feltrinelli piazza piemonte, interno. ore 18.
giro per gli scaffali con qualche idea di acquisto e mi chiedo quanto credito avrò ancora sulla carta di credito perche' quei 4 volumi di bompiani a 16 euro l'uno fanno gola (opere complete di sciascia e di testori, due volumi ciascuno).
vedo dal primo piano che l'aiutante sommelier della granarolo sta ascoltando un cd (con quegli affari che leggono il codice a barre e io non riesco mai a fare funzionare). mi viene voglia di andarlo a salutare, ma poi ci ripenso.
cerco "senza tregua" di pesce, che comunque non c'è.
mi viene in mente che devo staccare i cellulari. stacco quello aziendale. mentre sto per staccare quello privato, vedo un amico. proprio ieri sera ci eravamo scambiati delle mail ed è strano, una delle solite coincidenze che capitano. ci salutiamo, "perché sei qui?" mi chiede
"c'è la presentazione dello spettacolo di storti e sarti..." (quello che non ho visto quest'estate perché colpita dalla sindrome di paperino)
"anche io.." dice
"dai che ti offro un caffé..."
scendiamo al bar. ci sono sarti e storti che stanno prendendo il caffé, insomma, arriviamo lì e piero ci presenta.
"auro, piacere... piacerissimo...". e lo so che gli sto tendendo una mano imbarazzata e sudaticcia.
"bebo, vuoi anche tu un prosecco?"
(e lì viene fuori che ogni tanto è davvero imbarazzante dire - per semplificare - che si è astemia... non perché me ne vergogni, sia chiaro...)
ora si sa che io adoro l'accoppiata sarti-storti. si sa... e adoro ancora di più questa strana coppia quando lui, storti, racconta di lucarelli (il calciatore), delle bandane, del milan, del livorno... piero va via un attimo e prendo il coraggio a due mani e dico a storti di quando ho visto maimorti e non mi è piaciuto e gli dico che mi sono commossa comunque. e lui mi prende la testa con la mano e me la strattona affettuosamente. salgo con loro all'ultimo piano. mi siedo in terza fila, tengo il posto per piero, inganno il tempo leggendo il dottor zivago. poi iniziano.
raccontano come è nato lo spettacolo, perché, per come. e raccontano che faranno due pezzi, in uno chiederanno l'intervento di due persone del pubblico.
cominciano poi i pezzi.
a un certo punto dicono che è giunto il momento che due volontari si offrano per fare la parte una di portofino ("magari una sposata illibata..."), uno di porto palo. silenzio imbarazzante degli astanti.
e a me squilla il cellulare. che è una cosa che odio di principio. che poi in quel momento mi sarei ammazzata da sola. in questo frastuono di polifonica rumorosa tutti si voltano verso di me, che ho la testa infilata dentro allo zaino alla ricerca del trabiccolo argentato e che se non fosse che il pc dentro allo zaino è dell'azienda lo avrei già lanciato nella tromba delle scale.
con il massimo disappunto scopro che è mia madre. rifiuto la chiamata, alzo la testa e ovviamente c'è storti che mi guarda, "ok, ho capito. portofino lo faccio io" dico e mi sorprendo di me stessa. "ma non sono sposata e non sono illibata..." aggiungo. "di entrambe le cose non siamo responsabili noi, comunque..." e così sono lì davanti a una cinquantina di persone a fare portofino... (che ha un senso nella storia e nello spettacolo, sia chiaro...).
alla fine, chiamo mia madre. mi scuso con lei le dico che la richiamerò in serata e torno a vedere la continuazione della presentazione.
poi, quando è veramente finito tutto, anche la presentazione, vado a salutarli e dicono che potrebbero scritturarmi per tutti gli spettacoli che faranno a milano. assicuro una serata, quella a cui parteciperò come spettatrice.
torno a casa, camminando sotto la pioggia, non ho voglia di lella costa stasera. resto a casa, cancello tutti i commenti spam e irradio una playlist di solo de andré.
(è strano poi scoprire che una persona che mi piace molto ne parla sul suo blog)
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