sempre a proposito di scarpe.
[aprile 2003] ogni domenica raccoglievo le tue scarpe, quelle che lasciavi in giro per casa, sballotate a destra e a sinistra. quelle che tu buttavi fuori dalla finestra ogni domenica mattina presto.
le prendevo, le risistemavo, mi acconciavo i capelli in una treccia che tui non hai mai saputo sciogliere. mi mettevo la maglietta lisa e mi guardavo allo specchio: io donna corta, con una treccia lunga e la maglietta consunta.
ogni notte ti chiedevo come era andata, quanta gente c'era, cosa era andato storto. tutte le notti.
io donna corta, treccia lunga, portone al quale si può sempre citofonare, muro contro il quale si può sbattere e non fa mai male. io sorda alle mie bestemmie e al mio stomaco. io perenne giustificazione, io progettualità sterile e reparto accettazione. io giornalista per l'intervista che non hai mai rilasciato.
quanta gente c'era, Ale? quanta gente c'era quando diventavo pazza e non sapevo vederlo e a te pesava dirmelo?
adesso le tue scarpe sono fuori dalla finestra e prendono la pioggia, non è domenica e io continuo a farmi la treccia, che mi sciolgo e che mi sciolgono, come tu non hai mai saputo fare. |