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| 31.03.04 |
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interrogatorio |
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luce fissa sparata negli occhi.
le mie mani sudano, gli occhi sono iniettati di sangue per la tensione.
cerco di razionalizzare la domanda che mi è stata posta in maniera perentoria: "dov'era Lei il giorno 2 marzo dalle 14,30 alle ore 14,45...? non menta, dov'era, Lei? che qua non stiamo mica giocando, sa?..."
penso che sia giunto il momento di arrendermi, di ammetterlo, di calare le braghe, insomma... che non è mai bello, ma ogni tanto è meglio farlo... adeguarsi alla corrente per ritornare vincitrice quando ce ne sarà l'occasione (provate a chiedermi dov'ero venerdì 5 sera fino alle 21... su, provate a chiedermelo... quello lo so! cazzo...).
"non lo so" sussurro. e mi faccio piccola piccola preparandomi per la crucifissione.
"e allora scriva Sfrido... cazzo.. ma solo per stavolta e si ricordi che deve compilare il coge giorno per giorno mica a fine mese, cazzo!"
"si' lo so, ha ragione". accoccolo la coda fra le gambe e me ne vado. a casa. |
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Auro - 17:29
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Commenti (2)
[ salario garantito ] |
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cronologia storica |
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prima del 1984: non pervenuto (sicuramente una graziella rossa e una graziella blu, lo testimoniano le foto).
1984-1989: la vecchia bici da donna, smessa dalla sorella. con quella bici pesantissima ho solcato in maniera imperitura e indefessa via sacco, via elba, via seprio, via frua e via ravizza (ma non solo). con lei andavo a ripetizioni di latino godendomi le prime piste ciclabili cittadine.
la bici che io ricordi non aveva nome, ma ricordo che a un certo punto l'abbiamo buttata via.
1989-1992: una mountainbike pesantissima, chiamata per contrappasso Pulce. ha visto gli orizzonti di trenno e del parco di monza.
mi è stata rubata davanti alla sormani, in un giorno di sole: ne ho un ricordo perfetto. è stata una delle mie prime delusioni totali e globali.
1994-2002: una bici da uomo splendida, Amedeo. in origine era grigia, poi e' diventata viola a bolli bianchi, grazie a luca. luca l'ha anche sfruttata assai nel lungo periodo senza patente. con Amedeo ho affrontato i mitici campionati del mondo di calcio e le follie fatte con la livi.
non mi e' stata rubata, quando sono andata via da casa vecchia era ancora in cantina, appoggiata al muro. non sapevo dove metterla a casa dei meii e me ne sono dovuta separare, anche un po' tristemente. secondo me se vado a controllare (ho ancora le chiavi) è ancora lì. appoggiata la muro delle cantine, stancamente.
2003 a oggi: la splendida Velma. navigli e liguria. e ancora un sacco di strada da fare. |
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Auro - 10:40
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Commenti (1)
[ dueruote ] |
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| 30.03.04 |
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| 29.03.04 |
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vedersi riflessi nelle pagine |
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sister c. ha scritto nel forum un po' di cose sull'identificarsi in quello che si legge.
in particolare dice che in alcune cose si ritrova così tanto, da sentirsi svuotata come donna in quanto facilmente replicabile nei personaggi di un romanzo.
no, non l'ho mai pensato, anche se leggo molto, se fagocito e se sudo (cosa che colpisce tutti quelli che leggono la mia bookshelf e poi decidono che sono o un uomo o psicopatica).
non ho mai pensato che qualcuno potesse svuotarmi di quello che ho, un po' perché mi ci sveglio quotidianamente, un po' perché comunque anche se malata e matta, credo di non essere molto diversa da qualsiasi altra persona.
anzi... il fatto di vedere in quello che leggo dei miei tratti peculiari, mi fa pensare che forse così matta non sono, che forse è veramente tutto un brutto scherzo della pubblicità, che ci vuole perfetti, donne perfette, che non piangono mai, che hanno successo nella vita e nel lavoro, che hanno un uomo che le ama, che hanno dei figli che hanno voluto. e quando hanno piu' di un uomo, il cornuto o non lo viene mai a sapere o se lo sa accetta tutto.
e non e' nemmeno la fiction, che non ci sono cazzi, insomma... una vede elisa di rivombrosa e si sente come lei.. grazie al cazzo, manco una ruga, manco un buco di cellulite... sfigata sarà sfigata, però non ha manco una ruga... vuoi mettere?
e poi nei libri non c'è l'ansia del genere, puoi essere uomo, donna, insieme di donna e di uomo... un ibrido e non metti in dubbio le tue abitudini sessuali...
e allora? a loora mi sta simpatica sidda, mi stanno simpatiche le vittime dei serial killer, mi sta simpatica (o simpatico) ahmed di ben jalloun... e mi assomigliano un po' con le loro idiosincrasie, le madri isteriche, i problemi sul lavoro, i fidanzati che non si capiscono mai, la mancanza di un obiettivo... e, ripeto, in un mondo in cui anche le mie amiche sembrano aliene, ma non è colpa loro (dovevo arrivare al punto di rottura, no?) preferisco ritrovarmi nelle pagine di un libro, forse sentirmi scolorita, ma parte di un mosaico, in cui non sia io a disperdermi, ma loro a conoscermi molto bene.
e io torno a leggere. |
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Auro - 16:56
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Commenti (8)
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| 25.03.04 |
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| 23.03.04 |
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tasche vuote |
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non ho aspettative.
non ho sogni da realizzare, perché il mio sogno non è con te, per lo meno non ora.
non ho perifrasi per quello che dico, non ho schermi, non ho ipocrisia.
non ho niente da dirti più di quello che sta nel cassetto del "dicibile". quello del "passato" è pieno zeppo, ma la chiave l'ho ingoiata tempo fa, insieme a tutto il resto.
non ho domande da farti, non ho verità da chiederti perchè non mi basterebbero, per lo meno non ora.
non ho assolutamente intenzione di prendere decisioni per altri, non ho intenzione di essere amica di tutti.
non ho problemi a dire che ho problemi, questo a differenza di molte altre persone che conosco.
io ho solo una briciola in tasca che si chiama "mi piacerebbe stare bene con te" e poi c'è il solito pacchetto di sigarette, l'accendino che mi hanno regalato, un biglietto dell'atm usato e una vecchia rubrichetta coi numeri di telefono mezzi cancellati. |
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Auro - 19:32
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Commenti (2)
[ intimismo ] |
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| 22.03.04 |
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granello di sabbia dopo granello di sabbia |
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mattina, relativamente presto, milano, zona ovest.
lei avanza con il cane al guinzaglio, la prima sigaretta della giornata in bocca, gli occhiali da sole, un guanto di plastica che le sbuca dalla tasca della giacca. nella sinistra ha un sacchetto.
dall'angolo sbuca lui che nonostante il sole porta un trench, sdrammatizzato da un paio di occhiali da sole.
"dove va?"
l'approccio poco prosaico la fa sobbalzare. il cane smette di annusare l'angolo su cui ha appena pisciato Rufus e lo guarda. dalla sua bocca inizia a sentirsi rumore di digrigno denti.
"pascolo il cane, perché?"
"no, guardi non ha capito. dove va con quel sacchetto..."
"ah!"
"e allora?"
"e allora, si faccia gli affari suoi..."
"la stiamo controllando, sa?"
"e controllatemi, non ho nulla da nascondere". forse. "ma lei cosa vuole da me?"
il digrigno è sempre più rumoroso, nella vicina caserma iniziano a temere un attacco aereo.
le finestre dei vicini iniziano a socchiudersi, qualcuno inizia a cancellare impronte digitali dalle maniglie delle porte.
"scusi, si può levare? devo pisciare la cana e ho delle cose da fare..."
"guardi che noi lo sappiamo... lo sappiamo che lei fra il lusco e il brusco sta cercando di insabbiare qualche cosa..."
"senta, se vuole le offro un caffé, basta che la smetta."
le tuppe antisommossa stanno già circondando la cana, che ha deciso di sfoderare la katana, l'artiglio di drago e il balsamo di tigre.
"lei tutti i giorni, da 3 giorni a questa parte, quando pascola il cane porta giù in sacchetto pieno di carta, si avvicina alla campana bianca e ci svuota dentro il contenuto del sacchetto... cosa crede che non abbiamo visto Alcatraz o Le ali della libertà? noi sappiamo tutto."
"cretini, io riciclo la carta: o venite voi con l'argano a liberare il mio salotto da quella pila di lettere, giornali, riviste, cartoline gratuite, documentazione, stampate oppure io parcellizzo gli spostamenti con una sacchettata di carta ogni mattina quando pascolo il cane. e adesso mi lasci andare che devo andare a lavoro..."
nell'intorno tutto è sparito, niente antisommossa, niente sommossa. niente digrigno, la cana si è rimessa a cercare Rufus.
lei si volta verso il losco figuro: "guardi che riciclo anche la plastica, mica che poi mi aspetta in cortile, vero?" |
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Auro - 10:00
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Commenti (4)
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| 20.03.04 |
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| 19.03.04 |
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da Auro per Auro |
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amarti mi affatica, mi svuota dentro (Amandoti, CCCP)
e ogni tanto mi pare normale non farcela più. e dubitare. e cedere.
ogni tanto mi sembra più che normale e logico esserne stanca, cercare altrove, nuovi spunti e nuovi idee.
ma poi la sera, che il tuo letto sia vuoto o pieno, che sia il tuo o quello di qualcun altro, che sia un letto o un divano, quando ti giri sul fianco e metti le braccia ripiegate sotto lo sterno e vicino alla nuca, è il tuo respiro quello che senti, è il tuo sonno quello che speri felice.
e allora può essere faticoso e snervante, ma è sempre l'amore per te quello che ti fa respirare calma, che ti fa aprire gli occhi (enormi e parlanti) e che ti fa sentire in colpa a ogni porcoqui e porcolì.
Amami ancora fallo dolcemente un anno un mese un'ora perdutamente
Amami ancora fallo dolcemente solo per un'ora perdutamente (Amandoti, CCCP) |
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Auro - 16:36
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Commenti (0)
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| 18.03.04 |
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| 17.03.04 |
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| 16.03.04 |
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| 15.03.04 |
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| 12.03.04 |
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i numeri che fanno impressione... |
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di questo post del mio diletto, mi fanno molto impressione questi numeri:
«Bagni chimici» 1.782,00
«Pennoni portabandiera» 68.705,00
«Poltrone» 59.662,63
«Servizio trasporti con autista» 100.042,00
«Acquisto vestiario» 57.236,60
«Bandierine per autovettore» 1.920,00
«Penne stilografiche» 31.280,00
«Servizio di catering» 333.000,00 (ma quanto cazzo mangiano?)
«Lavaggio divani e poltrone» 2.793,60 |
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Auro - 16:03
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| 11.03.04 |
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lucarelli e il perché della scrittura |
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segnalo che su oltre potete trovare l'intervista di loredana lipperini a carlo lucarelli apparsa su Repubblica (tralascio il fatto che non si sa bene per quale svista o grazie a quale autocorrettore di word, pier paolo pasolini è diventato pier paolo pisolini)...
in questo ultimo periodo ci sono molte cose che leggo, sento e faccio che mi fanno ripensare al motivo per cui si scrive e per cui si legge. questa risposta di lucarelli mi pare un altro tassello del mosaico.
Una volta ha chiesto a Ellroy se raccontare la realtà serve a cambiarla.
«Già, ed Ellroy rispose: "Non me lo chiedo e non mi importa. Scrivo per me. Racconto storie". L'ho chiesto anche a Jeffery Deaver. Mi ha risposto: "Io scrivo per la mia carta di credito". Ma non è vero, non è esatto».
E se io lo chiedessi a lei?
«Le risponderei con la parabola di Giorgio Scerbanenco. Nella sua rubrica di posta per un settimanale femminile, riceve un giorno la lettera di una donna che vuole suicidarsi. Lui le scrive di non farlo, e in quella risposta mette tutta l'anima dello scrittore. Il giorno dopo legge in cronaca che la signora ha cercato di suicidarsi lo stesso. Tradimento, si dice Scerbanenco: scrivere, allora, è come mettere la mano davanti alla locomotiva. Non serve a niente. Ma non è finita. Un'altra signora, tempo dopo, gli scrive: vuole suicidarsi. Lui risponde, stavolta meno accorato: signora, non lo faccia. Lei riscrive: io lo faccio lo stesso. Lui insiste: non lo faccia. Insomma, dice infine Scerbanenco, sono tre anni che ci scriviamo, e ovviamente la signora è viva. Allora, la mano davanti alla locomotiva serve a farla almeno rallentare. Il senso della scrittura è quello, credo». |
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Auro - 13:36
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Commenti (3)
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esserci o non esserci |
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sono arrivata in ufficio e ho aperto la mail e c'erano una mezza dozzina di messaggi mail che dicevano più o meno tutte: "cosa ne pensi della spagna?".
ho faticato a capirci, ma visto che stamattina non ha funzionato la sveglia (cioe' non ha fatto il suo porco dovere di convincermi a scendere dal letto) e visto che sono svampita di mio e ho messo piede in ufficio alle 11 e un quarto, mi son detta: "dopo, dopo aver smaltito le mail di lavoro, la riunione che per foruna e' saltata all'ultimo, quelle che fanno da suoi tappabuchi, dopo dai un'occhiata ai blog non si sa mai che gonio o herzog abbiano tirato fuori qualche cosa che ha a che fare coi toreri e la paella...".
non ho prestato attenzione al fatto che non tutti i mittenti delle mail erano blogger, e che quindi non potevano riferirsi per forza a un thread su blog.
un mio collega mi ha detto: "ma secondo te è stato veramente l'eta?".
allora no, non riguardava un blog, riguardava la vita reale, anzi riguardava quasi duecento vite reali.
e io, come al solito, arrivo con la piena. |
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Auro - 13:20
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Commenti (1)
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l'interpretazione delle cose |
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li chiamano segni. poi il problema è che bisogna interpretarli.
ma non tanto da un punto di vista divinatorio, proprio da quello "pratico".
insomma inserire cose che succedono, cose che si sentono dire, cose che si vedono in un contesto che è quello della quotidianità che si sta vivendo sic et nunc.
del resto se presti attenzione a quei fatti, a quelle parole, a quelle cose un motivo ci deve essere.
quante volte saranno successe, state pronunciate e viste quelle stesse cose?
e se non fosse così, perché proprio ora, perché proprio quelle persone, quei colori, quelle situazioni?
perché se un evento deve succedere due volte sempre con gli stessi tempi, le stesse coincidenze?
non credo nel destino. non ci ho mai creduto. è una fata morgana che illude, il destino. tanto è vero che poi gli eventi li manipoli in modo che non ti facciano più male. non ti traggano più in inganno. in modo che possano essere controllati.
ecco, la parola chiave è controllo. l'altra parola chiave è invidia, in alcuni casi. in altri, disappunto.
poi alla sera comunque è sempre la tua faccia che devi guardare nello specchio. e sai che se dietro di te, riflessa nello specchio, non ci fosse solo un'ombra, ma una certezza o qualcosa, qualcuno con delle cose da dirti, sarebbe meglio. decisamente meglio. |
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Auro - 14:30
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[ intimismo ] |
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| 02.03.04 |
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| 01.03.04 |
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lui, l'infame di bolzaneto |
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(stralci da un articolo sul Venerdi' di Repubblica, 27 febbraio 2004 sul libro di Marco Poggi. grazie Oltre)
"La tv mostrò anche la disgustosa scena nella quale un poliziotto inseguiva un manifestante urlando: «Sei stato tu a ucciderlo, sei stato tu, coi tuo sasso». Quello è stato uno degli episodi che ha continuato a rimanermi impresso per parecchi mesi, soprattutto dopo avere saputo come fosse realmente andato l'episodio della morte di Giuliani. Si cominciava a respirare un'aria pesante. Come non pensare al desiderio di vendetta che serpeggiava fra gli agenti?! Qualche ora più tardi eravamo al lavoro, a Bolzaneto. Incrociai un maresciallo dei carabinieri e chiesi notizie del carabiniere ferito. La sua risposta mi gelò: «È mortale, mi disse. Per diverse ore continuai a credere che un carabiniere fosse morto veramente. Perché mai avrei dovuto dubitare di una cosa detta da un maresciallo dei carabinieri? D'altronde credo che anche lui ne fosse convinto. Nel silenzio, cominciò a salire la tensione. Ivano disse: «Non vorrei essere nei panni del primo che arrestano»."
"Durante queste attese vige l'assoluto divieto di muoversi o parlare. Di norma le perquisizioni non si sarebbero dovute tenere in infermeria, in carcere naturalmente questo non avviene, ma per motivi di spazio e di tempo i detenuti venivano spogliati, visitati e perquisiti in successione. È questo uno dei motivi, casuale, per cui tante violenze sono state consumate proprio sotto gli occhi del personale sanitario. Abbiamo visto parecchi ragazzi e ragazze denudarsi, ma questo è normale durante le perquisizioni e le visite. È umiliante, soprattutto in occasioni come quella, ma mi risulta essere legittimo. In quindici anni di lavoro in carcere ho visto centinaia di ragazze denudarsi. Forse, in mezzo a tutte le altre, questa è stata una delle cose legali avvenute in quei giorni."
"«Da quel giorno intorno a me il clima si è fatto pesante»."
Marco Poggi era Infermiere al carcere di Bologna quando, nel luglio 2001, fu distaccato a Bolzaneto per il G& denunciò, al Tg3, le violenze consumate nella caserma genovese. Racconta di essere stato minacciato e per questo ha lasciato il lavoro: ora la sua esperienza al G8 è diventato un libro, Io, l'infame di Bolzaneto (Edizioni Yema, pp. 124, curo 9,00).
"L'hai ucciso tu, l'hai ucciso, col tuo sasso" a me fa ancora rabbia adesso quando ascolto la intro di "La legge giusta" dei MCR.
io e a. seduti sul suo divano a casa: ma come può averlo ucciso con un sasso? e gli occhi sgomenti. gli occhi che non saranno mai più come prima. |
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Auro - 11:51
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Commenti (1)
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