<< eureka - Tentativi Di Fuga - nirvana >>    
04.08.04
 
tears in heaven

ci sono stati tempi in cui piangevo. strano a dirsi, no. uso il passato. chi mi conosce lo sa.
talvolta mi capita di piangere, dal nervoso, dall'incapacità di costruire con le mie mani, quelle mani che vedo ogni mattina, che mi districano i capelli, che mi strapazzano gli occhi, che hanno stretto mani, sfiorato schiene, salutato da lontano, mandato baci futili, ecco... l'impossibilità di costuire certezze con le mie mani. e allora piango.
talvolta sono uscita al freddo o al caldo, con le orecchie ancora piene delle parole e passando davanti alle vetrine di un negozio di elettrodomestici mi sono vista piccola e sgraziata. e ho pianto. perché la ragione non è mai quella della pancia, quella del cuore. perché la ragione non ci viene regalata, ma si deve andare a prendere. e poi devi anche affrontare il fatto che agli altri non vai più bene. accettare il fatto che gli altri se ne fregano del fatto che adesso a te vai bene come sei. e scavano, e rodono, e rosicchiano, e grattano, e solo loro, solo loro, solo io io io io...
è da tanto che non piango per un rancore, per un rimorso, non piango per un addio. non ne sono capace. che non significa che non lo vorrei fare.
avevo tre anni in meno, stavo andando a prendere l'autobus, parlavo come un'isterica al telefono con g. e io non ricordo più nessuna altra lacrima così fottutamente amara. le altre - quelle che sono venute dopo - sono state refusi, segnacci su un foglio da disegno, oppure ammissioni di colpa, oppure fioretti finalmente sciolti. ma mai lacrime. lacrime che le mie mani non potrebbero fermare.

Auro  [ intimismo ]









Ci si deve ricordare di te?