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<< Novembre 2003
- Tentativi Di Fuga
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| 25.12.03 |
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| 23.12.03 |
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ridotti all'osso, ridotti allo sfinimento |
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conclusa la simpatica vertenza presso casa Auro per i regali di Natale.
a mamma e a papà non si fanno regali. alla sottoscritta non si fanno regali. alla sorella non si fanno regali. al cognato, dio ce ne scampi e libbbberi. ai nipotini si faranno i regali quando mammà andrà su a fare la nonna per qualche giorno, quindi significa che potremo comprare le vettovaglie per la truppa più in là nel tempo, senza l'ansia da accaparramento pre-bellico.
la famiglia felice se la cava alla grande (come tutti gli anni) con cospicuo raccimolo soldi (destinati in potenza ai regali) e suddivisione del capitale per versamenti a onlus e associazioni. a discrezione della mater (quest'anno nel cilindro, se non ricordo male ci vanno i medici senza frontiere, carta e emergency).
agli amici non si regala nulla che se no poi e' un casino perche' ovviamente ti dimentichi sempre qualcuno e pippì e pappà... quindi basta un pensiero (buono) di augurio e via così... poi comunque un po' di amici mi hanno già regalato un libro e ne arriva un altro stasera.
m. adotta una strana tattica per fare regali e non so bene cosa e come verrò coinvolta in sto delirio, quindi come suggerisce il mio modus operandi me ne frego del natale e non faccio regali manco a lui. non credo che l'adeguarsi gli sia difficile.
domani mi tappo in casa tutto il giorno e non ne voglio assolutamente sapere di mettere il naso fuori dalla porta. fino al 25 alle 14, quando andrò in stazione a prendere il treno (la dispensa è colma di schifezze da mangiare, il freezer straborda di zuppe di legumi, acqua ce n'è e le sigarette le compro a pausa pranzo)..
il natale è una sfida che bisogna vincere, cercando di sopravvivere. quest'anno magari non vinco, ma almeno mi piazzo. |
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Auro - 13:19
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[ i tentativi di clarence ] |
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| 22.12.03 |
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| 19.12.03 |
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buonanotte |
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due corpi che dormono vicini sono difficilmente compatibili. lo spazio che possono condividere e' solitamente limitato e devono inconsciamente dividerselo e comunemente essere d'accordo sullo spazio.
solitamente il lato del letto è sempre quello sbagliato perché poi alla fine si finirà per stare scomodi nel guardarsi e offesi nel volgersi le spalle.
ci si addormenta braccia nelle braccia, viso nella nuca, mano nella mano e poi si viaggia di notte in quella superficie rettangolare che ci ospita.
quando si dorme insieme a qualcuno ci si abitua un po' a tutto, ai cuscini rubati, al leggero russare estivo, al naso tappato invernale, ai piedi freddi, ai discorsi fatti nel sonno.
di notte ci si annusa anche se non lo si vuole. ci si guarda anche se si sta con gli occhi chiusi. di notte quando dormi con qualcuno allunghi la mano e speri sempre che ci sia, li', con gli occhi chiusi, la testa piena di sogni, le mani che imprigionano il cuscino. talvolta capita anche quando dormi da solo, capita di sperare che ci sia qualcuno che non c'è.
ogni tanto quando dormi con qualcuno è come non ci fosse e tu stai sul bordo in bilico, quasi ospite anche del tuo letto. e non è bello, non è dolce, non è dormire, ma solo riposare. |
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Auro - 13:16
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[ i tentativi di clarence ] |
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| 18.12.03 |
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le parole che non ti ho detto |
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lei era li', un po' impacciata, ma dentro a uno sgargiante paltò rosso. aveva la borsa identica a quella che mia nonna ha nella foto fatta sul ponte di crescenzago. quella foto l'hanno fatta prima che io nascessi. l'altra più giovane, ma mica tanto, aveva un lanosissimo cardigan lungo bordeaux. la teneva a braccetto esattamente come l'altra teneva la borsa. la teneva a braccetto e le teneva la mano. quella più anziana sorrideva in maniera che pareva un po' isterica. io ero li' che aspettavo, in anticipo cronico come tutti i giovedi' in cui mi permetto di pensare a me. io ero li' che aspettavo e miope non mi ero accorta che si tenevano a braccetto e si tenevano entrambe le mani. si avvicinavano a me e riconoscevo nei loro visi tratti comuni, le investigavo curiosa e impertinente. le investigavo e mi parevano veramente fuori dal contesto di questa milano che puzza di inverno e di natale. con la luce grigia del tardo pomeriggio invernale e la pioggia noiosa e insistente. poi mi sono accorta. poi mi sono resa conto. la giovane parlava alla più anziana con le mani, con quello strano metodo che non ho mai capito, ma mi ha sempre affascinato, di toccare in differenti modi le diverse falangi per dire lettere, parole e cose. e l'altra rispondeva amorevole e sorrideva con il cuore, aggrappata da una parte alla sua borsa e dall'altra alla sua voce, al suo orecchio, ai suoi occhi. |
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Auro - 13:15
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[ i tentativi di clarence ] |
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| 16.12.03 |
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normalità |
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r. entra in ufficio e mi vede sospesa.
inizia la riunione e io inizio a fare grandissimi carpiati per accaparrarmi un cliente che mi garantirebbe un pezzo di primo trimestre 2004. oltre a fare cartoni animati per lavoro, faccio anche marchette, evoluzioni e se pagate vi faccio pure l'imitazione dei ghiri.
facciamo pausa caffé tardi, che mica vorrete che mi interrompa mentre sto affrontando un'arrampicata su parete senza imbragatura, senza tappeto, senza rete e per quanto mi riguarda anche senza mani.
venti minuti di pausa caffé. r. mi prende il braccio e mi dice: "adesso tu vieni con me... che qua c'e' da fare qualcosa per te". attraversiamo la strada e ci ficchiamo nel negozio che mi piace tanto, con tutti i vestiti che mi piacciono tanto, che provo sempre e non compro mai. il commesso mi guarda e già sospira (sta stronza prova sempre tutto e non compra mai niente).
r. mi mette davanti a un vestito corto che ho già provato 5 volte e mi dice: "adesso te lo compri, fai un sorriso, torni dentro e gli spacchi il culo a quegli stronzi. tu ti meriti molto più di un budget da salvare, ti meriti un vestito figo e una buona giornata".
non l'ho manco provato, ho preso la 42, l'ho pagato e sono tornata in ufficio. e ho ricominciato a volteggiare in aria facendo girare fra le mani torce fiammanti e birilli, cavalcando uno splendido cavallo bianco e parlando in armeno.
scoccata l'ora del pranzo ci siamo detti: "ok, a dopo". sono scappata a incontare colaprico, che è una persona splendida (e che meriterà un post ad hoc).
adesso aspetto che riconvochino il fenomeno da baraccone. cioè la sottoscritta.
il tutto mentre mi chiedo se veramente è un vestito che mi cambia la vita. se mi merito quello che mi sta accadendo e che sto vivendo in maniera assolutamente dissociata (ma mi sa che non sono l'unica).
notazione a lato: sembra che il commesso del negizio abbia già commissionato una targa di ringraziamento per r. ... |
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Auro - 13:13
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| 15.12.03 |
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| 12.12.03 |
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| 11.12.03 |
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| 09.12.03 |
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breaking news: bonassola |
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tornata. c'ho già l'ansia. appena rientrati dalla tangenziale ci ha sopraffatti la puzza di milano. io voglio tornare al mare.
a parte questo, tre giorni di relax, chiacchiere, nanna, musica e focaccia.
tre giorni di cielo, sole, mare e vento. di luna piena e stelle che forse sono pianeti. e scarpe.
tre giorni senza fretta.
per quelli che sono in ansia per le sue condizioni di salute e di approccio a una nuova realtà posso dire che la cana era entusiasta e ha scoperto il mare, di cui ha una paura folle, nonostante sia particolarmente attratta dalla spiaggia e dai sassi.
auro, in compenso, ha scoperto che isotta può andare d'accordo con gli altri cani, che esistono luoghi che manco te li immagini e fondamentalmente che esistono cose che si possono raccontare anche senza raccontarle.
ah sì, altra cosa di tutto rilievo: in tre giorni ho fumato meno di un pacchetto di sigarette. e senza strafocarmi di cibo (cioè non più del solito). da domani pero' si torna ai vecchi ritmi: mica che poi prendo il vizio. |
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Auro - 13:08
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| 04.12.03 |
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intimismo |
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sempre a proposito di scarpe.
[aprile 2003] ogni domenica raccoglievo le tue scarpe, quelle che lasciavi in giro per casa, sballotate a destra e a sinistra. quelle che tu buttavi fuori dalla finestra ogni domenica mattina presto.
le prendevo, le risistemavo, mi acconciavo i capelli in una treccia che tui non hai mai saputo sciogliere. mi mettevo la maglietta lisa e mi guardavo allo specchio: io donna corta, con una treccia lunga e la maglietta consunta.
ogni notte ti chiedevo come era andata, quanta gente c'era, cosa era andato storto. tutte le notti.
io donna corta, treccia lunga, portone al quale si può sempre citofonare, muro contro il quale si può sbattere e non fa mai male. io sorda alle mie bestemmie e al mio stomaco. io perenne giustificazione, io progettualità sterile e reparto accettazione. io giornalista per l'intervista che non hai mai rilasciato.
quanta gente c'era, Ale? quanta gente c'era quando diventavo pazza e non sapevo vederlo e a te pesava dirmelo?
adesso le tue scarpe sono fuori dalla finestra e prendono la pioggia, non è domenica e io continuo a farmi la treccia, che mi sciolgo e che mi sciolgono, come tu non hai mai saputo fare. |
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Auro - 13:06
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| 02.12.03 |
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| 01.12.03 |
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l'esodo |
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stamattina mi sono svegliata presto. ho portato giu' la iso alle 7 meno un quarto. sono tornata a casa dopo un venti minuti. mi sono preparata, ho fatto il caffé, la doccia, fonata i capelli. sento alla radio che ci sono casini con lo sciopero. nel frattempo ho iniziato a mandare sms gratuiti. mi affaccio alla finestra e c'e' l'esodo dei cristiani da bande nere a primaticcio. io prendo la bicicletta. non ci sono cazzi.
[voce interna] auro hai il portatile, cosa cazzo vai in bicicletta?
[voce esterna] muchèla, che tanto chissenefrega...
[sms in entrata] non ho parafanghi e mantellina...
[sms in uscita] neanche io.
soluzione: io sono sul pianerottolo. bici, portatile, zainetto. giacca, stivali, guanti e sciarpa. un saluto alla iso, una girata di chiavi, due piani di scale. e il delirio. una fila ordinata di formichine incazzate e bestemmianti, una fila disordinata di macchine che sanno solo suonare il clackson. la mamma del piano di sotto urla contro il figlio che vuole saltare nelle pozzanghere, io ho lo strano sentore che farei bene a passare in bici nella stessa pozzanghera e bagnare lei (che si incazzerebbe) e lui, il bimbo (che avrebbe qualcosa da raccontare agli amichetti a scuola).
strada, automobilisti che non sanno usare i retrovisori, io che son li' che se fosse per me mi trasformerei in michael douglas in un giorno di ordianria follia. e invece me la rido e vado a prendere la ciclabile. sulla ciclabile uno non mi dà la precedenza e volo a terra. vabbé, ho un unico obiettivo: arrivare in ufficio, il prima possibile, il più asciutta possibile. il più viva possibile.
mi ri-isso sulla bici, metto i guanti nel portapacchi. penso che ci potrebbe essere una canzone da canticchiare in questo momento, una canzone adatta, intendo. ma non mi viene in mente nulla. eppure una canzone per oggi, per quella sensazione ci deve essere...
nel frattempo e' cominciato il grande evento, quello tanto atteso, la grande rivelazione... quello che mai e poi mai ci si potrebbe aspettare di sentire pronuciato dalla mia voce: io odio il mio cellulare. intendo dire, ha un sacco di cose bellissime, 500 numeri di rubrica, tiene quasi un centinaio di sms... e' tutto lucine e polifonica... insomma un signore. solo che se ricevi un sms e non lo leggi, lui ti manda lo squillo di reminder ogni 5 minuti (sia chiaro, questa funzione NON si puo' eliminare, e' insita nella bastardaggine dell'aggeggio...).
mezz'ora di rally fra il pavé di milano e per 6/7 volte sto squillo del cazzo (voce interna, tono di confessione: sì, ti odiato, lo ammetto, ti ho anche insultato, giuro, l'ho fatto... ma non era colpa tua, era colpa del cellulare...). una tipa in bici ferma con me al semaforo del carrobbio me lo ha fatto pure notare: "guarda che ti squilla il cellulare...". me ne sono accorta, cazzo!
ultimo mezzo chilometro. ufficio. buio. silenzio, sono da sola. non c'è nessuno. pregusto una giornata solissima, cazzeggio, tutti i miei colleghi saranno bloccati... accendo il pc, attacco le casse e... It's too bad, but that's me what goes around comes around, you'll see that I can carry the burden of pain 'cause it ain't the first time that a man goes insane and when I spread my wings to embrace him for life I'm suckin' out his love, 'cause I, I'll never be nobody's wife [anouk]...
okkei, non e' che siano proprio proprio tutti tutti rimasti a casa...
buona giornata di sciopero. |
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Auro - 13:02
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