 |
 |
 |
<< Luglio 2004
- Tentativi Di Fuga
- Settembre 2004>>
|
 |
 |
 |
 |
| 31.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
| |
 |
sindrome da invecchiamento - #2 |
 |
 |
io adoro i numeri, sorattutto quelli ricorsivi, e non e' questione di "caso", ma proprio di mania.
tanto per dirne una, io sono incazzata come una biscia da quando le targhe automobilistiche sono così povere di numeri (solo tre, troppo facile) perché una mia punta di divertimento fino a qualche tempo fa era calcolare se i numeri di tutte le targhe che incrociavo con lo sguardo fossero divisibili per tre, per nove, per undici.
beh, da quando ho letto Rumore Bianco di De Lillo ho scoperto che i numeri che ricorrono potrebbero essere una malattia (difficilmente un altro termine potrebbe risultare più adatto) anche di altri. nel libro, il protagonista si sveglia spesso di notte e sempre i led della sveglia segnano un minutaggio dispari.
ecco. io la stessa cosa, anzi peggio: mi capita spesso di guardare l'ora al nono minuto dell'ora.
e forse a ragione giudicherete tutto ciò compulsivo, psicopatico e nevrotico. e allora come giudicate questo? mi capita sempre (quasi quotidianamente, intendo) di guardare l'ora alle 11:09, sul cellulare, sul pc, sull'orologio...
t. mi ha preso largamente per il culo quest'estate a proposito. poi l'ultimo giorno, fumando una sigaretta, mi sono messa a urlare: "taaaaaaaaaaa... ecco! ecco! visto?? hai visto???! taaaaaaaaaaa, dove cazzo sei?".
lei vi dirà che, quando ha guardato il display del cellulare, erano già le 11:10.
ma lei ci aveva messo un minuto ad arrivare alla finestra dei fumatori: aveva dovuto sistemare la traballante gamba del tavolo, dribblare la pendenza del pavimento e improvvisare un passaggio di tiptap sul cotto dell'ingresso.
erano le 11:09 quando ho guardato il cellulare, non ci sono cazzi che tengano.
Bookcrossing.com |
 |
 |
Auro - 18:30
- Scrivi/Leggi
Commenti (0)
[ parole ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
|
| |
|
 |
 |
| 30.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
| |
|
| |
|
 |
 |
| 29.08.04 |
 |
 |
 |
| |
 |
l'emilia paranoica che mi piace |
 |
 |
partire da casa alle sei di mattina, fino a corso sempione tentennare, poi redimersi. arrivare al binario e issare la bici, addormentarsi ancora prima che parta il treno accasciandosi sulle borse appoggiate nel sedile affianco.
scendere a modena e sapere perfettamente da che parte andare, ma chiedere lo stesso al passante. aver dimenticato a casa le fotocopie della cartina e quindi dover mettere in moto lo spinnaker, aver dimenticato a casa il contachilometri e pedalare senza la minima idea di quanto si sta macinando. la strada che inizia e iniziano i campi, le ville, i rustici, le pievi, ma soprattutto i campi. fare la bassa e non la statale. incrociare altri ciclisti che salutano e sorridono. e salutare e sorridere. e sempre più campi, e sempre meno macchine. e a ogni incrocio bestemmiare perché non c'è un cartello di direzione che sia uno. una signora che mena rogna, un signore che mi controlla. pregare che quella sia una secondaria, perché io quella non riesco mica a scalarla... aver creduto di arrivare da una parte e arrivare dall'altra.
d. che mi dice: "ma sei già arrivata?" e quando mi viene a prendere non ci crede. e io che mi sento una merda perché ci ho messo quasi mezz'ora in più di quanto avessi pensato. i suoi genitori che mi hanno adottata (e sfamata).
dormire. dormire. leggere poco, ma bene. in riva a un fosso.
modena e le pizzerie russe. modena e la mala russa. andare in piscina e sentirsi in emilia perché quando parte albachiara, tutti la cantano. e se dico tutti, intendo dire tutti. pedalare piano sulla statale che passano i tir e il fosso è a 30 centimetri dalla carreggiata. cenare a lume di candela sotto un gazebo sentondo che forse se ci fosse tutto questo a milano la vita sarebbe veramente bella. andare a una festa dell'unità come dio comanda. le tigelle, lo scalzagatti, la polenta fritta. comprare un'altra maglietta combattente. la musica del p., le chiacchiere con il p., quelle che non finiscono mai, anche se fa freddo.
andare, pedalare, parlare con velma, nannarla, chiederle sforzi che non si sa se si riescono a fare.
non sentire mai di essere sola. dormire, dormire, dormire.
la telefonata di r., la mail del f., enzo. scoprirlo di notte e restare sdraiata sul balcone a guardare le stelle per ore.
andare a ferrara per i buskers e sentirsi dire che si è uno stendardo.
vivere l'emilia di sinistra, vederle ovunque le cose di sinistra e sentire che l'aria è veramente diversa. anche quella che si respira, anche come la si respira.
ripartire quando nessuno ci crede e perdersi dopo 5 minuti. e scoprire che si fa molto prima sbagliando. un ponte di legno che pare il camel trophy. vedere da lontano il parcheggio della stazione e rendersi conto che per poco più di un quarto d'ora si è perso un treno che sarebbe stato comodo. sedersi e aspettare quello dopo. con calma. finire un libro, iniziarne un altro, salire sul treno, finire pure quel libro, smontare tutte le borse per pescarne un altro.
arrivare a milano, vedere che ci sono 33 gradi e tirare giù un cancher. |
 |
 |
Auro - 00:28
- Scrivi/Leggi
Commenti (5)
[ a forza di essere vento ] |
 |
 |
 |
 |
|
 |
 |
| 27.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
 |
 |
| 23.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
| |
|
| |
|
 |
 |
| 22.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
 |
sapore vintage |
 |
 |
sono tornata dalla francia nel classico modo "tre uomini in barca", cioè con un sacchetto stracolmo di formaggi puzzosi.
a. sostiene che un po' si sentiva, io sostengo che - in mezzo a quel miscuglio di odori, di umori e di sudori che è un treno estivo parigi-milano con aria condizionata - è impossibile. in ogni caso nessuno ha cercato di cambiare posto o di farmi scendere a modane.
rimane anche il fatto che i formaggi muffosi e puzzosi mi piacciono da morire e che comprare a metà prezzo (in francia tutto costa almeno il 30% in più, tranne i formaggi puzzosi e muffosi) il brique, ad esempio, o il cousteron ha un suo perché.
e così stasera mi son messa lì, formaggi, crostini, miele e composta e mi sono dedicata una cazzo di degna cena puzzosa e muffosa. come piace a me.
come facevo quando ero a parigi a studiare nel 92 (diobon, 12 anni fa!), che alla tipa che mi ospitava tutti regalavano formaggi preziosissimi ("ce sont cadeaux pour ma longevité" diceva lei - vedova ottantenne di un commerciante di diamanti). però lei odiava i formaggi ed era allergica al latte (ma evidentemente, e per mia fortuna, non poteva o non voleva rifiutare i regali preziosisimi che le facevano) e così li metteva tutti nella mia parte del frigo (cioè "dans la partie du frigidaire pour les amies", e non scherzo, c'era proprio il cartellino su quei ripiani: "pour les amies". mia sorella che era stata ospite da lei per qualche mese due anni prima sosteneva che c'era già allora, il cartellino).
e io li mangiavo senza ritegno quei formaggi, con crostini, miele e composta. il giorno dopo andavo alla maison du lait, dietro casa, e più o meno valutavo il costo della mia cena. ho ancora un diario in cui ho scritto: "ieri sera ho mangiato quasi 50mila lire di formaggio". 12 anni fa.
stasera ne ho mangiato più o meno 10 euro. e ce n'è ancora per un reggimento. |
 |
 |
Auro - 00:35
- Scrivi/Leggi
Commenti (0)
[ parole ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
|
 |
 |
| 21.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
 |
 |
| 20.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
 |
pensieri sparsi, fotografie nella testa |
 |
 |
i paletti, la sensibilità, i dubbi e le domande. il pane alle noci, lo scalogno, la carbonara, i croissant. il soffritto di t., la caffettiera di a., le finestre della casa. la borsa con la iso e me con dentro due libri che sanno di buono. il portachiavi a forma di giraffa. la borsa sfizio, inaspettata. la gardenia. amorino e i coni flemmatici a forma di fiore. il cameriere stronzo del feria e il cameriere sbronzo del feria. le orecchie di topolino. quelle di minnie con cui mi sono fatta figa per tutto saint germaine de prés. la droga h&m. il citofono che squilla la mattina presto. la lampadina che scoppia. il bateau douche. le foto a odéon. le noccioline caramellate. farenheit 9/11. il "triplette de jus de fruit" del pantfoulia. place des vosges e le schiene perfette. santa chiara bussatrice. la mia schiena dopo il volo sulla scala. le pattumiere buttate via in modo chic. l'area pelouse. i miei occhi curiosi che scrutano a fondo fotografie. le parole che sono state dette e che forse era meglio non dire, o forse in quella situazione erano così leggere, che non hanno fatto male. le piastrelle di r. e il trattenere le risate. un-due-tre-stella a notre dame. ci son due coccodrilli a notre dame. i morsi dei ragni. scoprirsi diverse e ricordarsi di essere donna, guardando i bimbi piccoli. gilbert jaune che non delude mai. la dama e il liocorno e il mal di piedi. ma anche no. tornare a casa e sentire monk e sarah vaughan. io e c. che diamo spettacolo in metropolitana. sms: mojito sotto casa tua? (sorriso). il pont des arts, i picnic romantici (degli altri) e il (nostro) depravato. le gonne corte, le infradito. la fatina della merda. la risata irresistibile di c. e lo sguardo complice di t., la testa rossa di a. addormentata. i bagnoschiuma di d. a forma di animale. il mollettone mini di c. che mi tiene su la frangia. gli sms con f. africano. le cartoline non spedite a n. e poi quelle spedite. i viaggi improvvisati.
parigi. |
 |
 |
Auro - 00:59
- Scrivi/Leggi
Commenti (2)
[ a forza di essere vento ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
|
 |
 |
| 19.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
| |
|
 |
 |
| 08.08.04 |
 |
 |
 |
| |
 |
un anno fa eravamo già a parigi |
 |
 |
io parto fra poche ore. da sola stavolta, in treno. poi mi raggiungeranno un sacco di amiche e lì ci saranno amici da vedere e con cui passare il tempo. e ridere e scherzare.
l'anno scorso c'erano un sacco di cose diverse.
quest'anno arrivo stravolta da un periodo brutto, difficile, noioso e indisponente. non che le cose siano tutte brutte, anzi. ma sicuramente gli ultimi sono stati mesi difficili, per tanti motivi.
mi aspetta un settembre che non so, compio 31 anni, mi ero data dei traguardi da toccare per i miei 31 anni. e vabbbé... la vita è così, non lo capirò mai. ma è così. accettarlo è già qualcosa.
e quindi parto, riaprirò quella porta, rifarò quelle scale. magari quest'anno non ci sarà il morto davanti al pianoforte.
magari c. riuscirà a portarmi in giro per musei (magari...), magari domani sera con t. andremo a ubriacarci nel locale sotto casa sfidando gli sguardi della fauna locale poco attratta dalle donne.
non lo so. vorrei tornare cambiata. più lucida, meno rancorosa nei miei confronti, più decisa nei confronti di altre persone.
non lo so se sarà poi così. vorrei tornare con la voglia di ripartire, di farmi questa benedetta solitaria in bici. o di andare al mare, sfidando le vicinanze.
vorrei tornare con la consapevolezza che voglio stare bene, ricordandomi tutti i buoni motivi per cui me lo merito, capace di "non curarmi di loro", tranquilla. e serena. con un bagaglio di sorrisi da rivivere con piacere.
ecco. ho spento il gas, io parto. |
 |
 |
Auro - 23:20
- Scrivi/Leggi
Commenti (2)
[ a forza di essere vento ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
 |
malattia valigia |
 |
 |
ok, sono effettivamete preoccupata. magari stasera tolgo qualcosa...
gonna corta viola, gonna corta rossa, vesitino bianco, vestitino verde, vestitino verde chiaro, un paio di jeans, gonna lunga rossa, gonna lunga rosa di seta, pantaloni lino rossi, pantaloni lino arancio, gonna corta pareo, canottiera bianca, canottiera grigia, maglietta con le pecore, maglietta rossa, smanicato rosso, magliettina rosa, top spallato, top schienato, top americano bianco, maglietta manice lunghe grigia, maglietta maniche lunghe rossa, golfino in cotone bianco, maglietta maniche lunghe bianca, due costumi, pareo, cappello impermeabile, asciugamani, lenzuola, calze, biancheria, due completi maglietta e pantaloncini per dormire, un biuticheis che pare quello di naomi campbell.
sandali neri, sandali rossi, sandali azzurri, un paio di infradito.
libri da rilasciare, libri da leggere, cd, discman, caricabatterie vari, macchina fotografica, cellulari, portafoglio, stecca di sigarette, penne, quaderno.
io lo so che ho fatto bene a non comprare il sombrero ieri.
io lo so che non metterò il 50% delle cose, ma so anche che non saprei a cosa rinunciare. ma a qualcosa rinuncerò. tipo magari a un costume da bagno. |
 |
 |
Auro - 12:19
- Scrivi/Leggi
Commenti (0)
[ a forza di essere vento ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
 |
coincidenze di date e indecisioni e troppe cose da portare via |
 |
 |
porca pupazza incancrenita... com'e' che al mondo tutto ciò che vorrei vedere, fare, sentire, ma proprio tutto, accada il giorno del mio compleanno, nel raggio di cento chilometri? mica è facile organizzarsi... cribbio... eh, perché?
e poi, porca pupazza incancrenita due volte, perché ogni volta che decido quale delle due opzioni scegliere per la terza settimana di ferie, vengo a sapere qualcosa che mi fa propendere per l'altra alternativa, e così torno nel dubbio? eh, perché?
e aggiungiamoci pure, perché ho fatto la lista delle cose che vorrei mettere in valigia domani e mi pare di partire per 5 mesi e non per dieci giorni? eh, perché? |
 |
 |
Auro - 00:12
- Scrivi/Leggi
Commenti (2)
[ parole ] |
 |
 |
 |
 |
|
 |
 |
| 07.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
 |
 |
| 06.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
 |
 |
| 05.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
 |
 |
| 04.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
 |
tears in heaven |
 |
 |
ci sono stati tempi in cui piangevo. strano a dirsi, no. uso il passato. chi mi conosce lo sa.
talvolta mi capita di piangere, dal nervoso, dall'incapacità di costruire con le mie mani, quelle mani che vedo ogni mattina, che mi districano i capelli, che mi strapazzano gli occhi, che hanno stretto mani, sfiorato schiene, salutato da lontano, mandato baci futili, ecco... l'impossibilità di costuire certezze con le mie mani. e allora piango.
talvolta sono uscita al freddo o al caldo, con le orecchie ancora piene delle parole e passando davanti alle vetrine di un negozio di elettrodomestici mi sono vista piccola e sgraziata. e ho pianto. perché la ragione non è mai quella della pancia, quella del cuore. perché la ragione non ci viene regalata, ma si deve andare a prendere. e poi devi anche affrontare il fatto che agli altri non vai più bene. accettare il fatto che gli altri se ne fregano del fatto che adesso a te vai bene come sei. e scavano, e rodono, e rosicchiano, e grattano, e solo loro, solo loro, solo io io io io...
è da tanto che non piango per un rancore, per un rimorso, non piango per un addio. non ne sono capace. che non significa che non lo vorrei fare.
avevo tre anni in meno, stavo andando a prendere l'autobus, parlavo come un'isterica al telefono con g. e io non ricordo più nessuna altra lacrima così fottutamente amara. le altre - quelle che sono venute dopo - sono state refusi, segnacci su un foglio da disegno, oppure ammissioni di colpa, oppure fioretti finalmente sciolti. ma mai lacrime. lacrime che le mie mani non potrebbero fermare. |
 |
 |
Auro - 16:50
- Scrivi/Leggi
Commenti (0)
[ intimismo ] |
 |
 |
 |
 |
|
| |
|
| |
|
| |
|
 |
 |
| 03.08.04 |
 |
 |
 |
| |
|
| |
|
| |
| |