succedono cose strane a pausa pranzo: si va a pranzo con gonio che poi entra nella cabina telefonica e si trasforma nell'ispettore clouseau.
e nel mentre si incontrano per caso i maestrini.
tornando indietro in ufficio, visto che la rivoluzione è morta (trad.: l'accendino in stile warhol mi ha abbandonato per mancanza di spirito), fermo un ragazzo che sta accendendosi una sigaretta e gli chiedo se fa accendere anche me.
è un mio compagno del liceo. uno che ho odiato tanto e a lungo. io lo riconosco all'istante: sul collo si vede sopra il colletto e la cravatta la cicatrice che si è fatto durante la gita sciistica sbattendo contro la ringhiera dalla baita. spero che lui ci metta un po' di più, il tempo di scappare via: l'ultima volta che mi ha vista avevo ancora i fondi di bottiglia sugli occhi e i cappelli lunghi e ricci. mentre mi accendo la sigaretta, cercando il favore del vento, cercando soprattutto di fare il prima possibile, lui parla sguaiatamente al cellulare e sistema una borsa da "ingegnere" nel bauletto dello scooter.
"grazie, ciao". e li mi accorgo che mi fissa.
mi allontano e poi, fatti tre metri, mi rivolto: mi fissa ancora. inebetito. mi rendo perfettamente conto che mi sta fissando i polpacci. ok, non puo' non avermi riconosciuto. mi rivolto e come un soldatino mi dirigo verso il corso.
spero insistentemente che non si metta a urlare "auro, auro". non lo fa.
forse lo odio un po' di meno, forse.
o forse è diventato miope. del resto non lo avevo mai fumato, anzi era un integralista salutista.
tutto può cambiare. |