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<< Gennaio 2003
- Tentativi Di Fuga
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| 28.02.03 |
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e' tutto il giorno che... |
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ho voglia di dormire. ma proprio dormire. stasera collasso. ma quel collasso che viene manna dal cielo, come qualcosa che cerchi da tempo e non trovi, l'itaca, la nisida e pure un po' l'orsa maggiore. il cullare di una nanna che non e' perche' e' tardi e si va a letto, nono proprio perche' non se ne puo' piu'. io stasera mi anestetizzo di stanchezza che e' meglio del lexotan.
ho deciso: mi arrendo. dopo 4 giorni di uscite serali continue e per alcuni versi anche impreviste, dopo 4 giorni di riunioni in ufficio dove non si e' ancora capito che cosa debba fare io (se lo chiedono in tanti...), dopo 4 giorni di pacchipacchettiecontropaccotti, dopo 4 giorni di trovarsi, nontrovarsi, capirsi, noncapirsi, smsnotturni, chiamate, equivoci e risate (grazie l. per ieri notte, sei impagabile).
io stasera vedo m. cosi' la saluto e poi vado a casa e collasso. e mi sa che io sto collasso me lo merito. buon weekend a tutti.
["devo dare di gas voglio energia metto carbone e follia se mi rilasso collasso mi manca l'aria e l'allegria... perciò..." BeppeAnna, BandaBardò] |
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Auro - 12:02
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[ i primi tentativi ] |
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| 27.02.03 |
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Principessa, vol.2 |
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Tatatarà tatarrà... Va ora in onda una nuova puntata del telefilm verità Principessa, una produzione X§ & Auro (quest'ultima conosce personalmente la protagonista, che esiste davvero).
Avvisiamo che per questa puntata le versioni della coproduzione sono diverse per divergenze di opinioni fra le autrici: a voi scoprire le piccole differenze.
La prima puntata è qui.
Principessa sulla tangenziale - Principessa è una donna motorizzata. Da quando i figli, Ottavio Maria e Margherita Luisella, si sono fatti grandi e hanno preso la patente, lei si e' sentita un po' messa da parte e quindi ha insistito con il marito per avere anche lei la patente e comprarsi una sua vettura. Perciò Principessa guida una vecchia Cinquecento bianca, che parte ancora con la levetta. La ha acquistata da un suo amico collezionista di auto che non vedeva l'ora di disfarsene. Il conte suo marito se ne vergogna e ha tentato più volte di convincere Principessa a cambiare macchina ma lei non ne vuole sapere. Principessa ha preso qualche decine di multe perche' la 500, insomma, non è proprio a norma. Ma Principessa e' impermeabile a queste bazzecole. Cosi', da 7 anni una volta alla settimana scende nel box e accende la macchina per andare dalla sua amica Nuccia in Piazza Cinque Giornate a prendere il te' con tutta la compagnia delle sue amiche signore che non fanno un cazzo da mane a sera.
Un giorno, pero', capita l'imprevisto: a casa di Nuccia stanno rifacendo il parquet, pertanto in sostituzione l'amica AnnaLaura ha indetto il te' da lei, fuori Milano. Ed è proprio il giorno dello sciopero dei mezzi pubblici. La 500 non è mai uscita dalla cerchia delle mura, ma Principessa non e' tipo che si lasci intimorire: con il debito anticipo scende nel box e mette in moto la sua quattoruote. Otti (Ottaviano Maria, il figlio fuoricorso) le aveva spiegato come arrivare in tangenziale e quale uscita prendere, non c'è da sbagliarsi.
Eccoci qui, con le chiavi nel cruscotto.
Principessa in macchina non ha l'autoradio. Ha un grammofono. Soffia sul disco di vinile, si da' da fare con la manovella, mira con la puntina sul piatto e si gode il suo grammofono e il Greatest Hits di Maria Callas che le fa compagnia mentre guida. Ingrana la prima e comincia a eseguire tutta l'Aida all'unisono con la fu soprano. Che bellezza correre a 120 all'ora sulla tangenziale cantando a squarciagola.
Presa dal furore lirico, Principessa non vede l'uscita della tangenziale e prosegue sempre diritto, incurante di tutto, senza pensare più a nulla. Ma quando la puntina giunge a fine corsa e inizia a grattare, quando la manovella avrebbe bisogno di una ripassata, l'incantesimo si interrompe, ebbene sì, non siamo alla Scala ma in mezzo alla careggiata diretti verso l'ignoto. |
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Auro - 12:01
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[ i primi tentativi ] |
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| 24.02.03 |
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| 21.02.03 |
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| 19.02.03 |
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descrivere la fretta |
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Lo sto pedinando, o cosi' potrebbe sembrare. Cammino veloce e spedita per il corso. Ogni tanto sfioro con la punta degli anfibi il calcagno dei suoi, da tanto gli sto attaccata. Ma giuro. Giuro, non lo conosco. Siamo entrambi corsi fuori dal vagone della metropolitana e abbiamo imboccato velocemente le scalemobili. Io quella di destra perche' poi e' piu' veloce imboccare il tunnel per l'uscita, lui quella di sinistra. Io con la borsa a tracolla, il cappotto con la fodera rotta, in perenne ritardo. Lui con gli anfibi, la giacca militare e uno zainetto etnico.
Gradini della scalamobile a due a due. Il tunnel, le scale. E fuori, sono in ritardo, sono in ritardo. Come Bianconiglio guadagno la vietta e me lo ritrovo davanti. La calca del sabato pomeriggio mi affronta e io per un attimo soccombo. Sono in ritardo, sono in ritardo. Passando davanti alla fermata del tram mi volto, ma non smetto di camminare, e guardo se il tram arriva. Le persone sono ferme a aspettare e sono tante. Troppe per non sbatterci contro nel mio incessare a ritroso, Poche per definire con precisone statistica fra quanto passera' il prossimo tram. Mi arrendo e mi do' una fermata per vedere se per caso arriva: c'e' cosi' tanto traffico che comunque forse faccio prima a piedi.
Mi rivolto verso la retta via e sbattendo contro una ragazza rimango senza parole, neanche quelle per scusarmi, perche' e' ancora davanti a me e si destreggia fra gente, cuffia del discman e luci dei lampioni. Continuo, non mi lascio fregare manco dalla vetrina appena rifatta di motivi e vado dritta. Ale mi aspetta di sicuro e sara' nervoso gia' di principio. Non avevo voglia di vederlo e adesso mi sento doppiamente in colpa: non sono mai in ritardo, odio la gente che arriva tardi. E stasera da Matteo non ci sarei voluta andare.
Adesso siamo proprio attaccati, io mi difendo dagli attacchi da schiena di una signora impellicciata: ho acceso una sigaretta distrattamente e lei evita grottescamente la mia cenere. Lo tallono, ma giuro che non lo conosco.
Mi sento quasi di troppo e cambio corsia: mi sposto a sinistra e cerco di superarlo. Ma vengo travolta dal senso opposto di marcia e devo rientrare. Ci riprovo a destra e ce la faccio, allungo il passo.
Mi squilla il cellulare, la suoneria di Ale. Vabbe' non rispondo, tre minuti e di questo passo sono arrivata. Forse avrei dovuto prendere anche io la macchina. Fermata del tram, mi volto, niente tram all'orizzonte. Proseguo, tanto ormai... Istintivamente guardo se c'e' ancora lui. Non lo vedo. Si sara' fermato in quel negozio di dischi che mi piace tanto. Mi volto. E invece me lo ritrovo ancora davanti.
Al semaforo ci fermiamo e io cerco di infiltarmi davanti a lui in modo da avere la precedenza. Correre, correre. Rosso. Verde. Attraverso la piazza e finalmente intravedo la macchina di Ale. Il cellulare ha squillato altre due volte nel frattempo. "Non ti ho risposto per non femarmi", gli diro' e mostrero' occhi da cerbiatto per farmi scusare.
Adesso vedo anche Ale che e' fuori dalla macchina e sta parlando al cellulare. Chissa' se adesso lui sta pedinando me... ma non mi volto e ricaccio giu' la curiosita'.
Quando Ale mi vede sale in macchina e mette in moto. Io salgo in macchina e lui continua a parlare al cellulare. Da quello che dice capisco che sta parlando con Cri. Gli faccio cenno di salutarmelo e lui me lo saluta. Mentre ci allontaniamo, incrocio ancora lui che adesso e' fermo a leggere seduto su una panchina all'inizio del parco. Ci fermiamo al semaforo proprio davanti a lui. E mentre Ale parla parla parla, io cancello distrattamente le sue chiamate non risposte e lancio occhiate a lui che sta leggendo calmo e fermo in mezzo a quel tumulto di luci, macchine e persone. Con la mano sento dentro alla borsa il libro che sto leggendo in questo periodo e mi viene quasi in mente di scendere, lasciare Ale alla sua telefonata e mettermi li' a leggere seduta affianco a lui. "Hai mai letto qualcosa di Tammuz?".
Poi scatta il verde e noi ripartiamo.
Quando arriviamo da Matteo lui non ha ancora finito di parlare con Cri e non mi ha ancora salutato. Io preparo i miei occhi da cerbiatto e faccio come al solito finta di nulla. |
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Auro - 11:59
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[ i primi tentativi ] |
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| 18.02.03 |
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Principessa, vol. 1 |
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Per la serie "esselunga superstore" va ora in onda in prima visione una coproduzione con X§ - Artique.it:
PRINCIPESSA VA AL SUPERMERCATO (UNA STORIA VERA)
Principessa: 50 anni, tailleur Lialà, spillazza d'oro sul bavero, anello d'oro con sigillo del casato, pettinino infilzato nell'acconciatura biondo - finto mechato di castano e di bianco: lo stereotipo di quella che fra 20 anni avrà i capelli azzurri alla Montalcini.
Moglie di conte e madre di due amabili creature, il maschietto ancora fuoricorso all'Università Cattolica, la femminuccia fresca di laurea alla Bocconi e masterizzanda a Londra alla London School of Economics ("poverina, mi dice che si sente tanto sola..." - pare che i Windsor non la invitino alle feste).
Principessa, dicevamo, è nullafacente, ma denarodotata. E nella sua bella casa, in pieno centro storico, si annoia. E allora cosa fa?
Di pomeriggio si toglie le pantofole di visone e indossa le sue Pollini, quelle basse e comode. Esce di casa guardandosi attorno e si fionda nel Pam di Via Olona. Infila i due euro nel carello - lei le 500 lire non le ha tenute, è pur sempre una nobile - e quindi tesse la tela del suo scellerato disegno:
Fase 1 - Gira per i tutti reparti come una trottola impazzita. Acchiappa prodotti a casaccio e riempie il carello di ciarpame scelto senza criterio. Completato il circuito, col carrello quasi sfondato dal carico, torna all'inizio del percorso, al primo reparto (quello vicino all'ingresso, frutta e verdura).
Fase 2 - E ricomincia il giro: approfittando della distrazione, getta i prodotti dal suo carrello nei carrelli altrui, alla rinfusa.
In più, felina come la zia di Diabolik, mischia i carrelli altrui, aspetta che il proprietario sia distratto e glielo ruba lasciandogli il suo o quello di qualcun'altro. Da dietro lo scaffale delle spezie osserva le persone che litigano per colpa dello scambio dei carrelli. Soddisfatta controlla la bagarre, a volte si intromette a guisa di paciere: "Suvvia signori, non c'è già abbastanza odio a questo mondo?". E cos? in tutte le corsie, per tutto il pomeriggio.
Alla fine, Principessa ha svuotato l'intera spesa in venti carrelli diversi, ha giocato alle tre carte con dozzine di vecchietti, ha studiato l'umanità che poi chiamerà la linea d'ascolto per cui lei fa la volontaria, l'umanità che gli racconterà che "oggi ho avuto una reazione nevrotica contro il buzzurro che mi ha rubato il carrello con dentro i miei sofficini e il risotto del dottor scotti cercando di affibbiarmene uno con la zuppa del casale e il succo di frutta ace. Sono stato cattivo, il mio senso di colpa è più grande della dose di lexotan che mi prescrive lo psichiatra. Che devo fare, signora?". E lei ascolterà, sogghignando coprendo il ricevitore con la mano.
Pam di Via Olona, fine del pomeriggio. Ecco Principessa che va alla cassa: nel carrello oramai ci sono solo i MonCheri che lei paga in contanti pescando i centesimi dal portamonete di Prada. Torna a casa, si strafoca coi cioccolatini, si rimette le pantofole di visone e chiede alla filippina di lucidarle le Pollini, chè la segatura dei pavimenti del supermercato sennò gliele rovina. |
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Auro - 11:54
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| 17.02.03 |
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un libro in duecento parole |
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a sud del confine, a ovest del sole - haruki murakami, feltrinelli, 2000, euro 7,00
Il solito Giappone, il solito nichilismo e qualche nuovo spunto.
Fin dalle prime pagine del libro si capisce che in questo romanzo Murakami cambia musica. E non solo quella che ascoltano i suoi personaggi (i Beatles di "Tokio Blues" lasciano posto al jazz e a Nat King Cole). Cinicamente, la differenza più eclatante è che non muore nessuno. E per essere un libro di Murakami è già una sorpresa di notevole rilievo.
Hajime ("l'inizio") vive una vita a tratti a piena, a tratti lenta, con la sottile ossessione di un amore adolescenziale che non ha saputo riconoscere e affrontare. Lo ritroverà una volta adulto: spalle al muro con se stesso e con il suo passato, incontrerà con esso la realtà un futuro che non sembra raggiungibile, ma che è invece a portata di mano.
Murakami si occidentalizza, soprattutto rispetto a "Dance Dance Dance": non solo nelle descrizioni e nei personaggi, ma anche nell'accondiscenza con cui descrive una società di cui svela cavilli e storture.
L'unico appunto all'autore è che, come spesso gli capita, apre porte e portoni che poi non riesce a chiudere in maniera coerente. E l'amaro dolce della storia si perde, purtroppo, in un grosso punto interrogativo.
Gli esseri umani, a volte, sono destinati, per il solo fatto di esistere, a fare del male a qualcuno. |
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Auro - 11:53
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tutto in una notte |
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sono andata a vedere muccino. ero stravolta e stanca. un po' lessa, insomma. nel primo tempo ho rischiato due volte di addormentarmi. pero', pero' e' un bel film. il classico film che va bene per tutti, perche' tutti piu' o meno ci si ritrovano dentro, tuffati nelle proprie cosine da nevrotici umani. nelle nostre storie di famiglia, umane, i nostri affetti. il classico film che ti fa uscire con l'amaro in bocca e il dubbio di non sapere se si e' rinsaviti o meno, se ci si e' salvati o meno... nel 1990 ero Valentina, nell'anno 1993 ero Paolo di meta' film, nel 1995 ero Paolo di fine film, nel 1998 prima Carlo e poi Giulia, nel 2000 Valentina ancora. Poi ancora e tuttora a 30 anni un misto di tutti quanti: tradita dai sogni e dagli insuccessi, dai tradimenti e dai ricordi, sicuramente appagata da quello che ho ottenuto lottando contro tutti e inesorabilmente delusa da quello che mi e' sfuggito nel percorso. con un insano sentore di non aver ancora capito chi vince e chi no. io di cinema ci capisco molto poco e vado come sempre a sensazione: a me e' piaciuto.
tornata a casa ho messo su un cd che mi hanno passato. ho cercato in fretta la canzone "che volevo" (è una compilation assolutamente casuale di musica italiana). me la sono gustata un po' di fretta, preannunciandomi una SignoraSveglia per oggi. quindi sono andata a lavarmi i denti e a farmi la tisana lasciando acceso lo stereo. dalla cucina ascoltavo distrattamente la musica, parlocchiando con la cana, sistemando cucchiaini e tazze. tornando in camera mi sono accorta che qualche traccia dopo c'e' un'altra canzone "che vorrei ma che non posso". ho passato cinque minuti di panico vero. inamidata dal film che avevo appena visto, dal sorriso che mi manca da troppo tempo, dal rumore dei piatti lanciati contro al muro, dal silenzio e dal rantolare di tutto quello che e' successo da quella conzone in poi. poi sono andata a nanna. e stamattina e' stata una SignoraSveglia. |
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Auro - 11:52
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| 16.02.03 |
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a roma! a roma! a roma! #3 |
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15/02/2003 - ore 00.18 (auguri matteo!)
il pullman è formalmente ignaro del concetto di comodità - abbiamo appena passato il casello di melegnano. il nostro pullman è - si deve dire - il piu' figo di tutta la compagnia di 12 che e' partita da piazzale lotto. tutti i posti sono al piano di sopra e noi quattro ovviamente ci siamo accaparrate i posti in prima fila, con vista panoramica "direttamente sul primo tir che tamponeremo" ha detto la g. e io avessi le palle me le toccherei. decisamente il pullman 7 e' quello piu' sfigato, l'hanno tirato fuori direttamente dal museo della scienza e della tecnica, dalla sala dedicata a leonardo.
piazzale lotto era una marea di gente, con scene di panico e di gioia. nel pullman ci sono tre chitarrati e la signora ansiosa, ma va bene tutto e noi partiamo. davanti al vv c'erano appese le bandiere della pace: mi sono riconciliata con quel posto di merda.
w. e l. stanno già dormendo: la w. e' la piu' comoda, visto che e' corta ha steso le gambe e sta comoda, l. sembra imbalsamata nel maglione. g. sta dormendo litigando con il cuscino e ha le ginocchia in bocca (lei e' la piu' lunga del gruppetto). insomma, tutti dormono, io ascolto la mia musica, adesso metto via il palm e leggo calvino. notte a tutti. |
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Auro - 20:51
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| 14.02.03 |
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a roma, a roma, a roma!, #1 |
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gia' la cronistoria comincia prima di partire. innanzitutto viene anche la w. che mi sembra una gran bella cosa (quando la riaccompagnero' al paesello ne approfittero' per farmi rendere le mie 30 videocassette che tiene in casa sua da tipo 3 anni). ho mosso mari monti ufficistampa volontari amici responsabiliEDP e qualchesantoinparadiso per avere per lei un posto sul mio stesso pullman. ma daje de tacco, daje de punta... ce l'ho fatta.
nel frattempo la g. ieri notte mi ha tirato scema per mezz'ora dicendomi "autista mi fa mal il pullman" e "anche secondo me", mentre io con la mia solita logica imperturbabile da donna nata in Settembre cercavo di sincronizzare gli orologi, i movimenti di macchine e di pullman. tanto poi l. sara' in ritardo quindi che cazzo pianifico a fare. rendezvous davanti al mio liceo.
mi e' arrivata la mail di emergency che ricorda il percorso, i punti di incontro e cose del genere: mi sento molto sindacalizzata. ma io vado a roma e bona li'.
gualtiero (il mio palm) mi terra' compagnia per tutto il viaggio in modo che io possa poi relazionarvi le cose, i colori, le facce e le persone passo a passo. ma lunedi'.
buon weekend a tutti, buon sanvalentino a chi ci crede e agli altri... beh, una pacca sulla spalla. A. con il pc nuovo nuovo nuovo. |
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Auro - 01:26
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| 05.02.03 |
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31 canzoni |
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top 31, parte seconda - la musica
piu' che umorale. ma pur sempre una compilation che non mi stancherebbe mai.
i lati a, i lati b, la musica di nicchia, quella fintroppo commerciale. quella che stupisce che io ascolti. quella che e' scontato che io ascolti.
manca quasi tutto, ma c'e' quasi tutto. stretti stretti con molta fatica.
gli esclusi sappiano che e' solo perche' 31 e' troppo poco.
Aida, Rino Gaetano
America, Gianna Nannini (anche nella versione dei Fratelli di Soledad - cosi' riesco almeno a citarli)
Angry cockroaches, Tito and Tarantula
Aurora sogna, Subsonica
Blu, CSI
Closer, Nine Inch Nails
Consider me gone, Sting
Dentro me, La Crus
Get in the ring, Guns'n'Roses
Good feelings, Reef
Hand in glove, The Smiths
Incontro, Francesco Guccini
La costruzione di un amore, Ivano Fossati
LA is my lady, Frank Sinatra
La sigaretta, Fred Buscaglione
Lacio Drom, Litfiba
Like a rolling stone, Bob Dylan
Mare mosso, AldilàDiDal?
Mercedes Benz, Janis Joplin
Metal2, Templebeat
Nobody's wife, Anouk
Notturno Camden Lock, Modena City Ramblers
Odio, 99posse
People are strange, The Doors
Pop, Afterhours
Roxanne, The Police
Sassi, Luigi Tenco
Smell like a pescatore, Sukrenpudre
Un giudice, Fabrizio De Andrè
Vivo da re, Decibel
What's going on?, Marvin Gaye (anche nella versione di Cindy Lauper) |
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Auro - 01:25
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| 04.02.03 |
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31 libri |
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dato che mi piacciono i plagi, ci metto del mio...
i 31 libri che consiglierei a occhi chiusi, perche' so che sono belli e perche' mi hanno costruito un pezzetto di vita. perchè per un motivo o per l'altro mi hanno colpito. sono quelli che regalo più frequentemente, quelli che creano empatia.
diversi gusti, diverse età.
(ovviamente in mero ordine alfabetico, con una scrematura umorale di dimensioni catatoniche, gli esclusi mi perdonino...)
Alcatraz, Diego Cugia
Ali, Yukio Mishima
Almost blue, Carlo Lucarelli
Altri libertini, Pier Vittorio Tondelli
American tabloid, James Ellroy
C'è nessuno?, Jostein Gaarder
C'era due volte il Barone Lamberto, Gianni Rodari
Coscine di pollo, Tom Robbins
Don Chisciotte della Mancia, Miguel de Cervantes
Elianto, Stefano Benni
Il fuggiasco, Massimo Carlotto
Il mago di Oz, Frank Baum
Kitchen, Banana Yoshimoto
La Cifra, Jorge L. Borges
La morte della Pizia, Friedrich Dürrenmatt
La peste, Albert Camus
La vita è sogno, Pedro Calder?n de la Barca
Lazzaro vieni fuori, Andrea Pinketts
Le avventure di Pokonaso, John Grant
Le mani sporche, Jean Paul Sartre
Lettera ai giovani, Ernesto Che Guevara
Natura morta con picchio, Tom Robbins
Pappagalli verdi, Gino Strada
Perché questo è il brutto dell'amore, Nicole Muller
Quattro gocce di acqua piovana, Piero Colaprico e Pietro Valpreda
Se questo è un uomo, Primo Levi
Stessa città, stessa pioggia, Paco Ignacio Taibo II
Ti prendo e ti porto via, Niccol? Ammaniti
Tokio Blues, Haruki Murakami
Volo di notte, Antoine de Saint-?xupery
White jazz, James Ellroy |
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Auro - 01:25
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| 03.02.03 |
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il decalogo della donna single dotata di cane |
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1. dicono che portare in giro il cane faccia cuccare alla grande. valuta anche i lati negativi: sacchetti, paletta, guinzaglio e molto spesso lotte per salvare la tua povera bestiola dagli energumeni portati a spasso dagli altri.
2. dicono che avere un cane sia un po' come avere un figlio. verissimo. anche peggio.
3. dicono che avere un cane sia un po' come avere un compagno/marito. verissimo. anche meglio.
4. dicono che un cane sia intelligente e che riporti sempre il bastone che gli lanci. palla colossale! i cani non capiscono mai bene a che gioco tu voglia giocare e la maggior parte di loro crede che sia tu a dover inseguire il bastone, mica loro.
5. dicono che un cane faccia la guardia. lo dicono tutti tranne i tuoi vicini che si lamentaranno a pie' sospinto perche' il cane abbaia, perche' potrebbe sporcare, perche' "questo era un condominio tranquillo".
6. dicono che un cane ti riempia la vita. quando ricevi le fatture dei veterinari ti viene sempre voglia di mandarlo a lavorare per arrotondare il tuo stipendio.
7. dicono che i cani non siano schizzinosi in fatto di cibo. palle! mangiano solo quello che pare a loro, in quantita' industriale. e di solito prediligono le tue scarpe, le tue sciarpe e i tuoi golf.
8. dicono che i cani dormano nella cuccia predisposta all'uopo. solitamente si approppriano delle poltrone, dei divani, dei letti. e odiano quando qualcuno (nella fattispecie i tuoi ospiti) cercano di invadere il loro spazio.
9. dicono che i cani siano affettuosi con tutti. ameranno tutti, e' vero, dal lattaio al giornalaio, ma odieranno fortemente qualsiasi uomo si avvicini troppo (dal loro punto di vista) a te.
10. dicono che avere un cane renda felici. e' vero. |
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Auro - 01:22
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