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<< Maggio 2003
- Tentativi Di Fuga
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| 30.06.03 |
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| 27.06.03 |
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il potere dei buoni motivi personali |
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sofri. adriano. in carcere da molto, troppo tempo. soprattutto visto che non si capisce bene se ci debba stare o se no. i giudici sono un po' indecisi, lo sono stati per tutti questi anni. e quindi per il benessere della nostra società, sofri resta in carcere, che non si mai. paghi lui "che non si sa bene cosa abbia fatto, in che misura, in quale modo" per tutti quelli che escono dal carcere anche se hanno ammazzato qualcuno.
del resto, lui non ha mai chiesto la grazia. l'hanno chiesta in centomila altri per lui, la stanno chiedendo i blogger, ma lui mica ha mai chiesto la grazia. avra' i suoi buoni motivi. un buon motivo potrebbe sapere di essere innocente. ma non li posso sapere i suoi buoni motivi.
del resto c'e' chi si fa le leggi su misura per non andare neanche a un processo, anche lui avra' i suoi buoni motivi. questi già li intuisco di più.
e comunque sofri adriano. quello per cui abbiamo messo sui baveri delle nostre giacche il fiocco giallo, dopo aver messo quello rosso dell'aids, e prima di mettere sui nostri siti quello blu.
sofri adriano che scrive articoli molto belli per quotidiani e giornali, quello che descrive la vita in carcere, quello che riesce sempre a dire qualcosa che non suona mai banale.
sofri adriano. e basta.
"Mi tocca dire che dell’ipotesi di dare a un mio omonimo la direzione di qualche giornale in pectore non ho mai sentito parlare prima di leggerla sui giornali. Lo dico perché il mondo in cui viviamo è tale che qualcuno potrebbe provare nuove malevolenze nei miei confronti, e non ne sento il bisogno. Né di invidie: di invidiabile ho una cella singola che, benché riconosciuta da tutti i miei coinquilini come la peggiore della casa, corrisponde bene al mio singolare stato d’animo. È l’unico posto che, immeritatamente, occupo: se si volesse rivaleggiare con me, la posta è questa. E anche se non fossi così alle strette, mi chiedo se accetterei ancora, non dico di dirigere qualcosa, ma di avere una responsabilità sia pure effimera sia pure di un’altra sola persona. Mi dico di sì, solo se si trattasse di portare sulla canna di una bicicletta in una strada fiancheggiata da eucalipti una ragazza consenziente coi capelli lisci e lunghi in un mezzogiorno di vento e di sole." [Adriano Sofri, Il foglio, 10 aprile 2003]
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Auro - 18:40
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[ le ferie dei tentativi ] |
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| 25.06.03 |
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| 20.06.03 |
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quello di cui io ho bisogno |
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quello di cui io ho bisogno non è lei, non è lui. non sono loro. non sono gli occhi che mi indagano e mi vorrebbero nuda senza più filtri e senza più le mie sacrosante inibizioni, le mani che mi cercano ma non sanno dove frugare, ma sono violente e esasperate.
quello di cui io ho bisogno non sono le promesse e gli inganni, nè altrui nè miei. non voglio ipocrisia, non voglio paura.
voglio una rivoluzione che sia totale, globale, il frantumarsi di un pensiero contro il mio restare ferma e immobile, la voglio come cartavetrata sugli spigoli, fiducia e abbandono.
voglio una vita che sia mia e non la vita degli altri nelle parole di altri.
sono stufa delle dimostrazioni sconclusionate, delle frasi di maniera e di cortesia, dei giochi ad effetto, delle gare a chi ce l'ha più lungo, della logica perversa da cui sto intimamente scappando e a cui il pubblico mi richiama costantemente. non amo le luci della ribalta, ma secondo loro per avere aria devi stare lì a adulare per guadagnarti la prima fila. e li' non si guarda in faccia nessuno. e continue dimostrazioni e apologie del sè. eccheppalle.
ti farei volare sulle onde sulla vita come un'altalena e parlare pure con i pesci come una sirena ti vorrei insegnare l'equilibrio sopra un mare che è sempre in tempesta per vivere il tuo tempo e starci bene dentro [...] ti direi hai ancora voglia di nuotare in questo mare aspettiamo l'aurora quando i più bei frutti saranno di tutti [...] ti farei volare sulle onde sopra un mare che è sempre tempesta sorridi ora guardami [vivere il mio tempo, litfiba] |
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Auro - 18:35
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[ i primi tentativi ] |
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| 18.06.03 |
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| 17.06.03 |
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ma lo sa signorina che lei non potrà mai riuscire a fare l'avvocato? |
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quando ero alla maturità, all'orale, il presidente della commissione mi ha chiesto come avrei voluto proseguire gli studi. non sapendo cosa rispondere, visto che non ne avevo la minima idea (ai tempi mi serebbe veramente piaciuto fare l'astronauta, la spazzina, la postina, la taxista, qualsiasi cosa, mi bastava uscire dall'incubo che per me sono stati gli anni del liceo) ho pensato alla cosa più ovvia che mi potesse venire in mente: "giurisprudenza". la sua risposta è stata quella che e' stata da me riportata qua sopra in grassetto.
al di là del fatto che il tipo era veramente uno capace di motivare le persone, al di là del fatto che non avevo bisogno di lui per sentirmi una merda ai tempi (la mia autostima era ai livelli minimi registrati in trent'anni di vita), al di là del fatto che in seguito gli ho augurato cose che normalmente riterrei amorali, proprio oggi pensavo che la maggior parte dei miei amici che ha fatto giurisprudenza non ha seguito la strada dell'avvocatura: ad esempio g. e p. fanno i copy, m. fa la consulente in uno studio contabile (e guadagna in un mese quello che io guadagno in un anno), f. fa il cacciatore di teste, m. dopo la laurea ha piantato tutto e adesso scrive articoli dalla sua casa in campagna per una rivista che parla di internet, a. è mamma felice e moglie cornuta.
mah. chissà se lui se ne e' accorto... |
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Auro - 18:30
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[ i primi tentativi ] |
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| 12.06.03 |
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| 11.06.03 |
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| 08.06.03 |
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senza titolo |
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tu sei l'inverno dentro al cuore, sei l'estate che non c'è, tu sei la via che passa dentro me. [lacrus, dentro me]
in loop per tutto il tardo pomeriggio. a lottare contro il caldo, la voglia di cazzeggio e la voglia di partire.
oggi al parco ho provato molta invidia per il tipo in mezzo al praticello, con l'asciugamano, il libro, l'acqua e la bici. mi sono chiesta perche' l'anno scorso mi chiudevo in casa, invece di godermi il sole. e mi sono chiesta se avro' mai l'occasione per riprendermi quei giorni. diversi modi di vedere le cose.
giovedì, 5 giugno 2003: vivere le cose in maniera diversa, non pensare che tutto possa sempre essere come e' gia' stato, non credere a chi ti dice che esistono le cose che vanno bene o vanno male: le cose vanno come vanno. |
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Auro - 18:26
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[ i primi tentativi ] |
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| 06.06.03 |
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passeggiando in biciclettaaaaaaaa accanto a te, pedalare senza frettaaaaaaaaaaaa |
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oggi ho pensato che i pedoni molto spesso sono idioti, ne avevo già il sentore, ma stamattina ne ho beccato uno che me ne ha dato la matematica conferma. i pedoni con cane poi devono avere i neuroni un po' piu' lenti del solito (e lo so che qui mi tiro la zappa sui piedi).
mentre pedalavo (a velocità abbastanza sostenuta, visto che ero - come al solito - in ritardo) vedo da lontano signora con cane che passeggiava e pascolava il cane in mezzo alla pista ciclabile. tale pista ciclabile non solo e' separata dal marciapiede da una specie di cordolo, ma e' a senso unico, in quanto è posta affianco a un parchetto e da una parte si va in un senso, dall'altra parte del parchetto si va nell'altro. ho scampanellato un po' e la signora non si muoveva. non potendo più evitarla a causa del cordolo, mi sono fermata a due centimetri dal cane e le ho detto "signora, pero'... non mi sentiva suonare?". "non è colpa mia, usi le piste ciclabili. questa e' una corsia dedicata alle passeggiate dei cani". il tutto si svolgeva sotto un cartello stradale tondo, blu, con una bicicletta bianca.
sono rimasta inebetita e non ho avuto il coraggio di proferire parola. |
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Auro - 18:25
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[ i primi tentativi ] |
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| 04.06.03 |
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| 03.06.03 |
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il posto dell'anima |
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il dolce e l'amaro. o forse e' tutto amaro con la sana ironia e dissacrazione di chi vive e ne ha un sacco di voglia. la rappresentazione realista di un lavoro che diventa il quotidiano, il privato e ritrova la sua condizione che ci/gli è imposta: essere la vita di una persona. lavorare per pagare il mutuo, per permettersi una famiglia, per non dover rinunciare alla propria anima. al proprio luogo. e non e' questione della provincia, e non e' questione del sud. in questo film, come spesso nella vita, non vince nessuno: non vince chi ha lottato per i propri diritti, chi ha cercato di farsi da solo, chi ha lasciato tutto per andare al nord, chi voleva solo fare il suo lavoro. alla faccia degli ideali.
dove sta il dolce? sta negli occhi, nelle frasi, nei sorrisi, nelle mattine fredde quando ci si sveglia e non si è a letto da soli. sta nella famiglia, nell'amico con cui parlare su una panchina, sta nella sincerità e nel sapere perdonare. nelle colpe da espiare. sta anche nei simboli, anche se alla lunga "sfrantumano il cazzo".
poi vabbè magari ci si poteva evitare gli ultimi due minuti, così giusto per non cadere nel retorico che per tutto il film si è sapientemente toccato ma senza abusarne mai. |
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Auro - 18:22
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[ i primi tentativi ] |
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| 01.06.03 |
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tentativo di incipit |
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lei aveva gli occhi chiari e lucidi, il trucco colava a picco sulle sue guance, sprofondando nelle pieghe delle occhiaie. erano molti giorni che non dormiva, se non si contano le ore che passava con la testa appoggiata sulla vetrina del bar della stazione, con una mug di caffé fra le mani e il giornale di due giorni prima. e lo sguardo attonito e stupido della cameriera, che passava a pulire i tavolini.
lei aveva le braccia aperte e le mani spalancate. appoggiate sul muro di marmo della sala partenze della stazione. la fronte appoggiata a quel freddo marmo dalle nervature color ferroviedellostato. lui stava a tre metri di distanza e la guardava. il ragazzino che li aveva intravisti con la coda degli occhi mentre correva dietro al treno, aveva pensato che fosse una specie di perquisizione: "magari era una spacciatrice", si era detto poi sul treno, mentre accendeva il walkman.
"prendiamo un caffé?". "ne ho presi una ventina, mentre ti aspettavo. sono tre giorni che ti aspetto". poi abbassò del tutto lo sguardo, chiuse gli occhi e inspirò. sentì il diaframma contorcersi e lo stomaco chiudersi. una volta per tutte.
lui era fradicio di sudore, ma il malfunzionamento dell'aria condizionata del treno era l'ultimo dei suoi pensieri. aveva davanti una statua di dolore, solo un minimo ricordo di quella donna che lo aveva stregato e lo aveva nutrito di futuro negli ultimi mesi. non c'erano più i capelli che si annodavano alle sue dita, che lo soffocavano nel sonno, quando condividevano ancora i cuscino dei motel; non c'erano più le labbra che lo avevano dissetato, circuito, seviziato ("sono capace di avere delle argomentazioni molto valide" gli aveva detto una notte in maremma, mentre gli slacciava i jeans). c'era solo un corpo squallido e pallido, che non aveva più ragione di entrare nel suo domani. |
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Auro - 18:21
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[ i primi tentativi ] |
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