oggi non si parla di storie metopolitane, ma proprio di quanto è bello andare in bici. del senso di libertà, di indipendenza, di autodeterminazione.
ci sono cose che non costano nulla o quasi e forse non assomigliano a nient'altro al mondo.
la discesa di zoagli della scorsa estate con arrivo trionfale a chiavari, la martesana di notte dopo un concerto che si pedala veloci perché si ha voglia di arrivare a casa e di fare l'amore, la salita dell'oltrepo pavese, il capolinea dell'autobus e tu che aspetti di partire e lui che va via con la tua bici.
una critical mass in cui il ponte scarampo diventa proprietà della massa. un libro scritto anche da un'amica. un altro libro che vorrei leggere prima di restituirlo. il solito sogno di andare a genova con bicig8.
le luci che ti vengono incontro di notte. un passaggio in bici seduta sul manubrio mentre saluti i tramvieri o mentre ti baciano sul collo. una milano mai vista. una milano già vista.
i giri dell'isolato di quando hai sedici anni e via nei portici del quartiere frua. andare in biblioteca a studiare con i libri fissati sul portapacchi.
la semifinale di usa94 in giro per la città e dalle finestre spalancate su viale bligny l'urlo di una città quando ha segnato l'italia.
pedalare sotto la pioggia. zigzagare fra i passanti di corso vittorio emanuele. cantare mentre si torna a casa con il walkman a palla. scampanellare per nulla. fottersene delle macchine, le domenica senza macchine, le nanne e i concerti al parco.
una bici viola a pois bianchi legata a un palo.
non c'è nulla come la bicicletta, che ti fa sentire dio. |