuto una specie di vita normale. leggevo tanto, ma un po' di meno. io e l. ci siamo letti dei libri a vicenda, io ho iniziato a cambiare punto di vista, sempre piu' spesso non erano cose stampate, ma sul monitor di un pc. pero' il malessere (almeno quel malessere) era passato, avevo trovato un modo (giusto o sbagliato che fosse) di interfacciarmi con l'esterno. e ho inizato a leggere in maniera sempre famelica, ma almeno ragionata. adesso alterno dei lunghi periodi di allergia ai libri (questo periodo e' uno di quelli) a momenti in cui non bastano mai.
io non sono in grado di leggere niente che non sia: crudele, trucido, violento, spietato, subdolo, cinico, ironico e surreale. che sia su carta o su monitor.
io odio leggere qualsiasi cosa puzzi di velleità letteraria, odio le storie criptiche, odio i romanticismi, le lunghe descrizioni che non lasciano spazio all'immaginazione del lettore. io non posso soffrire quelli che credono di dire quando non dicono nulla.
odio i giri di parole, gli alambicchi che filtrano e scremano. io voglio il vomito di lettere e di parole, voglio cose hard boiled, voglio leggere il putrido della vita. la vita.
mi piacciono il vero quotidiano, la fotografia stampata del sudore, dell'umore e dell'usmo degli umori, l'intimismo di chi ha bisogno di sputare, la parola sincera e non l'ipocrisia di chi pensa "cazzo" e scrive "perdindirindina".
quando leggo i blog di persone che conosco e non capisco cosa stiamo dicendo mi piace l'idea di chiamarli e di chiedere "ehi, tutto bene?".
il perbenismo scritto e l'autorità di chi pensa di averlo piu' lungo mi danno ai nervi.
tutto questo a differenza di quello che poi vivo. come vivo e cosa leggo sono due cose differenti e non posso chiedere alla gente di tenerne conto se poi quella che piu' spesso se ne dimentica sono proprio io. |