<< quello che non ho e' di fregarti a carte - Tentativi Di Fuga - psicolabile >>    
12.11.03
 
"in due si ghignava di più"

cosi' piero colaprico saluta pietro valpreda nelle ultime pagine di "l'estate del mundial".
sulla copertina del libro in effetti sembra mancare un nome: pietro valpreda, "anarchico persino per gli anarchici", morto due estati fa, in un luglio caldo che ha sorpreso milano, che trasudava catrame e menzogne.
nello stesso modo, mentre l'italia del calcio ci stava per regalare un indimenticabile sandro pertini, milano viene sorpresa dal ritrovamento del cadavere di una donna sulle scale di casa.
quello che segue è un alternarsi continuo e trascinante dell'italia della p-due, dei primi sentori di mazzette, della riviera romagnola. del mondo della rivista, del teatro senza riflettori, dei lustrini e delle piumiste. della milano delle case minime, dei giardini pubblici e di via moscova. della criminalità e della mala. con un occhio di riguardo per l'ordine costituito.
il lavoro di colaprico deve essere stato difficile e duro: fare in modo che quelle quattro mani diventassero due senza che si sentisse troppo, far parlare i personaggi in un dialetto che non si conosce bene, essere scrittore, ma anche proprio consigliere, singola pietra di paragone, ultimo e unico censore del proprio lavoro.
il risultato è all'altezza delle aspettative, anzi forse di più: il colpo di scena finale c'è e sinceramente non ce lo si aspetta. risultato ottenuto con attenzione, ragionamento e stile.
c'è binda, che è il maresciallo per eccellenza (alla faccia di proietti): sensibile, pratico e fidato, coi suoi difetti e le sue caratterizzazioni. immagine di una polizia di altri tempi, molto più vicina al Duca di scerbanenco che al coliandro di lucarelli, mai banale, così come non è banale decidere, durante la lettura, di stare dalla "loro" parte.
c'è milano, i suoi tram e le sue strade. forse per i non milanesi sarà difficile capirla questa milano bastarda e crudele, che ferisce e lenisce il dolore, che scorre intorno come un'immagine di sfondo e dipinge tutto. la milano che porta a dire "... non possiamo non stare qui, dove stiamo, a Milano". l'effetto di leggere milano senza conoscerla forse assomiglia a quello di passare ogni giorno davanti a un palazzo che sembra anonimo e non sapere che li' dentro ci sono i fenicotteri rosa.
ah sì, poi c'è anche il Loris, l'anarchico (già presente negli altri atti della storia di Binda), dietro la cui "caratteristice andatura di ballerino" non so perchè ma io (mi perdoni l'autore...) ho ritrovato il passo strisciato di un altro ballerino. ma forse questa è davvero una mia personalissima licenza poetica...
non so mica se e' come era stata immaginata. io ho fatto finta di non avere committente e l'ho scritta cosi' come mi veniva, cioe' nella maniera più sincera che io conosca...

Auro  [ i tentativi di clarence ]









Ci si deve ricordare di te?